Perché Beppe Grillo è il padrone del MoVimento 5 Stelle

di Stefania Carboni | 08/03/2014

Beppe Grillo può cacciare o meno i senatori del MoVimento 5 Stelle? È una domanda che molti attivisti si sono fatti in rete alla luce delle recenti espulsioni dei 5 parlamentari a Palazzo Madama. Anche se il regolamento del gruppo 5 Stelle al Senato prevede modalità diverse per l’espulsione, è bene ricordare che la persona di Beppe Grillo è depositaria del logo del MoVimento nonché garante del MoVimento stesso.

Beppe Grillo proprietario MoVimento 5 Stelle (3)

L’ATTO NOTARILE DELL’ASSOCIAZIONE 5 STELLE – A parte ciò che indica il Non Statuto basiamoci sulle carte notarili, ovvero quello che indica l’atto di costituzione della Associazione MoVimento 5 Stelle quando, presubilmente per presentarsi alle elezioni nazionali, il 18 dicembre 2012 Beppe Grillo non diventa solo il mero megafono del Movimento, ma bensì il suo presidente. Nello studio notarile sono indicate le cariche in questione. Suo nipote Enrico diventa socio fondatore e vice presidente del MoVimento 5 Stelle. Il commercialista Enrico Maria Nadasi, ne è il segretario. Indicano questo le righe siglate a Cogoleto, vicino Genova, nello studio del notaio Filippo D’Amore. Dentro tale atto, all’articolo 8, si indicano le modalità per socio fondatore, socio ordinario e socio sostenitore. Soci fondatori sono le persone che sottoscrivono l’atto di costituzione, soci ordinari quelle aderenti al MoVimento 5 Stelle impegnate per la presentazione di liste politiche di candidati scelti in rete dagli aderenti al MoVimento. Soci sostenitori sono invece gli attivisti che votano in rete secondo le procedure indicate dal blog. E come si escludono i soci? La qualifica di socio può cessare: per dimissioni, per decesso, per scioglimento dell’associazione e per perdita dei requisiti di iscrizione al M5S. Dimissioni, queste, presubilmente relative all’adesione o meno del MoVimento.

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IL REGOLAMENTO AL SENATO – Ciò comunque non toglie i dubbi sul contrasto con il regolamento del Senato, dove all’articolo 15 sotto la voce sanzioni si indica:

Il Presidente, su delibera dell’Assemblea, può provvedere, sulla base della gravità dell’atto o del fatto al richiamo ed alla sospensione temporanea, nonché, su delibera dell’Assemblea a maggioranza dei propri componenti, all’espulsione dal Gruppo. Costituiscono comunque cause di espulsione:

i) reiterate ed ingiustificate assenze dai lavori del Senato e del Gruppo;
ii) reiterate gravi violazioni al presente statuto;
iii) mancate dimissioni dalla propria carica in caso di condanna penale,
ancorché non definitiva.
iv) violazione degli obblighi assunti con la sottoscrizione del “codice di
comportamento del MoVimento 5 Stelle in Parlamento”.

In ogni caso, l’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del MoVimento 5 Stelle tra tutti gli iscritti, a maggioranza dei votanti. Il capogruppo può svolgere come indica il regolamento: assunzione delle determinazioni necessarie per assicurare la funzionalità del Gruppo; assunzione, nei casi di urgenza, delle iniziative necessarie ad assicurare il tempestivo svolgimento dell’attività parlamentare. Al momento della pubblicazione di questo articolo i senatori dimissionari non figurano ancora passati al Gruppo misto. Santangelo, capogruppo al Senato ha spiegato: «Nel regolamento non c’è un percorso che ti conduce alle dimissioni. Loro sono fuori perché sono andati contro una decisione di tipo politico, contravvenendo a delle regole base: ascoltare il territorio, decidere in maggioranza e accettare la decisione della Rete. Non può essere contestata la volontà dei nostri iscritti. Noi da portavoce prendiamo atto di queste decisioni. Se non le accetti, scegli di andare via. Nel Movimento non stai in Purgatorio, abbiamo l’esigenza di avere le idee sempre chiare».

