Meride, il player video italiano che sfida le big tech

Federica Basili 18 Giu 2026
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Mentre Netflix, YouTube e le big tech americane consolidano il controllo sull’infrastruttura video globale, c’è un’azienda italiana che da oltre dieci anni ha scelto di percorrere una strada autonoma.

Si chiama Mitigo, e il suo prodotto principale è Meride: si tratta del primo CMS e player video sviluppato interamente in Italia, usato oggi da realtà che vanno da TV2000 a Lamborghini, dalla FAO a Prada.

A raccontarcelo è Giacomo Aschacher, Amministratore di Mitigo.

Meride esiste da oltre dieci anni. Da dove nasce l’idea di costruire una piattaforma video italiana in un mercato già dominato da player stranieri?

Poco prima che nascesse Meride, il mercato dello streaming video era appena agli inizi. In Italia non era ancora arrivato Netflix e l’unico player video conosciuto era YouTube. Alcuni editori illuminati si resero conto che il pubblico sarebbe ben presto cresciuto a dismisura e la monetizzazione di questi contenuti andava massimizzata. Mosai.co, la società capogruppo di Mitigo, decise quindi di sviluppare una piattaforma tutta italiana per andare incontro a queste esigenze e così nacque Meride.

Cosa vi ha convinto che ci fosse spazio per farlo in Italia?

Le piattaforme B2B di streaming video al tempo erano monopolizzate da un paio di colossi statunitensi. Avendo a che fare con il mercato dell’editoria italiana, percepivamo la necessità per un potenziale cliente di rivolgersi a un team in grado di parlare la stessa lingua e di intendersi al volo sull’unicità di un mercato come quello del nostro paese.

I primi anni di una startup tecnologica in Italia sono spesso un percorso a ostacoli: burocrazia, accesso ai capitali, talenti difficili da trattenere. Qual è stato il momento in cui avete rischiato di mollare?

Nel tempo il mercato è cambiato di frequente; oggi stesso stiamo verificando una rivoluzione dovuta all’avvento dell’intelligenza artificiale che sta alterando inesorabilmente le modalità con cui il pubblico arriva a un contenuto. Meride ha sempre accolto il cambiamento senza mai respingerlo perché ha sempre deciso di condividerlo piuttosto che respingerlo. Quindi, pur avendo perso nel tempo un paio di clienti importanti, il nocciolo duro è sempre rimasto fedele alla nostra piattaforma e noi con loro.

Meride si posiziona come il primo CMS e player video sviluppato interamente in Italia. Cosa significa concretamente “made in Italy” applicato a un’infrastruttura tecnologica e perché dovrebbe contare per un publisher?

Ormai la sovranità digitale è un tema non più trascurabile, basti pensare a quanto sta avvenendo a livello geopolitico negli ultimi anni. Per questo, oltre ad avere un team che lavora al 100% nel nostro paese, cerchiamo, per quanto possibile, di mantenere l’infrastruttura all’interno dell’Unione Europea. Questo garantisce il rispetto di norme di sicurezza – dal GDPR alla certificazione ISO 27001 – che tutela non solo i nostri clienti, ma tutti gli utenti che nel tempo hanno visto un video attraverso il nostro player. E, ti assicuro, che sono tanti.

A chi vi rivolgete davvero: alla piccola redazione che vuole indipendenza da YouTube, o al grande editore che vuole controllo sui propri diritti?

Ci rivolgiamo a tutti, piccoli e grandi che siano. Non solo editori, ma anche broadcaster, brand del Made in Italy, istituzioni, piattaforme di e-learning. Chiunque abbia un video da pubblicare lo può fare, e i nostri piani di sottoscrizione sono alla portata di tutti.

Tra i vostri clienti ci sono TV2000, Lamborghini, la FAO, Prada, Micromega e Open Online. È un arco molto ampio. C’è un cliente che più degli altri vi ha legittimato agli occhi del mercato?

