Oltre il modello commerciale: il franchising come motore di sviluppo. La parola a Federfranchising

Il franchising oggi si conferma uno dei modelli imprenditoriali più dinamici e resilienti del panorama italiano. La capacità di coniugare identità di brand, innovazione, prossimità territoriale e supporto organizzato rende questo sistema una leva strategica per la crescita delle imprese e per lo sviluppo dell’occupazione.
In questo contesto, Federfranchising – la Federazione che rappresenta franchisor e franchisee all’interno di Confesercenti – svolge un ruolo centrale nel dare voce al settore, accompagnarne l’evoluzione e promuovere una cultura imprenditoriale solida e consapevole.
Federfranchising si definisce “punto di riferimento per franchisor e franchisee”. In cosa si distingue rispetto ad altre associazioni del settore?
Federfranchising si distingue per una configurazione unica: rappresenta insieme franchisor e franchisee all’interno del sistema Confesercenti, una delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese in Italia. Confesercenti siede ai principali tavoli istituzionali e, attraverso questa forza rappresentativa, anche Federfranchising beneficia di un canale diretto con le istituzioni, portando le istanze del settore là dove si prendono le decisioni che contano. A questa dimensione politica affianchiamo una presenza capillare sul territorio e servizi operativi concreti per le imprese, con un approccio che unisce rappresentanza e supporto gestionale.
Quali sono oggi le priorità strategiche della Federazione per sostenere la crescita del franchising in Italia?
Le priorità sono rafforzare la solidità organizzativa della Federazione, ampliare la base associativa e lavorare in modo strutturato con le Confesercenti territoriali. Puntiamo su formazione manageriale, accesso al credito, digitalizzazione delle reti e valorizzazione dei consulenti come leva di crescita.
Qual è la fotografia attuale del mercato del franchising italiano? Quali settori stanno crescendo di più?
Il franchising italiano si conferma un modello resiliente e strutturato con un volume d’affari che supera i 35 miliardi di euro. Cresce l’attenzione verso format sostenibili e capaci di integrare fisico e digitale. I settori più dinamici sono il food organizzato, i servizi alla persona, il retail specializzato e i format legati al benessere e alla prossimità territoriale.
L’Italia è competitiva rispetto agli altri Paesi europei? Dove siamo più forti e dove invece scontiamo ritardi?
L’Italia è molto forte nella capacità di creare brand distintivi e format innovativi, soprattutto nei comparti food e lifestyle. Scontiamo ancora una dimensione media delle reti inferiore rispetto ad altri Paesi e una minore strutturazione dei processi di internazionalizzazione, ma il potenziale competitivo è elevato.
Quali sono le principali difficoltà che incontrano oggi gli aspiranti franchisee?
Le difficoltà principali riguardano l’accesso al credito, la corretta valutazione del business plan e le competenze manageriali. È fondamentale che l’aspirante imprenditore venga accompagnato in modo strutturato per compiere una scelta consapevole.
Cosa significa concretamente “etica del franchising” per Federfranchising?
Significa equilibrio tra franchisor e franchisee, trasparenza nei rapporti contrattuali, sostenibilità economica del modello e rispetto dei ruoli. Una rete funziona solo se entrambi i partner crescono in modo coerente e sostenibile.
Quali sono i servizi più richiesti da franchisor e franchisee?
Accesso al credito, consulenza legale e contrattuale, formazione finanziata, supporto in ambito HR e strumenti per la digitalizzazione delle reti. Le imprese chiedono soluzioni pratiche e strumenti operativi.
In che modo supportate le aziende nella fase di espansione o internazionalizzazione?
Supportiamo le aziende con consulenza strategica, networking istituzionale e collaborazione con le strutture territoriali Confesercenti. Favoriamo relazioni, accesso a competenze qualificate e percorsi di crescita strutturati.
Quanto conta oggi la formazione nel successo di una rete in franchising?
Conta moltissimo. Un franchisee è un imprenditore che deve gestire persone, processi e numeri. Senza formazione manageriale e aggiornamento continuo, la rete perde competitività.
Quali competenze mancano maggiormente agli imprenditori che vogliono aprire in franchising?
Spesso manca una visione manageriale strutturata: controllo di gestione, pianificazione finanziaria, leadership del team. Sono competenze che incidono direttamente sulla sostenibilità del progetto nel tempo.
Quali sono le principali criticità normative che il settore del franchising deve affrontare?
Il settore necessita di maggiore chiarezza normativa, semplificazione burocratica e strumenti che facilitino l’accesso al credito, soprattutto per micro e piccole imprese.
Quali proposte state portando ai tavoli istituzionali?
Stiamo lavorando per rafforzare il riconoscimento del franchising come modello organizzato capace di sostenere il commercio e l’occupazione nei territori. Tra le iniziative che intendiamo riprendere c’è la proposta, già avanzata in passato, di una mappatura strutturata di franchisor e franchisee a livello nazionale. Disporre di dati chiari e aggiornati significa consentire al legislatore di intervenire con strumenti più mirati, sia in ambito fiscale che di accesso al credito. Il franchising non deve essere considerato solo un modello commerciale, ma un sistema organizzato che merita attenzione specifica nelle politiche di sviluppo.
Come stanno cambiando i modelli di franchising con l’avvento del digitale?
I modelli stanno diventando più integrati e data-driven. Il digitale incide sulla governance della rete, sulla comunicazione e sull’efficienza operativa, rendendo le decisioni più rapide e misurabili.
Quali innovazioni stanno trasformando maggiormente il settore (es. omnicanalità, e-commerce, IA)?
Omnicanalità, analisi dei dati e intelligenza artificiale stanno ridefinendo la pianificazione strategica e la relazione con il cliente. Le reti che integrano questi strumenti in modo coerente con il proprio modello organizzativo hanno un vantaggio competitivo significativo.
Quali sono i mercati esteri più interessanti per i brand italiani?
Europa, Medio Oriente e alcune aree dell’Asia rappresentano opportunità interessanti, soprattutto per i brand legati al food, al lifestyle e ai servizi specializzati.
Le aziende italiane sono pronte a competere fuori dai confini nazionali?
Molte aziende hanno competenze e qualità per competere, ma serve maggiore strutturazione dei processi e una strategia di espansione chiara e sostenibile.
Quali settori stanno mostrando maggiore dinamismo (food, servizi, retail specializzato, beauty…)?
Food organizzato, servizi alla persona, retail specializzato e format orientati al benessere e alla prossimità stanno mostrando particolare dinamismo.
Ci sono nuovi format che stanno emergendo e che vale la pena osservare?
Emergono format più flessibili, con investimento iniziale contenuto, forte integrazione digitale e modelli organizzativi leggeri ma strutturati.
Il franchising italiano ha davanti a sé un passaggio decisivo: trasformarsi da modello solido e diffuso a vero motore di innovazione, competenze e sviluppo territoriale. Le condizioni ci sono, le energie anche.
Ora la sfida è fare un salto di qualità collettivo: reti più strutturate, imprenditori più preparati, istituzioni più consapevoli del valore che questo sistema può generare.
Federfranchising indica una direzione chiara, ma il futuro dipenderà dalla capacità del settore di cogliere l’opportunità e di costruire un ecosistema che premi visione, etica e capacità di adattamento.