Unioni Civili, via libera dai senatori Pd al Ddl Cirinnà. Ma cattodem contro l’art.3: «Autorizza la stepchild adoption»

di Redazione | 26/01/2016

Unioni civili Senato

Lo chiedevano i vertici, lo ha rivendicato il capogruppo al Senato Zanda. Un voto all’unanimità dei senatori Pd ha certificato la linea generale del Pd sull’impianto generale del disegno di legge Cirinnà sulle Unioni Civili. Nessun contrario, nessun astenuto. Poco cambia sui nodi rimasti, in realtà, tutt’altro che irrilevanti. Perché su alcuni punti e richieste di modifica ci sarà quella libertà di coscienza già garantita dal segretario Pd e premier Matteo Renzi. «Martedì diremo quali saranno gli emendamenti» dove non ci sarà per i senatori dem il vincolo di partito, hanno chiarito dal partito. Con un’altro vertice del gruppo nel quale saranno analizzare tutte le proposte di modifica al testo.

In attesa, però, al Nazareno una mediazione ancora non c’è, al di là del voto sul testo generale. Il motivo è ormai noto: le resistenze di circa 20-30 senatori cattodem soprattutto sul nodo della stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner. Un istituto già presente dal 1983 per le coppie eterosessuali, ma che secondo cattolici dem, Ncd-Area popolare, centristi e destre viene considerato come l’ “apripista” della gestazione per altri. Ovvero, lo spauracchio dell’ “utero in affitto“, vietato dalla legge 40.

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ANSA/GIORGIO BENVENUTI

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UNIONI CIVILI, CACCIA A QUOTA 161. CATTOLICI PD RIVENDICANO MODIFICHE PURE ALL’ART.3

A Palazzo Madama è caccia alla quota 161. Ovvero, i numeri che servono all’inedita maggioranza variabile  Pd-M5S-SEL-SI-Misto, oltre ai verdiniani di ALA, per blindare sia le Unioni Civili che le adozioni del figlio del partner. Sulla carta i numeri ci sono, ma l’incognita resta il voto segreto, perché centristi, fronte trasversale cattolico e partiti di destra puntano a stralciare la stepchild adoption. O quantomeno a sostituirla con l’affido rafforzato. Ora in casa Pd, i senatori “ribelli” puntano pure a modificare l’articolo 3 del Ddl Cirinnà. Il motivo? Secondo il senatore Stefano Collina, autorizzerebbe di fatto la stessa stepchild adoption, rendendo di fatto inutile l’art.5.  All’articolo 3 si legge :

«All’unione civile si applicano tutte le disposizioni di legge previste per il matrimonio, ad esclusione della disciplina di cui all’articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184; la parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è familiare dell’altra parte ed è equiparata al coniuge per ogni effetto; le parole ‘coniuge’, ‘marito’ e ‘moglie’, ovunque ricorrano nelle leggi, decreti e regolamenti, si intendono riferite anche alla ‘parte della unione civile tra persone dello stesso sesso».

«Da parte nostra non è mancato il senso di responsabilità e non mancherà. Ora serve trovare forme alte di mediazione. La libertà di coscienza e di voto è stata ribadita. L’esito del voto sui diversi emendamenti impegnerà quindi ciascun senatore Pd rispetto al voto finale», hanno rivendicato i leader dell’ala cattolica dem, i senatori Emma Fattorini, Rosa Maria Di Giorgi e Stefano Lepri.

L’IPOTESI MARCUCCI-PAGLIARI: «MEDIAZIONE CON IL PRE-AFFIDO ADOTTIVO»