SPUNTA SEMPRE IL LOGO – E quindi? Chi può aver la meglio? Chi detiene il contrassegno dell’associazione. Da ricordare che esiste anche un logo, registrato il 26 settembre 2012 all’ufficio Marchi e Brevetti. A nome di chi? Di Beppe Grillo. Logo che però nell’atto costitutivo del MoVimento risulta diverso, ovvero senza la dicitura del sito. Di questo parleremo più avanti. Grillo nel post di “espulsione” dei 5 senatori dimissionari precisa:

I senatori dimissionari si sono pertanto isolati dal MoVimento 5 Stelle e non possono continuare ad esserne rappresentanti ufficiali nelle istituzioni. Bencini, Bignami, Casaletto, Mussini e Romani sono fuori dal M5S.

Lo fa senza specificare Senato ma bensì MoVimento 5 Stelle. Fattibile? Sì se la scomunica avviene non via gruppo Senato ma sul filo della concessione del logo. Scomuniche simili si sono viste in espulsioni dell’era primordiale, quando quell’atto notarile era solo nei sogni del MoVimento: il consigliere comunale di Ferrara Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia, già consigliere regionale in Emilia Romagna e, prima ancora, consigliere comunale a Bologna, Federica Salsi, consigliera comunale grillina a Bologna. Quest’ultimo caso può ben rappresentare la questione logo con tanto di diffida da parte del legale di Beppe, l’avvocato Michelangelo Montefusco, con cui fu notificata di fatto l’espulsione. La lettera impedì a Salsi di fatto di utilizzare il simbolo del MoVimento 5 Stelle in futuro.

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TITOLARE DEL CONTRASSEGNO – Giuseppe Grillo, nell’atto costitutivo, viene indicato come “titolare effettivo del blog raggiungibile al sito www.beppegrillo.it, nonché titolare esclusivo del contrassegno:

Spettano quindi al signor Giuseppe Grillo titolarità, gestione e tutela del contrassegno, così come sua è la titolarità, gestione della pagina del blog.

Chi designa i delegati? Come indicato nell’atto il Presidente. Non solo. Il marchio depositato all’ufficio brevetti si differenzia leggermente dal simbolo indicato nell’atto (dove figura anche il sito). «Nello statuto Beppe Grillo è indicato come titolare e ha diritto di gestione del contrassegno M5S» spiega Paolo Marzano docente di Tutela di proprietà intellettuale alla Università Luiss. «Il marchio può anche non esser registrato all’Ufficio Brevetti. Poco male, perché potrebbe esser un marchio di proprietà di fatto. Chi per primo lo utilizza ne è titolare se e fintanto e nei limiti territoriali e geografici del suo utilizzo. Se io aderisco ad una associazione il cui Statuto riporta che tale persona è titolare di tale marchio e prendo atto di conoscere ogni singola previsione di tale statuto ho anche accettato tale autorità di questo segno distintivo. Il marchio lo usa o Beppe Grillo o chi ha il consenso del titolare».

NEL SEGNO DI BEPPE – L’espulsione dall’associazione è legittima? E quella dal Senato? «I profili sono diversi – precisa Marzano – bisogna verificare cosa indica lo statuto dell’associazione, ma sono profili di diritto civile. Come vede non sto parlando di marchio». Nello Statuto non figura alcuna regolamentazione sulle espulsioni. Sul profilo del gruppo al Senato si viaggia sul filo costituzionale. Il tema del simbolo si pose anche nella vecchia Democrazia Cristiana, quando Angelo Sandri, segretario della DC, denunciò Giuseppe Pizza per truffa aggravata. O il garofano ma anche la rosa, emblema dell’internazionale socialista, acquisita da Enrico Boselli, segretario dei Socialisti democratici, dal liquidatore fallimentare del Psi. Anni dopo Riccardo Nencini e il suo Psi ne rivendicarono l’uso. In questo articolo di Radio Radicale c’è una lunga sequela di esempi. «Un partito si spacca e c’è chi per ragioni di marketing vuole detenere quel simbolo. Qui stiamo parlando però di espulsioni che vertono sul profilo del diritto civile (associazione) o parlamentare (Gruppo Senato)». In ogni caso Marzano precisa come negli atti in questione la titolarità del contrassegno sia di Grillo. «Il contrassegno è di Beppe Grillo. Chi ha aderito a tale associazione ha convenuto di conoscere e rispettare le norme dello Statuto». Basti pensare ad organizer di diversi meet up, esortati, sempre tramite legale di Beppe nel non agire con l’uso del simbolo e in nome del MoVimento. Si è attivisti ma con cautela, simbolo del MoVimento 5 Stelle e detentore permettendo.