Renzi a SkyTg24: «I terroristi usano gli aerei di linea, non i barconi»

Il premier Matteo Renzi, ospite a Sky Tg24, parla degli attentati di Parigi con Sarah Varetto. Tra gli argomenti trattati terrorismo e sicurezza

Il premier ha iniziato parlando della proposta di Papa Francesco “Niente porte blindate in chiesa”, è ancora possibile vista la situazione attuale?

Matteo Renzi

«Il tema è molto complesso, è evidente che trovare un equilibrio sia la cosa più difficile da fare. Dobbiamo innanzitutto vivere mantenendo la fierezza e l’orgoglio di ciò che siamo con il coraggio di non rinchiudersi in un momento difficile. I terroristi vogliono questo, ma noi non dobbiamo rinunciare alla nostra identità. Naturalmente l’altro lato della medaglia è che stiamo intensificando ogni tipo di controllo tentando di utilizzare le più nuove tecnologie per mappare situazioni di pericolo e persone pericolose»

INVESTIMENTI IN SICUREZZA –

«Avverto la responsabilità e la delicatezza della fase che stiamo vivendo e vorrei invitare tutti ad essere molto equilibrati. Non bisogna correre il rischio dell’isteria, ma nemmeno della sottovalutazione. Oggi serve un investimento in cyber security. Per mappare le persone e incrociare i dati delle telecamere già presenti»

«I killer in Francia sono cittadini francesi cresciuti nelle periferie di Parigi. Si pone quindi un tema di equilibrio urbano nelle nostre città. C’è bisogno di un investimento per garantire che le periferie non siano luoghi di tabù. Questa strage è l’ennesima strage che nasce in Europa. Per questo chi propone di chiudere le frontiere non è credibile».

«Farò una proposta per investimenti ulteriori, non solo di sicurezza, ma anche di recupero di determinate realtà. Naturalmente le periferie francesi sono diverse da quelle italiane quindi bisogna agire in modo diverso»

IL GIUBILEO –

«Tutti i paesi europei hanno lo stesso grado di rischio. Dobbiamo essere prudenti, vivere la nostra vita e mettere in campo tutte le accortezze. Massima attenzione per il Giubileo, ma se il Papa è un obiettivo è un obiettivo sempre. Spostare il Giubileo non esiste proprio. Roma è la città che ospita la sede della cristianità e ne siamo molto orgogliosi. Ringrazio il Papa per la sua politica estera e non c’è dubbio del ruolo importantissimo che ha svolto nella questione cubana».

«Ciò che è accaduto a Parigi scuote le coscienze e fa mancare le parole per raccontare ai propri figli quello che è successo. Io escludo nel modo più categorico una modifica costituzionale su questi temi. Abbiamo mandato via dall’Italia 55 presunti estremisti perché si sono permessi di scrivere qualcosa su Facebook. Abbiamo fatto 59.700 interventi e continuiamo a tenere sotto controllo i casi più rilevanti con un intervento di intelligence che io giudico positivo. Non credo che in questo momento la priorità siano le leggi speciali. Non escludo modifiche normative per ridurre i tempi tecnici di intervento. Non immagino e non auspico un grande fratello che controlli la vita dei cittadini ma se dobbiamo farlo, rafforzeremo la sorveglianza. Gli italiani devono sapere che non c’è una risposta definitiva al terrorismo. Bisogna alzare al massimo l’attenzione e intervenire dove si può per tracciare e controllare dalle telecamere ai social network alle playstation, le comunicazioni interne».

IL RUOLO INTERNAZIONALE DELL’ITALIA –

«L’Italia guida il comando dell’Unifil in Libano, fa da riferimento logistico in Iraq, Siria, Libia, Kosovo e Somalia. Chi dice andiamo e bombardiamo non capisce la dinamica di fermentazione della Siria, che ha portato a una serie di interventi slegati da una visione unitaria. Le grandi potenze hanno bisogno di dialogo e la coalizione internazionale deve aprirsi alla Russia. Trovo la presa di posizione di Putin molto giusta. La nostra politica estera è basata su sostegno e amicizia con gli Stati Uniti che sono la nostra stella polare, ma ho sempre detto che l’atteggiamento antirusso dell’Europa non ci porta da nessuna parte. Può amare la Guerra Fredda solo chi non l’ha conosciuta».

«Non commettiamo l’errore che si è commesso in passato di intervenire militarmente e andarsene perchè io non voglio una Libia Bis. L’Italia è un paese fondamentale su diversi fronti. Agli italiano dico: “quando ci sono fatti come questo le reazioni di pancia non servono”».

UNA BORSA DI STUDIO PER VALERIA SOLESIN –

«Ciò che è accaduto a Parigi in quel teatro riguarda anche qualcuno di noi. Non voglio ricordare in modo demagogico quello che è accaduto a Valeria Solesin ma tenteremo di onorarla anche attraverso una borsa di studio. Mi piace pensare che saremo in grado di ricordarla anche così assieme alla sua famiglia e alle persone che le hanno voluto bene»

LA QUESTIONE LIBICA –

«Dobbiamo sostenere lo sforzo delle Nazioni Unite per fare un governo in Libia, quando questo ci sarà l’Italia potrà fare molto di più per sostenerlo. Siamo in una fase di stallo che dura da quasi un anno. In Libia non c’è stata una strategia per il “dopo”. Abbiamo lasciato un paese in mano al niente. L’Isis nasce dalle ceneri di Al Quaeda. In Libia la via diplomatica al momento è l’unica opzione. Ecco perché dico che sia fondamentale continuare ad investire in Africa per sostenere gli equilibri geopolitici. La scoperta Eni in Egitto è destinata a cambiare il panorama».

«Siamo sicuri che l’Italia, intesa come paese, non faccia affari con i paesi che sostengono attività di gruppi terroristici. Il punto chiave è che in quella parte di mondo lì ci sono equilibri diversi da quelli che conosciamo. Per loro la democrazia non è un valore assoluto. Esportare la democrazia non è un concetto che si riesce a spiegare bene perché quasi tutti quei paesi non conoscono la democrazia come la conosciamo noi, escludendo la luminosa eccezione di Israele»

LA POLITICA SULL’IMMIGRAZIONE –

«Sarebbe molto facile dare tutta la colpa all’immigrazione. Questo non significa che non dobbiamo avere il massimo rigore per chi arriva nel nostro paese. Per come la vediamo, ad oggi, i terroristi usano gli aerei di linea, non i barconi. I rifugiati scappano dalle stesse persone che vorrebbero farli saltare in aria. Dobbiamo fare operazioni di cooperazione internazionale in quei paesi. È evidente che sull’immigrazione dobbiamo fare di più per l’Italia e l’Europa. L’equiparazione terrorista/barcone è falsa. Non possiamo avere la certezza che su 300.000 persone sbarcate in due anni nessuno abbia commesso reati, ma le evidenze di questi mesi dicono che i terroristi di solito si muovono in aereo. Immigrazione uguale terrorismo è un atto eccessivo e chi è intellettualmente onesto lo capisce».

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