La prima notte del giudizio: Recensione, Make The Purge Great Again

La prima notte del giudizio, ci racconta che per il Giorno del Ringraziamento il governo degli Stati Uniti ha in mente di concedere 12 ore di anarchia, durante le quali ogni crimine viene condonato, si tratta di un esperimento limitato attraverso il quale si spera di far scendere il tasso di criminalità.
La prima notte del giudizio. Make The Purge Great Again è il nostro secondo titolo, frutto anche del cappellino in stile Trump (seguiteci su Facebook per sapere come averlo) donateci all’anteprima stampa che è caduta il 4 luglio, giorno dell’indipendenza americana, mentre la pellicola già dal 5 luglio è in tutte le sale.
La prima notte del Giudizio | Recensione

Quarto film di una saga, che curiosamente migliora andando avanti. Sicuramente il fascino della idea nata dallo sceneggiatore James De Monaco nel primo episodio nel 2013 dove il nuovo governo dei Padri fondatori aveva deciso dopo un primo esperimento (quello di cui ci parla questo prequel) voluto in America dai Nuovi Padri Fondatori per abbassare il tasso di criminalità al di sotto dell’uno per cento nel resto dell’anno. La scelta di testare una teoria sociologica che lascia sfogare l’aggressività per una notte in una comunità isolata e che ben presto diventerà legale in tutto il paese, portando come conseguenza principale l’eliminazione di quelle classi di emarginati e poveri e riducendo anche il numero della popolazione (altra teoria molto in voga).

Per questo quarto film della saga che ci racconta come tutto è cominciato, non si perde un colpo, anzi aumenta la curiosità dello spettatore per una storia che forse neanche lo stesso sceneggiatore 5 anni fa poteva immaginare di drammatica attualità, e men che mai poteva ipotizzare nel 2013 l’ascesa di Donald Trump, che a molti sembra veramente il primo dei Padri Fondatori. La forza della pellicola però non risiede nelle sue presunte capacità profetiche, che dobbiamo ammettere ad Hollywood con le loro idee molto spesso azzeccano previsioni improbabili, ma anche nelle solide capacità del regista che il produttore principale Jason Blum ha scelto:
“Quando ho visto Il codice del silenzio di Gerard, l’ho adorato. L’ho mandato a James e Sébastien, i nostri partner in tutti i film di La notte del giudizio, e anche loro l’hanno apprezzato molto. Quando ci siamo incontrati con Gerard, siamo rimasti colpiti dalla sua visione del film. Ha fatto un lavoro fantastico.”

Il regista Gerard McMurray è nato a New Orleans da genitori neri e conta una solida esperienza di studi, avendo vissuto l’uragano Katrina in prima persona sapeva cosa significasse essere abbandonato dal proprio governo e sperimentare la disperazione appena fuori dalla porta di casa.
“Penso che le persone siano infatuate dall’idea che tu possa fare tutto ciò che vuoi per 12 ore senza ripercussioni”, suggerisce McMurray. “Ci chiediamo, ‘Cosa faresti nella notte dello Sfogo?’ Detto questo, non abbiamo mai saputo né capito come sia iniziata l’intera faccenda.”
McMurray ha ipotizzato l’idea che per il governo fosse arrivato il tempo di dar via a questo oscuro esperimento sociale.
“Mi sono chiesto, come tutti i fan della serie, come è iniziato tutto e come hanno reagito queste persone. La storia di James è più intima rispetto ai precedenti capitoli, più personale. Vediamo il primo episodio in cui qualcuno si sta purificando per la prima volta … e diventa virale. Sì, questo Sfogo è decisamente più politico rispetto ai capitoli precedenti”. Continua il regista. “Subentrando come regista di colore, volevo davvero affrontare le questioni politiche. Penso che alcuni problemi che stiamo affrontando ora nella società parlano di La notte del giudizio. Basando questo film sulla realtà, sapevo di poter raccontare una storia più ricca di sfumature e aiutare il pubblico a capire fin dall’inizio il perché di quello che succede – e anche perché questo scenario sia così vicino alla nostra società attuale. Mi sono permesso di affinare e raccontare una storia che fosse più coinvolgente per il pubblico… e che al contempo offrisse scene di grande azione horror.”
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La prima notte del Giudizio | Recensione

Decisamente il commento del regista da solo sintetizza tutto il buono della pellicola al quale possiamo aggiungere solo l’alta qualità della produzione che vede anche Michael Bay tra i produttori, che grazie anche all’ so più largo di mezzi rispetto ai precedenti capitoli, ci porta all’interno di Staten Island il quartiere di NY scelto per il primo esperimento, che cela già gli oscuri piani dei Padri Fondatori.

Se vogliamo inevitabilmente fare un paragone a fatti recenti, molte scene possono in modo fin troppo drammatico ricordarci dei terribili attentati di Parigi all’opera dell’Isis. In un certo senso la stessa nascita dello stato Islamico, che aveva attirato come mosche con il miele centinaia di giovani europei, in luogo dove potevano con facilità uccidere, oltre che a raggiungere l’agognato paradiso del profeta. Il dibattito sempre acceso sulle armi negli Stati Uniti sul controllo delle armi, non per nulla nella pellicola si cita la NRA (National Rifle Association), la potente lobby delle armi che appoggia i Padri Fondatori contro il partito Repubblicano e Democratico nella speranza di far uscire dalla crisi economica gli Stati Uniti.
Il genere del film è forse quello che andava in voga, con grande successo, negli anni’70: la fantapolitica, ma molti amano usare la parola futuro distopico che in realtà mal si adatta. Dobbiamo ammettere che in questi tempi recenti la possibilità di un futuro Purge- Sfogo è tutt’altro che una remota possibilità. Di conseguenza ci troviamo di fronte ad un quarto capitolo di una saga, forse quello conclusivo, ma una volta tanto speriamo di no, estremamente efficace, con un cast brillante a partire da Marisa Tomei nel ruolo della psicologa che vuole testare la notte del giudizio in una comunità isolata, ma che ben presto scopre che dietro le sue idee per combattere la violenza si cela ben altro. Mentre nella lotta per la sopravvivenza durante la terribile notte troviamo un antieroe come Dmitri interpretato da Y’lan Noel ( che abbiamo visto nella seria Insicure Hbo) che cercherà di salvare la sua ex Nya (Lex Scott Davis ) e il giovane fratello Isaiah (Joivan Wade).
Un film da vedere se siete fan della saga, e senza dubbio per coloro che non conoscevano la notte del giudizio assolutamente da scoprire attraverso questo prequel, che ci introduce in questo oscuro lato degli esseri umani. Esseri umani ormai indifferenti e assuefatti alla violenza e alla morte che ci viene propagata ogni giorno attraverso i media, un film che va ben oltre l’intrattenimento e che lascia aperta la domanda che lo stesso regista si è posto : “Tu cosa faresti nella notte dello Sfogo?”