Roberto Cotroneo, «il ragazzo con la Leica» in corsa per lo Strega 2019 | VIDEO

di Gianmichele Laino | 06/02/2019

  • Roberto Cotroneo è tra gli autori in corsa per il premio Strega 2019

  • La sua opera, Niente di personale, è alla terza ristampa

  • Memorie e ricordi di una Roma svanita nell'intervista a Giornalettismo

Lo scatto della sua Leica è talmente silenzioso che è impossibile percepirlo. È la discrezione di chi osserva il mondo e lo immortala. La tecnica della fotografia, la spontaneità del ricordo. Roberto Cotroneo porta con sé la sua macchina fotografica e sorride quando si parla di Niente di personale: la sua ultima opera (pubblicata da La nave di Teseo), arrivata alla terza ristampa, è ormai pronta alla sfida del premio Strega 2019.

Roberto Cotroneo candidato al premio Strega 2019 con Niente di personale

È stato presentato alla giuria da Dacia Maraini. Incroci d’alta letteratura, di quella che si può incontrare soltanto per le strade di Roma. «Romanzo intenso e risoluto che ci riguarda – lo ha definito la Maraini -, scritto in un italiano nitido ed elegante e con una struttura narrativa ostinatamente fuori dalle regole, che prova a dare risposte allo smarrimento che stiamo vivendo. Il romanzo racconta storie personali e di povertà che risalgono fino agli inizi del Novecento, accompagnato da una riflessione su quello che eravamo e poi non siamo più riusciti a essere».

Helena Janeczek ha vinto lo Strega lo scorso anno, con il suo romanzo La ragazza con la Leica. Una coincidenza curiosa che Cotroneo utilizzi proprio quella macchina per i suoi scatti. «Quando avevo 16 anni – spiega l’autore – volevo fare il fotografo. A 23 anni smisi completamente. Non so il perché. Sei anni fa ho deciso che le vecchie passioni andavano ripristinate. Per me è stata una cosa veramente importante, che ha cambiato profondamente il mio modo di scrivere e probabilmente la scrittura ha cambiato profondamente il mio modo di fotografare».

Roberto Cotroneo racconta Niente di personale

Niente di personale è frutto di questo binomio tra scrittura e obiettivo. Il ritratto e il ricordo si toccano, in un libro che ha nella memoria la sua ossessione. La Roma degli anni Ottanta, di quando la redazione de L’Espresso era ancora in via Po, emerge in tutta la sua grande bellezza tra le pagine dell’opera. Un genere che non stanca se si sanno cogliere gli aneddoti giusti e se si sanno utilizzare i contrasti. Priorità di tempi e di diaframma. «Noi siamo quello che siamo stati – racconta Cotroneo -. La cosa che turba di più dei nostri tempi è proprio questa cancellazione della memoria. Se tu cancelli la memoria, non si può aver futuro. In questo eterno presente in cui viviamo, la memoria deve essere ripristinata».

Serve per ridare colore a una Roma che, oggi, è sempre più grigia. «Un grigio slavato – dice l’autore -, che ha deciso di non essere né un bianco, né un antracite, né un nero intenso. Una città che non ha più la sua identità e nemmeno la forza, che un tempo aveva, di fregiarsi orgogliosamente della non identità».

Niente di personale continua il suo viaggio, Roberto Cotroneo indossa ancora una volta la sua Leica. Si ferma davanti a un incrocio di linee e aspetta il momento esatto in cui una sagoma attraversa la luce: «Il libro – conclude – ha la via d’uscita di non essere costretto a dare delle risposte, ma almeno può cambiare le domande di questo tempo che sono sempre le stesse e che invece dovrebbero essere diverse».