Travaglio ci spiega come il M5S «ai minimi storici» deve passare da «ricattato a ricattatore»

di Redazione | 08/08/2019

Travaglio
  • Marco Travaglio disegna la strategia del M5S contro Salvini

  • Nonostante il Movimento sia ai minimi storici, può ancora passare da "ricattato a ricattatore"

  • Poi elenca gli alleati: Conte, Mattarella, Raggi e il Papa

Se Marco Travaglio riconosce che ormai il M5S è ai minimi storici – e lo scrive nell’editoriale di oggi per il Fatto Quotidiano – allo stesso tempo si illude che i pentastellati possano ancora avere qualche potere contrattuale nei confronti di Matteo Salvini che, invece, sembra fare il bello e il cattivo tempo al governo. Dopo aver provato a dettare, nella giornata di ieri, la linea all’opposizione (suggerendo al Pd di uscire dall’aula al momento del voto per la mozione Tav), oggi cerca di dare la linea alla maggioranza pentastellata.

Travaglio studia la strategia del M5S contro Salvini

Secondo Travaglio, il Movimento 5 Stelle dovrebbe passare «da ricattato a ricattatore». Come farlo? Semplice: i pentastellati dovrebbero sfruttare le presunte paure del leghista, che evoca la crisi salvo non aprirla mai, perché timoroso delle conseguenze che ciò potrebbe avere anche sulle inchieste che girano intorno alla Lega (da Siri al caso del presunto incontro a Mosca). E allora dovrebbero presentare cinque provvedimenti di bandiera, che dovrebbero fare il paio con altrettanti provvedimenti leghisti. Questi andrebbero approvati a coppie: uno del M5S per uno della Lega. E il gioco, secondo il direttore del Fatto Quotidiano, sarebbe fatto.

Gli alleati del M5S secondo Travaglio

Nella chiave di lettura di Travaglio, poi, ci sarebbero anche degli alleati del M5S per mettere in atto questo piano. In primo luogo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, secondo il direttore del Fatto Quotidiano, oggi darà a Salvini «un cazzotto con mano guantata»; poi il Quirinale che gioca da arbitro imparziale; poi ancora il Vaticano che non vuole accogliere il ministro dell’Interno; Virginia Raggi da Roma e infine i movimenti ambientalisti, il popolo degli striscioni e tanti altri comitati che, sui territori, sono contrari alle politiche salviniane.

Tanto basterebbe, secondo Marco Travaglio, per mettere nel sacco Matteo Salvini. Ma questa prospettiva sembra davvero troppo ottimistica. Gli alleati che il direttore del Fatto Quotidiano ha elencato sono al momento silenti (tranne il popolo dei movimenti sul territorio), mentre Matteo Salvini non sembra intenzionato a scendere a compromessi con il Movimento. Lui vuole fare e fare come dice lui. Le mediazioni e le soluzioni di comodo – lo ha ribadito anche ieri sera – non gli interessano.

(Foto da archivio Ansa: Luigi Di Maio e Marco Travaglio alla festa del Movimento 5 Stelle presso il Parco Peccei, a Torino, il 10 settembre 2017. Credit immagine: ANSA / ALESSANDRO DI MARCO)