Lo stranissimo caso dello scambio di embrioni al Pertini

di Redazione | 20/06/2014

Scambio di embrioni al Pertini? Prende sempre più piede l’ipotesi bufala. Regione e Asl infatti assicurano che nessuna coppia (con quei dati) ha fatto la fecondazione assistita nella struttura romana. Il referto con il logo dell’ospedale San Camillo sarebbe dunque falso e a breve, a partire dalle realtà coinvolte nello strano caso, dovrebbero partire querele e risarcimento danni.

 

(Photo By BSIP/UIG via Getty Images)
(Photo By BSIP/UIG via Getty Images)

 

ALLA RICERCA (INVANO) DI AGITALIA – Del caso ne parla oggi il Messaggero in un pezzo a firma di Mauro Evangelisti che ha provato a rintracciare l’agenzia che assiste la coppia. I Nas ieri hanno svolto una ispezione al Pertini per poter risalire agli autori del referto fake:

In attesa dell’esito dell’inchiesta, andiamo però a cercare Agitalia, l’associazione che mercoledì ha denunciato il caso preannunciando la richiesta di risarcimento di un milione di euro. Ai numeri di telefono di colui che diceva di essere il marito non risponde a nessuno. Lo stesso al 380 a cui rispondeva colei che diceva di essere la moglie ( o un’impiegata dell’associazione, dipende dal giornalista che chiamava). Spenti i cellulari dell’associazione: strano, mercoledì finta madre, finto padre, esponenti di Agitalia parlavano con chiunque.

Fino alla caccia della sede…

Sul sito ci sono due indirizzi. Il primo, viale Libia 158. Qui c’è un negozio di abbigliamento (non di tappeti perché l’ironia sarebbe stata sublime): «Vengono in molti a chiedere di Agitalia, c’è un errore sul sito penso. Al numero 158 di viale Libia ci siamo noi». Un errore può capitare. Secondo indirizzo: viale Eritrea 21. Un palazzo, decine di campanelli. Ma il nome «Agitalia» non c’è. Il portiere: loro vengono qui solo se si prende appuntamento via mail, ma io non li ho mai visti. Da quello che so, ricevono all’interno di un bed&breakfast.

Uno degli ultimi casi registrati e curati da Agitalia parte da Foggia e risale al maggio scorso. Del caso ne parlò Repubblica:

Cinque barattoli, lasciati nella dispensa insieme a quelli per la salsa di pomodoro, ma pieni di banconote in lire per complessivi 38 milioni del vecchio conio. E’ quanto scoperto all’interno della cantina di una 98enne di Foggia che, tra i barattoli di “conserva” (la salsa fatta in casa con i pomodori freschi), custodiva un tesoretto in lire. A notare i barattoli ricchi di banconote è stata la nipote 32enne della donna che ha poi sottoposto il caso ad Agitalia, Associazione per la giustizia in Italia. Cinque tra i barattoli per la salsa contenevano banconote da 500 e 100 mila lire insieme alle immagini di San Luigi Gonzaga e della Madonna del Carmine. La giovane, con grande stupore, ha iniziato a contare il denaro ed è venuto fuori un importo complessivo pari a 38 milioni di lire.

 

pertini bufala 5

 

FOTO GEMELLE E STRANI DOMINI – Non solo: si segnalano svariati casi di denunce rivelatesi poi improbabili. Dietro sempre la stessa agenzia. Il Messaggero, in un pezzo firmato Mauro Evangelisti, cita Rimini, dove Agitalia ha parlato di un caso di una signora di 98 anni che a Rimini trovò 47 milioni di lire nel materasso e un altro caso a Massa Carrara dove stavolta fu ritrovato un libretto bancario. Per entrambi i casi – spiega il Corriere – fu allegata la stessa foto. E sempre il quotidiano riporta:

Quando si parla di bufale, a Roma, si accende la scritta luminosa con il nome dell’avvocato GIacinto Canzona (tra le più famose balle vendute ai media c’è la coppia che dichiarava di aver perso un figlio durante il naufragio della Costa Concordia e la maxi eredità ricevuta da un cagnolino). Smascherato da Striscia la notizia, l’ordine degli avvocati di Tivoli ha anche aperto un procedimento nei suoi confronti. Chi ha registrato il dominio www.agitalia.info? Mario Marchetti. Se si cerca negli archivi in due casi Canzona compare con l’avvocato Mario Marchetti. Magari è solo un ononimia.

Intanto la relazione del San Camillo parla di referto manomesso e il dg del Pertini presenterà una denuncia per calunnia.

(Credit copertina: Anne Christine Poujoulat / Afp / Getty Images)