Marco Travaglio: «Di Battista e Di Maio? hanno ragione e torto entrambi»

di Gaia Mellone | 25/06/2019

Travaglio contro Di Battista
  • Marco Travaglio si inserisce nella diatriba tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista

  • Da un lato, il vicepremier ha dovuto scontrarsi con problemi quotidiani, dall'altro l'attivista ha fatto politica dall'esterno

  • I litigi? ben vengano, sono segno di pluralismo e di cambiamento

Anche Marco Travaglio dice la sua sulla lite tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, posizionandosi a metà: entrambi hanno ragione, entrambi hanno torto, e i loro litigi, più creati dalla stampa che tra loro, sono la dimostrazione che il Movimento 5 Stelle sta cambiando.

Marco Travaglio: «Di Battista e Di Maio? hanno ragione e torto entrambi»

Con l’editoriale in uscita oggi su Il Fatto Quotidiano, il direttore Marco Travaglio spiega che se tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio c’è qualche screzio, non è nulla di preoccupante. Si tratta di «due persone per bene che credono in quello che fanno in un mondo di politico di ipocriti e malfattori», ma ci sono delle evidenti differenze. Da un lato infatti c’è Di Maio che «a 32 anni sta imparando nuovi mestieri» destreggiandosi tra nuove sfide etiche del movimento, compromessi con una fazione politica lontana, scandali e problemi. Di Maio sta facendo del suo meglio, e secondo Travaglio lo fa bene: «È riuscito con gli altri ministri a portare a casa una serie di misure che appartengono al Dna stellato» come il dl dignità, l’anticorruzione, lo stop al bavaglio delle intercettazioni, reddito di cittadinanza abolizione dei vitalizi e via dicendo. Dall’altro lato invece, evidenzia Travaglio, «Di Battista è un privato cittadino» che la politica la fa dall’esterno e che «per sua scelta, non ha responsabilità». Non porta sulle spalle lo stesso peso del vicepremier, e ha una «posizione più comoda», che lo porta a vedere «il bicchiere mezzo vuoto» laddove chi è interno ai meccanismi lo vede mezzo pieno. Ma, volente o nolente, Dibba ha un peso politico e «ogni sua critica, anche costruttiva, suona come una sconfessione dell’attuale gruppo dirigente».

Ma secondo il giornalista, non è affatto così: è sintomo di un cambiamento. Finalmente è scoppiato il «dualismo» in «un movimento finora monolitico che espelleva o emarginava i dissenzienti». Negli ultimi due anni i pentastellati «sono molto cambiati», entrando davvero nel grande gioco della politica, e se da un lato ne sono rimasti fortemente colpiti – vedi i risultati alle europee – non ne sono rimasti sconfitti, imparando ad essere più elastici e più “politici”. L’importante, continua Travaglio, è che non cadano nella trappola di barricarsi «con i loro staff di “yesman”» e non inizino «a vedere nemici e complotti dappertutto», ma si ascoltino valutando ogni punto di vista. » Dunque non c’è nulla di male se due leader parlano anche pubblicamente due lingue diverse – tira le somme Marco Travaglio – la democrazia e il pluralismo sono conquiste, non peccati mortali».

(Credits immagine di copertina: ANSA/ TINO ROMANO)