I Pinguini Tattici Nucleari sono la vera sorpresa di questo Sanremo 2020

di Thomas Cardinali | 07/02/2020

Il grande salto dei Pinguini Tattici Nucleari. Il Festival di Sanremo lo è sempre stato, anche per le band indie. Basti pensare allo Stato Sociale, diventato noto al grande pubblico dopo la partecipazione al Festival dello scorso anno con Una vita in vacanza. Loro ne sono perfettamente consapevoli e affrontano questa esperienza come una novità positiva: «Stiamo vivendo Sanremo benissimo ed è un peccato rovinarlo con uno spirito di competizione con gli altri che non ci appartiene».

I Pinguini Tattici Nucleari si presentano in conferenza stampa

Riccardo parla della canzone che hanno portato in gara: «Ringo Starr è un brano che racconta una stella minore, perché anche se era importante non riuscivamo a vederlo vicino agli altri. Era un grande innovatore della batteria, sapeva sempre dov’era e dove erano gli altri. La storia non lo ricorda come il grande genio che fu e volevamo omaggiarlo sul palco di Sanremo».

Per la serata dei duetti, i Pinguini tattici nucleari hanno scelto un riuscitissimo medley con le canzoni per i 70 anni del Festival: «Non riuscivamo a trovare una canzone rappresentativa del nostro percorso, alla fine abbiamo inserito tutti i pezzi che volevamo come in un brain-storming dandogli un senso. Da papaveri e papere fino a Rolls Royce abbiamo messo i pezzi in modo ironico».

Ma la selezione sarebbe potuta essere molto più ampia: «Nel blu dipinto di blu c’è ed è l’intro di 4’’, questa è una domanda molto bella perché io volevo mettere 70 pezzi. Però era impossibile perché Amadeus ha detto che non potevamo fare 40 minuti. L’arte parte spesso dalla cernita e ci deve essere, ti spinge a fare meglio. Volevamo mettere Vasco, ad una certa ci riferiamo a lui. Ci sono tante chicche che chiaramente nel miasma della diretta non si sono colte. La stessa occidentalis karma volevamo inserirla. Le canzoni sono state 7 come i nani: si parte con Papaveri e papere con un arrangiamento che ricorda un’altra canzone, dopo c’è Una Casetta in Canada che lega con Nessuno mi può giudicare. Poi c’è Gianna che doveva essere una sorta di battibecco con il coro di Sanremo che è stato eccezionale. Dopo c’è Sarà perché ti amo. Poi c’è la citazione di Elio e un no Vasco no Vasco prima di Una musica può fare con al suo interno Non amarmi e misto a Fiumi di parole. Poi si passa a Salirò e a Rolls Royce, attraverso Sono solo parole. Sono andato dal primo violino Marcello che si è prestato per questa cosa».

L’importanza dell’indie a Sanremo con i Pinguini Tattici nucleari

La storia dei Pinguini tattici nucleari parte dalla storia di una birra: «Non è un vero omaggio. La storia nasce quando noi avevamo 17 anni, abbiamo deciso di fondare una band sul nome di una birra che costava una cifra allucinante. Quindi ci siamo chiamati così. Dopo un po’, come quando non vai a lavorare in banca, te ne penti: anche noi ci siamo pentiti ma alla fine abbiamo capito che quel nome è la nostra forza. Ci permette di ricordarci quando eravamo ragazzini e non ci sentiva nessuno».

Ovviamente, Sanremo è una gara e come tale prevede una sfida con tanti avversari: «Ho riscoperto tanta musica figa a Sanremo, sicuramente Rancore e Anastasio hanno bei pezzi. Anche il brano di Gabbani è bello, così come quello di Levante».

Una band deve saper gestire gli screzi e affrontare tutto con spensieratezza. La risposta dei pinguini tattici nucleari è da applausi: «Siamo tutti un Yoko Ono. Dipende anche quanto dormiamo. Siamo Yokojoni. Suonare assieme ci ha insegnato ad essere armonici anche nella vita». E poi ci sono i paragoni, come quello con Lo Stato Sociale: «Va benissimo se veniamo visti così, noi abbiamo voluto portare noi stessi. Loro sono deh grandissimi amici nostri e siamo cresciuti, l’indie è scoppiato e ne abbiamo tratto giovamento. Siamo completamente diversi. Io sono un po’ in ansia per Sanremo».

Nel giro di poche settimane Sanremo e il sold out al Forum di Assago, il rischio è quello di avere giramenti di testa: «Per noi è importante la provincia perché siamo nati e cresciuti lì e non si scappa come dice Ligabue. Ci permette di mantenere una focalizzazione  più lontana e serena. Stare in provincia ci aiuta anche a gestire il successo in modo più umano, anche se già nel nostro piccolo paese siamo conosciuti. Se vivessimo a Milano però sarebbe diverso e ci fermerebbero. Cambia magari che dal macellaio la zia del tuo amico ti diceva ti ricordi di mio nipote, ora potrebbero chiederci di Sanremo. La provincia può essere un antidoto alle problematiche del successo».