Morricone: le 10 colonne sonore che hanno reso grande il cinema italiano (e le nostre vite)

di Daniele Tempera | 06/07/2020

Funerale Morricone
  • Dai primi "Spaghetti Western" ai film da Oscar: le colonne sonore di Morricone hanno fatto grande il nostro cinema

  • Sinfonie in grado di accompagnare anche le nostre vite e i nostri ricordi

  • Così l'opera del maestro ha segnato un'epoca

Se ne è andato, in punta di piedi, come aveva vissuto il maestro Ennio Morricone, dopo aver reso immortale il nostro cinema e, se possibile, un pizzico diverse anche le nostre vite. Ci ha lasciato la colonna sonora di un’Italia che stava cambiando irreversibilmente, ma che era ancora capace di risplendere e ammaliare. Già, perché sembra lontanissimo, ma c’è stato un periodo in cui lo Stivale era sinonimo di grande cinema, dove Cinecittà risplendeva di talenti e produzioni, la Settima Arte sapeva ancora raccontare vizi e virtù degli italiani e permettere al mondo di innamorarsi del nostro Paese. Una fabbrica di sogni in cui le musiche del Maestro hanno rivestito un ruolo fondamentale. Abbiamo raccolto le 10 (per noi) colonne sonore indimenticabili firmate dal Morricone. I  “simboli”  di un’epoca e le note che sono diventate, in breve, delle vere e proprie colonne sonore delle nostre vite.

Per un pugno di dollari (1964)

È il primo film della cosiddetta “triologia del dollaro”, il primo del sodalizio Morricone-Leone, che durerà una vita. Fu girato nel 1964 è il West raccontato è molto diverso da quello americano. Non ci sono più buoni assoluti, né cattivi perfidi, ma uomini con i loro traumi, le loro debolezze e le loro miserie.

È il film in cui Sergio Leone si fece conoscere al grande pubblico anche per una colonna sonora in grado di evocare la desolazione e la solitudine dell’ambiente e dei personaggi con un motivo destinato a entrare nella leggenda

Il buono, il brutto e il cattivo (1966)

Se “Per un Pugno di dollari” è l’esordio, “Il buono, il brutto e il cattivo” è considerato l’apoteosi del genere spaghetti western. Un film nel quale, tra colpi di scena e personaggi memorabili (tra cui un indimenticabile Clint Eastwood) c’è spazio per demistificare la guerra, ma anche la storia stessa degli Stati Uniti.

Una pellicola caratterizzata dalla colonna sonora indimenticabile di Morricone, note destinate a rendere immortale il nostro cinema in tutto il mondo.

La Battaglia di Algeri (1966)

Capolavoro di Gillo Pontecorvo e vincitore di un Leone D’oro, il film è la coraggiosa ricostruzione di un momento chiave per la lotta di indipendenza algerina e per i movimenti di decolonizzazione i cui valori si stavano affermando massicciamente anche nella società occidentale.

La colonna sonora del Maestro riesce a restituire perfettamente il senso di tensione e sospensione dell’opera.

C’era una volta il West (1968)

Addio ideale al cosiddetto genere degli “spaghetti western” e a un’intera epoca (quella del West leggendario), il film,  firmato ancora una volta da Sergio Leone è considerato uno dei film più belli della storia del cinema. Una fama a cui contribuisce anche una colonna sonora nostalgica e sognante.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1971)

Fu il film che valse l’Oscar come migliore film straniero e Elio Petri, anche grazie a un gigantesco Gian Maria Volonté. Un’amara e lucida analisi del potere e delle sue perversioni dal sapore kafkiano.

L’apporto di Morricone alla pellicola è monumentale: basta ascoltare le prime note per accorgersi di trovarsi ormai di fronte ad un motivo “familiare” che ha ormai  travalicato la celebrità stessa del film.

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1974)

Ultimo film di Pierpaolo Pasolini, il più complesso, ideologico e “scandaloso”. Il punto di arrivo di una riflessione che l’intellettuale friulano porta avanti da anni sulla nuova violenza della società dei consumi, sulla coazione al piacere. Una trama narrativa complessa in cui trovano spazio l’inferno di Dante, gli scritti di De Sade, le riflessioni di filosofi come Hannah Arendt e della scuola di Francoforte.

Tematiche non facili da tradurre sul pentagramma. Morricone sceglie un waltzer onirico che, contrapposto alle violenze del film, assomiglia all’ennesima beffa del potere sugli individui.

Novecento (1976)

Un affresco monumentale della storia di Italia di Italia del XX secolo, vista attraverso la lente la vita e l’amicizia di due uomini. È il film che affermò Bernardo Bertolucci come grande regista. Ancora una volta l’apporto di Ennio Morricone al successo della pellicola è rilevante.

Un Sacco bello (1980)

È il fortunato esordio cinematografico di Carlo Verdone che costruisce una commedia con personaggi capaci di entrare nell’immaginario popolare, macchiette di un’Italia ancora sospesa tra gli ultimi echi della contestazione e uno smarrimento sempre più palpabile.

Ancora una volta le note di Morricone conferiscono alla pellicola quel surplus di sogno e leggerezza capace di ammaliare.

C’era una volta in America (1984)

L’affresco e il canto del cigno di un’America sognata che non esiste più. È difficile descrivere con poche parole un film che è, di fatto, il testamento morale di un gigante del nostro cinema come Sergio Leone, dove trovano spazio la storia di un gruppo di ragazzi, la malavita italo-americana di primo ‘900 ed echi di una nostalgia che sembra uguagliare le pagine più belle di Marcel Proust.

La musica di Morricone ha il pregio di restituirci indietro l’eco di un’innocenza perduta e forse impossibile, la tragedia dello scorrere del tempo, i ricordi di una giovinezza ormai lontana che coincide con un’epoca che non tornerà mai più.

Nuovo Cinema Paradiso (1988)

È il film che valse a Giuseppe Tornatore l’Oscar come miglior film straniero e il premio della Giuria a Cannes. È la storia di un poetico ritorno alle proprie origini e al proprio centro vitale, l’evocazione di un mondo in cui il cinema sapeva ancora evocare  la “verginità” di uno sguardo ancora non assuefatto alla civiltà delle immagini e alle incrostazioni della vita.

Anche questa volta l’apporto delle note di Morricone è inestimabile: la musica esprime quello che l’immagine suggerisce in un’alchimia che è impossibile dimenticare.