Treviso, il giudice che gira con la pistola: «Stato inaffidabile, girerò armato»

di Redazione | 25/03/2017

treviso giudice armato

Secondo il giudice Angelo Mascolo lo Stato «ha perso completamente il controllo del territorio, nel quale, a qualunque latitudine, scorrazzano impunemente delinquenti di tutti i colori, nonostante gli sforzi eroici di poliziotti anziani, mal pagati e meno ancora motivati dall’alto e, diciamolo pure, anche dallo scarso rigore della Magistratura».

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TREVISO GIUDICE ARMATO PER «COLPA DELLO STATO»

Il gip ha subito un paio id ineseguimenti da parte – spiega oggi La Stampa – di individui poco raccomandabili dopo un sorpasso. Una minaccia sventata grazie all’incrocio con una “Gazzella” dell’Arma. Così Mascolo ha deciso in una lettera aperta al giornale La Tribuna di girare armato.

«D’ora in poi girerò armato – ha fatto sapere Mascolo, in una lettera aperta al quotidiano “La Tribuna” -, ma il vero quesito è cosa sarebbe successo se, senza l’intervento dei Carabinieri, quei due mi avessero fermato e aggredito, come chiaramente volevano fare, e io quella volevano fare, e io quella pistola l’avessi già avuta con me? Se avessi sparato avrei subito l’iradiddio dei processi – eccesso di difesa, la vita umana è sacra e via discorrendo – da parte di miei colleghi che giudicano a freddo e difficilmente – ed è qui il grave errore – tenendo conto dei pesanti stress di certi momenti».
Poi l’affondo al sistema considerato lassista: «La scarsa severità nei confronti di questi gentiluomini – e gentildonne se no mi danno del sessista – è diventata, a dir poco, disdicevole, tante sono le leggi e le leggine che provvedono a tutelarli per il processo e per la detenzione e
che ti fanno, talvolta, pensare: ma cosa lavoro a fare? Oggigiorno il processo sembra fatto più per gli imputati che per la persona offesa».
In conclusione evoca Golda Meir: “Dopo i fatti di Monaco ’72, disse che ci sono dei momenti in cui uno Stato deve venire a compromessi coi suoi valori e fece inseguire e uccidere uno per uno gli attentatori. E noi, quando potremo finalmente dire: l’Italia s’è desta?»

Parole discutibili da cui si è subito dissociata la Giunta veneta dell’Associazione nazionale magistrati.

(foto copertina Pixabay)