Sara Di Pietrantonio era già stata aggredita dall’ex

di Redazione | 03/06/2016

Sara Di Pietrantonio

Decine di sms e mail ogni giorno. Una tempesta di parole di disperazione e minacce che Vincenzo Paduano inviava a Sara Di Pietrantonio nei giorni precedenti il terribile omicidio. Messaggi vessatori, talvolta umilianti, anche minacciosi che per la Procura di Roma sono la prova che il 27enne, ora arrestato per l’omicidio della sua ex, covava oltre che rancore anche un delitto. Delitto che e’ arrivato infatti nella notte tra sabato e domenica in una strada buia e abbandonata della periferia di Roma.

L’AGGRESSIONE

Eppure le premesse c’erano. Riporta Repubblica

Il 21 e 22 maggio Vincenzo aveva aggredito Sara di fronte al nuovo ragazzo. Alessandro era intervenuto e poi si era fatto da parte quando gli animi si erano rasserenati. È uno degli elementi che compaiono nell’ordinanza. Ma non solo. Vincenzo dopo questo episodio scompare, non cerca più Sara nè tenta di controllarla come aveva iniziato a fare da quando si erano lasciati.

I MESSAGGI

Sms, mail e messaggi Whatsup che la procura ha raccolto dopo la richiesta di convalida del fermo e che dunque non erano in mano ieri al gip Paola Della Monica che, lasciando in carcere Paduano, ha pero’ fatto cadere per lui l’accusa della premeditazione. Vincenzo al gip ieri ha detto cio’ che aveva ripetuto agli agenti al momento dell’arresto: “non sono un mostro, non volevo ucciderla, l’alcol era per bruciare l’auto di quel ragazzo”, ovvero il nuovo fidanzato di Sara. E ancora: “li ho visti insieme, poi non so, non ricordo piu’ nulla”. Una specie di confessione per accreditare il gesto d’impeto, il raptus di un disperato. E il gip nell’ordinanza, circa 40 pagine, ha di fatto cancellato la premeditazione del delitto lasciando per il vigilantes comunque l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili e abietti motivi, atti persecutori e stalking e anche il tempo e il luogo in cui si e’ consumato il delitto. Un posto appartato e buio dove Sara non ha avuto scampo. Aggravanti che fanno rischiare a Paduano una pena pesantissima, anche se non c’e’ l’aggravante della premeditazione, fino all’ergastolo o, se scegliera’ l’abbreviato e dunque lo conto di pena, fino a 30 anni. La Procura pero’ insiste sulla premeditazione e Paduano resta indagato anche per questo. La prova per i magistrati sono appunto i tanti messaggi e mail ma anche telefonate, ricavate dall’esame dei tabulati, che rafforzano, per la mole e il contenuto minaccioso, “la volonta’ di arrivare all’epilogo tragico”. Lunedi’ prossimo intanto riprendera’ l’esame autoptico con l’esito dei risultati dell’esame del sangue della vittima per capire se veramente Sara era morta quando Paduano le ha dato fuoco. Dai primi esiti di ieri e’ emerso che la ragazza e’ stata aggredita e tramortita prima di essere avvolta dalle fiamme: sul corpo della ragazza non ci sono grosse lesioni se non quella al collo provocata da una presa con l’avambraccio, mentre le bruciature sono riscontrabili sul capo, sulle spalle e sulla parte posteriore delle braccia. Intanto sono moltissime le iniziative contro il femminicidio. Dopo la fiaccolata di ieri e un sit in oggi sul luogo del delitto, e’ partita con un messaggio su Whatsapp un’iniziativa: esporre lenzuola, drappi, nastri rossi alla finestra oggi giorno dei 70 anni della Repubblica e del voto concesso alle donne in Italia. Su twitter circolano le foto di queste inedite bandiere rosse. L’hashtag piu’ significativo: #saranonsara’.

Ansa/repubblica