Pechino Express 2015: il reality che anestetizza persino Magalli

di Boris Sollazzo | 10/09/2015

Dicamolo subito: Pechino Express riesce a fare il 10% di share anche in una serata in cui ripartiva Squadra Antimafia, c’era Fedez su Italia 1 e l’improbabile fiction Grand Hotel sulla rete ammiraglia del servizio pubblico. Rimanere sulla propria ottima media anche in serate con abbondanza di offerta come questa è meritevole, anzi notevole.

Pechino Express 2015
ANSA / FLAVIO LO SCALZO

Detto questo, si fa una gran fatica a capire cosa possa solleticare la fantasia degli spettatori in questa trasmissione così ordinaria, controllata e soporifera – e montata, peraltro, senza molto ritmo – che lì persino uno come Giancarlo Magalli riesce a diventare noioso. Basti pensare che è una trasmissione che raffredda i bollenti spiriti di Naike Rivelli che qui al massimo si concede un bacio a stampo al suo avversario nella lotta a cuscinate (brrr, che emozione) e che per ora ha addormentato persino quella sagomaccia di Scialpi, che ora pretende di farsi chiamare come una merendina o del cibo per cani (Shalpy). E Paola Barale? Evitiamo battute, per favore, le dobbiamo tutti molto. Persino troppo. Personalmente per l’amore che ho per i genitori, do ancora il beneficio a Yari Carrisi e Pico Rama.
Il punto è che il poco di buono che troviamo in questo reality di sopravvivenza, c’era già in Turisti per caso. Con la differenza che Patrizio Roversi e Susy Blady erano un’altra camminata, che gli ospiti speciali quando c’erano sapevano entusiasmarti (vedi Guccini in Argentina a dissertar di tango e Borges), mentre per quanto riguarda tutto il resto, sembra un programma sotto anestesia. Le coppie non vengono messe davvero alla prova – trovare un passaggio con una telecamera di scorta in Ecuador non è che sia così eroico – e allo stesso momento il valore dell’esperienza umana non trova spazio. Si capisce in alcuni casi – come in quello delle Persiane (la mamma è la Mietta iraniana, la figlia Giulia farà innamorare anche il runner della produzione) – che l’incontro sia stato speciale, ma non c’è approfondimento. Il viaggio è tutto concentrato sui concorrenti ben poco carismatici, ambientazione e abitanti dei paesi che verranno percorsi da Pechino Express (anche Brasile e Perù) sono trattati come il pubblico delle prove: figuranti folcloristici e perplessi, che giustamente ridono e non si capacitano di ciò che vedono. Costantino della Gherardesca che ha ironia e capacità di stare in TV, personalità ed empatia, ma non ha per le mani i concorrenti degli anni scorsi (prendete Marco Maddaloni e Massimiliano Rosolino, loro sì irresistibili, ma ce n’erano diversi all’altezza) forse ha perso entusiasmo per l’avventura. La sua faccia dà l’impressione di chi è così bloccato dalla routine da non sapere come uscirne. E l’affidamento della conduzione di metà puntata a Magalli, mai così moscio in tv, diventando lui l’handicap per una delle coppie, sembra quasi un segnale di questo disagio.
Lo stesso che proviamo noi, peraltro, a scoprire che più passano gli anni e più lui sembra assomigliare a Salvini, una sorta di matrioska che contiene il segretario della Lega. Ma questa è un’altra storia.