Luigi Di Maio e l’ombra della leadership condivisa

di Gaia Mellone | 29/05/2019

Luigi Di Maio e l'ombra della leadership condivisa
  • Il movimento 5 stelle post-elezioni è diviso sulla leadership di Luigi Di Maio

  • Da un lato la richiesta di dimissioni, dall'altra di un comitato di 5 che lo assistano

  • Davide Casaleggio propone un volto ribaltato su Rousseau: non per sfiduciarlo ma per riconfermarlo

“Uno vale uno”. Dopo il disastroso risultato alle elezioni europee ed amministrative, ritorna in mente il ritornello con cui il Movimento 5 Stelle aveva compiuto il miracolo, qualche urna fa. A guardarlo oggi, non sembra più lo stesso: perdita di consensi, un’alleanza forzata con un partito opposto, une leadership messa in discussione. Quelli che chiedono la testa di Luigi di Maio sono un nutrito gruppo, sopratutto dei pentastellati del secondo turno: i primi, gli originari, restano vicini al leader. Un segnale però deve essere dato.

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Luigi Di Maio e la richiesta di dimissioni

Le dimissioni non sono un’ipotesi particolarmente accreditata: al massimo, gira la voce in Transatlantico, Luigi Di Maio potrebbe abbandonare uno dei due ministeri che guida. Con probabilità a restare indietro sarebbe il Ministero per lo Sviluppo Economico. Tante rogne, poche soddisfazioni, pochissimi ritorni in termini di popolarità. Per Luigi Di Maio sarebbe più conveniente mantenere la poltrona del ministero del lavoro e delle politiche sociali della Repubblica Italiana, che permette di parlare e occuparsi della tutela del lavoro, del sistema previdenziale, delle politiche sociali a sostegno dei bisognosi e delle famiglie. Temi cari al movimento e al suo leader.

Luigi Di Maio e l’ombra della leadership condivisa

C’è anche un’altra opzione che potrebbe arginare la fronda di chi chiede le dimissioni di Luigi Di Maio, ovvero rivolgersi alla rete. Non per chiederne la sfiducia, bensì la riconferma: questo sembra essere il quesito che Davide Casaleggio vorrebbe porre alla piattaforma di Rousseau, la stessa che a suo tempo acclamò Di Maio. E sopratutto, si fa largo l’ipotesi di una “leadership condivisa”. Niente più uomo solo al comando, perché “uno vale uno”: al vicepremier potrebbe essere affiancato un gruppo di 5, cavalieri della tavola rotonda a 5 stelle. Tra i candidati più probabili, anche Alessandro Di Battista, che già ha lasciato la sua campagna in sella allo scooter per riavviarsi ai palazzi di potere.

(Credits immagine id copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI)