La macchina del fango sul padre di Aylan

di Mazzetta | 11/09/2015

Il padre di Aylan, che comunque si chiamava Alan, era ubriaco, guidava la barca dalla quale sono caduti i figli e la moglie e lui stesso. Anzi, era addirittura lo scafista. Così la macchina del fango lavora per demolire l’immagine che, per come la racconta certa destra, è servita ad aprire le porte ai migranti. Come se prima non entrassero.

Abdullah Kurdi  di ritorno a Kobane (Foto YASIN AKGUL - Getty Images)
Abdullah Kurdi di ritorno a Kobane (Foto YASIN AKGUL – Getty Images)

LE ACCUSE AL PADRE DI AYLAN –

Abdullah Kurdi è «un trafficante d’uomini disperati», scrive il Corriere riferendo dell’intervista di una donna alla TV araba Eufrate, una donna senza nome, ma che è presentata come una donna che con i suoi tre figli e il marito era sulla stessa barca di Kurdi e famiglia. E secondo lei è stato Kurdi a guidare troppo veloce l’imbarcazione e a provocare il disastro. C’è anche la testimonianza di un’altra donna, che però non c’era, una donna irachena che una TV di Baghdad ha presentato come la zia (e quindi la cognata) di Kurdi, che ha detto che l’uomo era ubriaco quando l’imbarcazione è naufragata. Un notizia che tale non è, che molti giornali hanno pubblicato aggiungendo commenti agghiaccianti, al punto che il ritorno a Kobane per seppellirvi la famiglia secondo alcuni sarebbe la prova di una fuga dal luogo del delitto e dalla giustizia turca.

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LA MACCHINA DEL FANGO –

Due testimonianze subito cavalcate da testate quali Libero, il Giornale e Dagospia, che hanno colto l’occasione per ripubblicare la foto del piccolo e insultare chi ne era rimasto commosso. Come se una diversa causa immediata della sua morte ne facesse una vittima meno da piangere e compiangere, come se non valesse. Robaccia, anche perché le autorità turche hanno già arrestato i due sospetti scafisti. Gabriel E. e Borhan Y. sono poi stati accusati di contrabbando di migranti e di «aver causato la morte per deliberata negligenza», nessuna accusa è mai stata sollevata dalle autorità turche o da quanti hanno raccolto i naufraghi nell’immediatezza dell’evento. Ma tutto questo a chi rilancia «notizie» del genere non interessa, l’occasione di insultare i «buonisti» emozionati dalla foto era troppo ghiotta, come quella di ribadire che si è trattato di un «trucco» per vendere l’accoglienza dei profughi. E nemmeno l’occasione di fare la figura da disumani è andata perduta.

 

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