Sondaggi: Matteo Renzi torna a salire, cambiano gli elettorati

di Redazione | 19/09/2015

matteo renzi onu

Sondaggi, Matteo Renzi torna a salire nelle dichiarazioni di stima e di consenso dell’elettorato italiano: lo dimostra l’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato dal Corriere della Sera di oggi che certifica come la fiducia degli italiani nei confronti del premier sia in crescita, un dato “strano”, in controtendenza rispetto a sondaggi analoghi effettuati nei mesi che aprono l’autunno, in cui di solito i dati di stima e fiducia per i governi, per gli esecutivi, apparivano sistematicamente in calo.

SONDAGGI, MATTEO RENZI TORNA A SALIRE; CAMBIANO GLI ELETTORATI

Non così per Matteo Renzi che beneficia sia dei dati in crescita dell’economia, sia per il cammino della riforma del Senato, che sembra incontrare il consenso di ampi strati della popolazione.

Il premier guadagna 5 punti di fiducia rispetto a luglio, passando dal 32% al 37%. Le ragioni di questo aumento sembrano riconducibili all’andamento dell’economia e alla riforma del Senato. L’aumento del Pil superiore alle previsioni, il miglioramento dei dati occupazionali, la crescita dei consumi nonché le prospettiva di ridurre le tasse, rappresentano segnali che fanno intravvedere la luce in fondo al tunnel della crisi. Certo, sono segnali deboli, tutti da consolidare, soprattutto in un periodo caratterizzato da una forte volatilità delle opinioni. Quanto alla riforma del Senato che, come abbiamo visto nel sondaggio della scorsa settimana, incontra il largo favore dei cittadini (nonostante il malumore per la non elettività) il duro scontro di queste settimane sembra rafforzare la volontà di cambiamento di Renzi.

Subito dietro a Matteo Renzi, quanto a consenso personale dato a leader di forze politiche, troviamo Giorgia Meloni e Matteo Salvini, in calo di 4 punti; a seguire, il leader in pectore del Movimento Cinque Stelle, Luigi di Maio. I dati di voto riflettono, parzialmente, questo scenario.

Il Pd si mantiene in testa (33,1%, +1,6% rispetto a giugno) seguito dal Movimento 5 Stelle (27%), dalla Lega (13,7%, in calo di 1%), incalzata da Forza Italia (12,8%). I centristi di Area popolare (3,7%) fanno registrare una lieve flessione, come pure Fratelli d’Italia che ottiene lo stesso risultato di Sel (3,5%). Astensionisti e indecisi rappresentano poco più di un elettore su tre (34,9%).

Ma, sottolinea Pagnoncelli, incrociando i dati di vari sondaggi recenti, si è in grado di disegnare una mappa dei cambiamenti delle intenzioni di voto “strutturali” dell’elettorato nostrano; insomma, in sintesi, dopo le elezioni del 2013 il quadro politico del nostro paese è fortemente cambiato.

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Per quanto riguarda il Partito Democratico, le rilevazioni di Pagnoncelli mostrano che “rispetto alle elezioni europee pur mantenendo una fedeltà elevata (oltre due elettori su tre) perde all’incirca un milione di elettori e i flussi elettorali mostrano una perdita più consistente in direzione dell’astensione (i delusi che consideravano il Pd renziano una sorta di «ultima spiaggia») e del Movimento 5 Stelle. In generale è la componente che si colloca più a sinistra ad aver voltato le spalle al partito” e a rifugiarsi nel Movimento 5 Stelle non trovando diverso sfogo a sinistra; parallelamente, i moderati di centrodestra delusi dalla Lega Nord, che inizialmente li aveva attratti ma che ne ha perso le simpatie dopo l’arrivo dei toni forti contro gli immigrati, dopo il contrasto con i vescovi,” dopo le emozioni suscitate dalle recenti immagini dei profughi e il colpo d’ala dell’Europa (e della Germania) su questo tema, ha indebolito il cavallo di battaglia di Salvini”, trovano solo parzialmente in Forza Italia un’offerta politica appetibile. E’ il Movimento Cinque Stelle il soggetto politico che, in questa fase, sta consolidando il suo elettorato.

Il Movimento sia l’unico soggetto politico integro. Infatti a ciò si aggiungono alcune scelte particolarmente premianti: innanzitutto l’emergere di una leadership giovane, competente, propositiva, caratterizzata da uno stile molto distante dai toni forti del leader storico; inoltre la scelta di partecipare ai talk televisivi ha reso popolari i giovani esponenti, dato che la tv continua a rappresentare il principale mezzo di informazione degli italiani; infine la proposta del reddito di cittadinanza ha ottenuto un forte consenso da parte dei ceti più esposti alla crisi economica (studenti, disoccupati, operai) che, peraltro, sono quelli che hanno maggiormente voltato le spalle al Pd.

Copertina: AnsaFoto