Travaglio si chiede perché Patronaggio sia sceso dalla Diciotti senza arrestare Salvini

di Redazione | 30/01/2019

Salvini clinica psichiatrica
  • Marco Travaglio si fa delle domande sulla condotta del pm Luigi Patronaggio

  • Si tratta del magistrato che ha avviato le indagini su Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti

  • Cita l'articolo 40 del Codice Penale

La disamina di Marco Travaglio sui dubbi e le incertezze nella recezione politica della vicenda della nave Diciotti e dell’eventuale processo a Matteo Salvini prende in considerazione diversi punti. Innanzitutto, il direttore del Fatto Quotidiano – nel suo editoriale – si chiede per quale motivo il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che ha avviato le indagini ad agosto, sia salito sulla nave Diciotti e poi se ne sia allontanato senza prendere provvedimenti più completi e complessi nei confronti dello stesso ministro dell’Interno.

Travaglio si chiede perché Patronaggio non abbia arrestato Salvini

Secondo Travaglio, infatti, il processo contro Salvini sarebbe comunque molto traballante. Ciò dipende dal fatto che la procura di Catania aveva già chiesto l’archiviazione per il ministro dell’Interno (e ora sarebbe quella stessa procura a dover sostenere il processo), sia perché il pm dell’accusa iniziale, Luigi Patronaggio appunto, si sarebbe dovuto comportare diversamente proprio nel mese di agosto.

«Patronaggio – scrive Travaglio – salì a bordo della Diciotti e poi se ne andò come se non stesse accadendo nulla di illecito, sennò avrebbe dovuto ordinare lo sbarco immediato dei migranti e arrestare in flagrante Salvini».

C’è di più, secondo Travaglio. Lo stesso Patronaggio rischierebbe a sua volta il processo «per non aver fermato un reato in fieri (art. 40 del Codice Penale: ‘Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo’)».

Travaglio e il valore del processo sulla Diciotti

Nel suo editoriale, in ogni caso, Marco Travaglio consiglia al Movimento 5 Stelle una strada per mettere in difficoltà i giudici, ovvero quella dell’autodenuncia di Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e di Giuseppe Conte. Secondo il giornalista, minerebbe ancor più alle fondamenta questo eventuale processo. Al contrario, il no all’autorizzazione a procedere oppure l’astensione equivarrebbero a una sorta di suicidio politico da parte del Movimento 5 Stelle.

In ogni caso, Marco Travaglio sostiene che una sentenza dei giudici di assoluzione o di condanna per Matteo Salvini potrebbe aiutare a dettare la linea nei casi degli sbarchi dei migranti: «Se la magistratura indipendente dicesse che quella condotta (tenuta nel caso della nave Diciotti, ndr) è un crimine, il governo dovrebbe starne alla larga e adottare altri strumenti per inchiodare l’Europa alle proprie responsabilità». In caso contrario, il blocco degli sbarchi sarebbe legale e non andrebbe confuso con il diritto all’accoglienza.