C’è anche l’ipotesi di una mediazione sull’articolo 5, che possa superare lo stallo tra cattolici e resto del partito, attraverso un istituto giuridico intermedio: il “pre-affido adottivo“. La proposta è firmata dai senatori Pagliari e Marcucci, che hanno deposito un emendamento che viene considerato una medazione tra i due istituti. «Introduciamo una disciplina in un’ottica che arriva all’adozione. Questo non toglie nulla a una posizione o a un’altra. È la strada che risolve il problema nel rispetto dei principi della costituzione», ha spiegato il renziano Marcucci. Ma in casa Pd già in passato da Palazzo Madama c’è chi ha avvertito sul rischio di creare “mostri giuridici” che potrebbero essere bocciati dalla Consulta. Ma non solo. Per la minoranza Pd il ddl Cirinnà deve restare lo stesso, a partire dalle adozioni del figlio del partner. Tradotto, niente compromessi al ribasso: «Bisogna andare avanti, è un impegno programmatico del Pd di vecchie e nuove segreterie», ha rivendicato Federico Fornaro della minoranza dem durante la riunione del gruppo al Senato. Ricordando come il ddl Cirinnà sia già «una mediazione». E ancora, rivolto ai senatori dissidenti, ha aggiunto: «Se dovesse nascere una corrente cattolica sarebbe il fallimento del progetto del Pd che p nato in una visione riformista per superare vecchi steccati tra laici e cattolici».

Dall’ala più oltranzista di Ncd, invece, si chiude alla possibilità di una mediazione interna alla maggioranza se non verrà stralciato l’art.5:  «Non ci sono mediazioni sull’adozione. O c’è o non c’è il riconoscimento del ‘diritto’ alla genitorialità omosessuale al quale abbiamo sempre contrapposto il diritto primario dei minori a crescere con un padre e una madre», continuano a rivendicare i senatori di Area popolare, Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola (quest’ultimo neo eletto alla presidenza della Commissione Giustizia, ndr). Tradotto, come ha sottolineato già il sottosegretario Ivan Scalfarotto, da gran parte di Area Popolare non ci sarà comunque alcuna apertura. Per questo, dentro il Pd, c’è chi avverte: «Non si può continuare a ritoccare un testo che è già un compromesso, altrimenti rischiamo di perdere anche i voti di M5S e Sel e di affossare tutto il provvedimento». Qualche voto il Pd spera di incassarlo dall’area più dialogante di Forza Italia: «Il Paese è maturo per una legge che riconosca le Unioni perché queste sono sinonimo di diritti. Sbaglia chi vuole opporsi a questo risultato che, è bene sottolinearlo, non mette minimamente in discussione la centralità del matrimonio», ha rivendicato Stefania Prestigiacomo. Il gruppo azzurro, come ha spiegato già Berlusconi, voterà in gran parte per il “no” al Ddl Cirinnà, ma lasciando libertà di coscienza.

UNIONI CIVILI, I TEMPI

Sul testo pesano anche oltre seimila emendamenti, gran parte presentati dalla Lega Nord con intento ostruzionistico. Il testo arriverà nell’Aula di Palazzo Madama il 28 gennaio, quando si procederà con l’esame e il voto delle tre pregiudiziali – presentate da Gal, Ap e Forza Italia – e delle due sospensive – di Gal e Area popolare (Ncd-Udc) . La discussione generale potrebbe poi iniziare subito, anche se gran parte dei lavori saranno concentrati nella settimana successiva. I primi voti sugli emendamenti del Ddl Cirinnà potrebbero essere calendarizzati intorno al 2-4 febbraio, mentre dopo due settimane dall’arrivo in Aula (il 28 febbraio, ndr) potrebbe esserci il voto definitivo sul disegno di legge che disciplina le Unioni Civili.

UNIONI CIVILI, L’ENDORSEMENT DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D’EUROPA

Altra incognita sul destino delle Unioni Civili resta però il “peso” della piazza del Family Day, in calendario il prossimo 30 gennaio. Senza dimenticare le pressioni arrivate dalla Cei, con lo stesso Bagnasco che è tornato a rivendicare le posizioni dei vescovi, divisi al tempo stesso tra oltranzismo e posizioni più dialoganti.

UNIONI CIVILI CONSIGLIO EUROPA

Un nuovo invito però ad approvare il disegno di legge è arrivato dal Consiglio d’Europa: «Incoraggio l’Italia a garantire il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso cosi come stabilito dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani e come accade nella maggior parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa», ha rivendicato via Twitter il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland.