Perfetti Sconosciuti: recensione e trama

di Alessio Barbati | 23/02/2016

Perfetti sconosciuti

PERFETTI SCONOSCIUTI: RECENSIONE

«Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta». Partendo da una citazione di Gabriel Garcia Marquez e chiudendo sette personaggi di mezza età in una sala da pranzo, Paolo Genovese aveva tutte le carte in regola per Cent’anni di Solitudine al botteghino.
Una strada tortuosissima, già percorsa più o meno agilmente da Sergio Rubini (Dobbiamo parlare), Ivano De Matteo (I nostri ragazzi), Francesca Archibugi (Il nome del figlio) e da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte (Cena tra amici). L’idea non è originale, l’incipit non è originale, il finale non è originale e come se non bastasse «I quarantenni irrisolti hanno rotto i coglioni». Non è una mia valutazione, ma prendo in prestito le parole che usò Valerio Mastandrea per commentare il suo ultimo personaggio interpretato nel film di Gianni Zanasi. Con queste premesse, Perfetti Sconosciuti aveva tutte le carte in regola, e forse anche qualche asso nella manica, per assumere i contorni della porcheria. E invece no. Genovese è riuscito perfettamente dove altri, oltralpe, hanno fallito, dirigendo attentamente un cast dalle sinergie già collaudate. Un film teatrale, divertente, amaro, leggero e angosciante, scorrevole e perfettamente orchestrato.

Perfetti Sconosciuti

PERFETTI SCONOSCIUTI: RECENSIONE | TRAMA

Ma torniamo alla citazione di Garcia Marquez: «Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta» Genovese aggiunge che: «Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre Sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare?». L’idea da cui nasce il dramma è esattamente questa. Nel corso di una cena che riunisce attorno a un tavolo amici di una vita, la padrona di casa afferma con convinzione che molte coppie si lascerebbero se i rispettivi partner controllassero il contenuto del cellulare dell’altro. Così nasce un gioco, apparentemente innocuo, ma che tutti sappiamo quanto possa essere infame. Ognuno dovrà lasciare il proprio cellulare sul tavolo e rendere pubblico tutto quello che succede nell’arco della cena. Così sms, WhatsApp, telefonate e note audio diventano di dominio pubblico e con l’avanzare della serata le verità nascoste saranno sempre più incombenti.

E voi avete mai ricevuto una chiamata così?#PerfettiSconosciuti è ancora al cinema! Se non l’avete visto, è il momento di recuperare!

Pubblicato da Perfetti Sconosciuti su Lunedì 22 febbraio 2016

PERFETTI SCONOSCIUTI: IL CAST

I padroni di casa sono Rocco (Marco Giallini) ed Eva (Kasia Smutniak). Chirurgo plastico lui e psichiatra sull’orlo della crisi di nervi lei, le differenze tra Rocco ed Eva si notato nel rapporto con la figlia adolescente. Dall’altro capo del tavolo ci sono Bianca e Cosimo (Alba Rohrwacher ed Edoardo Leo), freschi di matrimonio sono l’immagine della coppietta felice. Bianca è l’ultima arrivata in un gruppo che si conosce da sempre, ma si ambienta benissimo nonostante la timidezza. Cosimo è un tassista con mille idee stravaganti: dal business delle sigarette elettroniche all’allevamento dei cani, un personaggio che ricorda a tratti Bruno de La Mossa Del Pinguino. Valerio Mastandrea e Anna Foglietta sono Lele e Carlotta, sposati da anni, benestanti, con figli. Poi c’è Peppe, interpretato da Giuseppe Battiston, che avrebbe dovuto sfruttare la cena per presentare agli amici la nuova compagna, ma all’ultimo momento, lei si dà malata.

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PERFETTI SCONOSCIUTI: IL FINALE

Quando parte il gioco e i commensali tolgono il velo dal proprio cellulare succede esattamente quello che ci si aspetta e gli sceneggiatori, abilissimi, prendono in mano la situazione pennellando un film di scrittura decisamente gradevole. Ogni volta che la suoneria squilla, qualche certezza crolla. Ma la cena va avanti tra discorsi di psicologia e analisi, chirurgia estetica e luoghi comuni. Senza mai essere banale. Il finale è bello, ma non è importante. Non è importante come finisca questo film. O forse si?