Venezia 75: Ryan Gosling, la storia del canadese alla conquista l’Olimpo

Ryan Gosling sbarca a Venezia 75 per coronare una carriera che lo ha consegnato all’Olimpo di Hollywood: ecco la sua storia.
Se un giorno dovessero chiedervi di immaginare l’effige di una divinità greca, se la vostra mente dovesse fiondarsi sull’immagine di Ryan Gosling sappiate che non state commettendo alcun errore. Perché Gosling, quel divo silenzioso di Hollywood, nella sua carriera è già stato una divinità, per poi diventarlo a tutti gli effetti nella sua carriera cinematografica, che lo ha portato, con colpevole ritardo, a diventare una delle icone più ricercate di Hollywood, ora attesa a Venezia 75 per raccontarci lo sbarco sulla Luna.

Indossare i panni di Sebastian in La La Land, il musical che ha conquistato il mondo del cinema grazie alla direzione e alla scrittura di Damien Chazelle, per Ryan Gosling è stata una normalità, un’evoluzione naturale della sua carriera. L’attore canadese ha avuto sempre modo di dimostrarsi a suo agio con la musica e con la danza, prima di trasformarlo un sex symbol di tutta Hollywood. Nato nel 1980 a London, in Ontario, Gosling ha iniziato a recitare ben presto, dimostrando una grandissima passione per il cinema, in particolar modo per Rambo, che lo aveva convinto a presentarsi a scuola con un coltello da cucina. Forse anche istigato dagli episodi di bullismo dei quali era vittima costante.
Costretto negli anni successivi a studiare a casa per un deficit dell’attenzione che gli impediva di trascorrere troppo tempo a scuola, Gosling trovò sfogo nella danza e negli show organizzati insieme con la sorella e lo zio in omaggio a Elvis Presley. Nel 1993, all’età di 13 anni, il giovane Ryan entra nel The Mickey Mouse Club insieme con Justin Timberlake, Britney Spears e Christina Aguilera: un quartetto decisamente promettente per il futuro.
Da lì, però, devono passare ben cinque anni prima che, all’età di 18 anni, Ryan Gosling possa trovare il ruolo per il quale è ancora oggi ricordato da gran parte dei non-giovani, che all’epoca erano ragazzini o adolescenti: parliamo ovviamente di Young Hercules, il ruolo che lo ha spinto verso il successo internazionale. Per noi che siamo nati e cresciuti negli anni ’90, le vicende del giovane figlio di Zeus erano la compagnia immancabile della domenica mattina o delle giornate a casa, ammalati, lontani da scuola: Young Hercules ci raccontava, con fare scanzonato e con avvenimenti abbastanza atipici, il percorso di allenamento che il figlio di Zeus si ritrovava a compiere con l’obiettivo di diventare a tutti gli effetti un grande eroe. Un po’ come la storia che ci aveva raccontato la Disney pochi anni prima. Le riprese avvennero tutte in Nuova Zelanda e servirono a Ryan Gosling per iniziare a mettersi in risalto e mostrare le proprie doti recitative, che negli anni successivi, però, andarono un po’ a perdersi.
(Continua nella pagina seguente)
Ryan Gosling, dal Canada all’Olimpo

Nel 2000 è insieme a Denzel Washington ne Il sapore della vittoria, film per il quale difficilmente viene ricordato, pur vestendo i panni di un atletico teenager, immagine presto cancellata da Danny Balint, personaggio al quale dà vita in The Believer, un film che lo mette nei panni di un neo-nazista sempre vestito con maglie pronte a mettere in mostra una svastica in petto. L’occasione fu utile per l’attore, che esplorò tematiche diverse da quelle scanzonate di Hercules, ma dal quel sottobosco di produzioni non di primissima fascia finì quasi per risucchiarlo, per diversi anni.
Bisogna attendere il 2004 per far sì che il pubblico finalmente si renda conto di Gosling: ne Le pagine della nostra vita, tratto dal romanzo di Nicholas Sparks, l’attore canadese si ritrova a vivere l’appassionante storia d’amore tra Noah e Allie, creando un legame fortissimo con Rachel McAdams, che spinse Ryan verso l’Olimpo degli uomini più desiderati dalla platea femminile. Dopo aver svariato per altri ruoli e aver perso una parte in Amabili resti di Peter Jackson, il vero film che ci permette di tornare ad apprezzare l’attore è Crazy, Stupid, Love, una meravigliosa commedia nella quale Gosling recita accanto a Steve Carell e una sempre incantevole Emma Stone. È l’inizio di un grande connubio. Nel film Ryan indossa i panni di Jacob, un donnaiolo deciso ad aiutare un cinquantenne in piena crisi sentimentale cambiando il suo modo di approcciare le donne, fino a quando non sarà proprio lui a cadere nel giogo dell’amore. «Sei ritoccato con Photoshop», gli dice Emma Stone poco prima di lanciarsi verso l’attore, che si esalta con una presa à la Dirty Dancing, confermando quel ruolo di sex symbol che il cinema gli aveva assegnato anni prima.
People, nota rivista americana, decide di considerarlo l’uomo più sexy al mondo, ma lui rifiuta di comparire in copertina: non è nel suo stile, né è nei suoi interessi, che mirano all’arte del cinema, non a quella del corpo. La carriera, quindi, continua con Idi di marzo, insieme con George Clooney, poi in Gangster Squad, dove incontra nuovamente Emma Stone, e Solo Dio perdona, che lo mette in una situazione poco sicura a Bangkok, tra spade e pugni.
Mentre la carriera da attore va avanti, parallelamente anche quella di bravo ragazzo continua: andando alla premier di Gangster Squad acquista centinaia di scatole di biscotti dagli scout e le dona ai passanti, si preoccupa di scrivere articoli che possano sensibilizzare le persone sulle condizioni degli animali da allevamento e diventa anche protagonista di uno dei meme più ispirati della storia dell’internet, un video nel quale si rifiuta ripetutamente di mangiare i propri cereali. È La grande scommessa prima e La La Land dopo che lo consegnano definitivamente al successo internazionale, quello che gli vale anche la candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista, sfuggita di pochissimo: ci riproverà con Il Primo Uomo, sempre di Damien Chazelle oggi a Venezia 75, ma intanto il suo Oscar Ryan Gosling è come se l’avesse vinto, perché sull’Olimpo lui alla fine ce l’ha fatta ad arrivare.