Referendum Grecia, Germania e Francia si dividono

di Andrea Mollica | 06/07/2015

referendum grecia

Referendum Grecia

, Germania e Francia si dividono in merito all’approccio da tenere nei confronti di Atene. Berlino è compatta nel suo rifiuto di fare nuove concessioni al governo Tsipras, mentre la Parigi socialista si propone come mediatrice per evitare il rischio Grexit.

REFERENDUM GRECIA, GERMANIA CONTRO FRANCIA –

François Hollande è stato il primo leader europeo a contattare Alexis Tsipras per commentare l’esito del referendum della Grecia sul piano dei creditori. Il presidente francese ha avuto un colloquio telefonico con il premier ellenico, mentre dalla Germania arrivava l’annuncio della visita di Angela Merkel a Parigi, che si svolgerà oggi. Sulla crisi greca così come sull’Ucraina la Germania e la Francia hanno evidenziato come il motore dell’integrazione europea, l’asse tra Berlino e Parigi, sia rimasto saldo e continui a essere il punto di riferimento delle istituzioni comunitarie. Su consiglio di Hollande e Merkel il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha convocato un Vertice euro, la riunione straordinaria sui temi economici e finanziari dell’organismo che riunisce i capi di stato e di governo dei 28 Paesi UE. La Francia socialista ha preso l’iniziativa di riaprire il dialogo con la Grecia che si ribella contro l’austerità, frenando così le pulsioni più oltranziste della Germania. Durante la crisi con il governo Tsipras Hollande non si è mai smarcato da Angela Merkel, ma dopo un esito così chiaro del voto il presidente francese ha corretto la linea di Berlino, e degli stessi compagni eurosocialisti della Spd.

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REFERENDUM GRECIA, SOCIALISTI DIVISI –

I due più importanti esponenti istituzionali della Spd, il leader Sigmar Gabriel, vicecancelliere della Germania, e il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, hanno espresso giudizi severissimi contro la Grecia di Tsipras. Gabriel ha rimproverato, in un’intervista diffusa subito dopo il voto, al governo di Syriza l’inganno del referendum, che ha rappresentato la rottura dell’ultimo pinte tra Europa e Grecia. Schulz aveva ipotizzato a urne ancora aperte l’introduzione di una moneta parallela al fianco dell’euro in caso di vittoria dei no. I compagni della Spd sono stati però smentiti su tutta la linea dai socialisti parigini. Il ministro dell’Economia Emmanuel Macron, un indipendente, aveva mandato un messaggio opposto a quello di Schulz, ribadendo prima della diffusione dei risultati come fosse necessario riaprire una trattativa tra Grecia ed Europa. Uno dei leader della destra francese, Alain Juppè, ha fatto appello per il Grexit, e Macron è nuovamente intervento per smentirlo.

A titolo personale, non condivido per nulla questa richiesta. C’è una responsabilità collettiva in termini di solidarietà e rifinanziamento.

Il ministro delle Finanze francesi Sapin ha invece esplicitamente chiesto alla Bce di non ridurre la liquidità emergenziale garantita alle banche greche, rimarcando come il debito di Atene sia troppo elevato per permettere la ripresa. Messaggio esattamente opposto a quello lanciato dalla socialdemocrazia tedesca. Il portavoce del governo Valls ha ribadito come nessuno voglia spingere la Grecia fuori dall’euro, possibilità esclusa dai Trattati, e come ora serva reciproco rispetto per riprendere le trattative. Angela Merkel per ora ha preferito non commentare, mentre nel suo partito, i popolari della Cdu/Csu, è sempre più forte la spinta verso il Grexit. Francia e Germania non romperanno sulla Grecia, ma al momento sono divise su come approcciarsi al governo Tsipras dopo una sconfitta così netta dell’Europa.

Photocredit: JOHN THYS/AFP/Getty Images