Nel tempo riusciamo a costruire con i nostri clienti un rapporto che diventa una vera e propria partnership, che si evolve nel tempo. Con TV2000, per esempio, abbiamo realizzato Play2000, una piattaforma OTT sullo stile di Netflix o RaiPlay interamente sviluppata da Mitigo. Per Lamborghini abbiamo sviluppato Lamborghini TV, un’app per le principali smart TV. Per MicroMega abbiamo realizzato una piattaforma editoriale avanzata, con sottoscrizioni, paywall e contenuti multimediali fruibili dal player Meride.

Convincere un editore italiano a fidarsi di una piattaforma italiana invece di Brightcove o JW Player: qual è stata la resistenza più difficile da abbattere?

C’è il pregiudizio che la tecnologia sia necessariamente affare di aziende estere, e convincere un potenziale cliente a lasciare nomi più blasonati è sicuramente l’impresa più complessa. Lavorando bene, con attenzione e cura, alla fine non è stato poi così difficile.

Il mercato OTT italiano sta crescendo, ma la percezione è che i publisher cedano ancora audience e dati alle big tech straniere. Voi siete una risposta a questo problema?

Decisamente sì. L’OTT è il futuro che consente a chiunque di liberarsi della “schiavitù” delle big tech o degli editori globali e diventare davvero padrone dei propri contenuti, creando una relazione più diretta e fidelizzata con il proprio pubblico. Per questo Mitigo ha sviluppato una piattaforma proprietaria OTT accessibile a chiunque abbia il coraggio di intraprendere questi passi.

Quali sono le tre cose che il sistema italiano dovrebbe fare diversamente per smettere di perdere talenti e progetti tech verso l’estero?

Intanto cominciando a usare tecnologia Made in Italy all’interno delle istituzioni. Avendo partecipato a bandi istituzionali, ci siamo resi conto che forse il pregiudizio maggiore verso la tecnologia italiana nasceva proprio dall’interno. Poi valorizzando le aziende che hanno il coraggio di intraprendere questa strada, perché il Made in Italy non è necessariamente legato a un bene materiale, può esserlo anche per uno digitale. Infine aiutando le piccole e medie imprese come Mitigo a facilitare l’assunzione di giovani talenti e a ridurre la pressione fiscale quando un’azienda porta valore. Purtroppo oggi più un’azienda genera utili che possono essere reinvestiti sul mercato o su nuove assunzioni, più viene tassata.

L’intelligenza artificiale sta riscrivendo l’approccio all’utilizzo di internet. Come cambierà Meride nei prossimi due anni e cosa rischiate di perdere se non vi muovete in fretta?

I cambiamenti all’inizio possono spaventare. Un’azienda come Mitigo, invece, non si è mai fatta spaventare dalle innovazioni tecnologiche, anzi, senza di queste non esisterebbe. L’intelligenza artificiale è un’opportunità: di crescita esponenziale, di sperimentazione, di creazione di nuove modalità di fruizione. L’importante è mantenere un approccio sia critico che creativo. Per questo stiamo integrando l’intelligenza artificiale all’interno di Meride per ottimizzare il processo operativo, semplificando operazioni un tempo più complesse e ampliando l’audience di riferimento, ad esempio generando sottotitoli e traduzioni dei contenuti video caricati.

Se dovesse indicare una cosa sola che Meride ha dimostrato essere possibile fare in Italia, e che molti pensavano non si potesse fare, quale sarebbe?

Che fare tecnologia accessibile ogni giorno a milioni di utenti, stabile e performante, non è appannaggio esclusivo delle big tech.

In un paese che fatica ancora a credere nel proprio digitale, Mitigo ha costruito un’infrastruttura che,ad oggi, può reggere il confronto con i colossi internazionali e lo sta facendo restando italiana. Come sempre, la vera scommessa non si limita alla sfera tecnologica, va ben oltre. Si tratta di cultura e di relazioni e, fino ad ora, si è rivelata efficace.