Travaglio contro Burioni: «Ha detto di non dare ascolto ai virologi della domenica, proprio di domenica»

di Gianmichele Laino | 25/02/2020

  • Il sarcasmo del direttore del Fatto Quotidiano contro il virologo Roberto Burioni

  • L'accusa: «Ha detto di non dare ascolto ai virologi della domenica, proprio di domenica»

  • Ma l'invettiva non risparmia nemmeno giornalisti e politici: ecco cos'ha scritto

Marco Travaglio sferra una stoccata a Roberto Burioni. Il noto virologo, molto attivo in questi giorni in TV e sui social, nel tempo dell’allarme Coronavirus non perde il gusto della polemica, nemmeno con i colleghi. E il direttore del Fatto Quotidiano  lo incalza nell’editoriale di oggi:  «Ho visto un vero virologo, il borioso Burioni, brutalizzare una vera virologa, la meno boriosa Gismondo (rea di avergli rotto il giocattolo dell’allarmismo dicendo la verità, e cioè che ne ammazza più l’influenza che il Coronavirus), chiamandola ‘la signora del Sacco’, precisando che’signora sostituisce un altro epiteto che mi stava frullando nelle dita, ma non specificando quale sarebbe il grazioso e frullante epiteto. Boriosa? Burina? Buriona?». Un attacco che poi Travaglio, ammettendo di rifarsi al parere degli esperti perché di virologia non sa nulla, estende a un’intera categoria di opinionisti e improvvisati “esperti”: «Ho visto tre infettivologi di chiara fame –Feltri, Sallusti e Belpietro –discettare di coronavirus con la stessa enciclopedica competenza con cui disquisivano di bunga bunga e Ruby nipote di Mubarak, per giungere alla stessa conclusione: che anche il Coronavirus, come le toghe, è rosso».

Una vera e propria invettiva che, da Burioni e i giornalisti, si estende a tutta la classe politica e sulla gestione politica e mediatica talvolta grottesca di questa crisi: « Ho visto la giunta forza-leghista della Regione Liguria annullare per sicurezza tutte le manifestazioni affollate da domenica sera e Salvini presenziare domenica sera a Genova una manifestazione affollata da 1500 persone per accusare il governo di lesa sicurezza». L’ennesimo ritratto di un’Italia segnata dall’isteria, un Paese segnato da una sorta di  un’adolescenza perenne e da palcoscenici sempre accesi calcati da politici, giornalisti e non solo.