La bufala della strage di bambini per i Mondiali

di John B | 17/06/2014

Alla vigilia dei mondiali di calcio 2014 in Brasile, varie fonti sul Web e su altri media hanno pubblicato notizie sconvolgenti secondo cui le autorità brasiliane avrebbero fatto uccidere migliaia di bambini poveri al fine di ripulire le strade da una presenza che avrebbe potuto provocare imbarazzo a livello internazionale.

L’origine della notizia sarebbe un servizio giornalistico scritto da un reporter danese e accompagnato da fotografie in cui si vedono corpi di bambini ammucchiati e strade insanguinate e coperte di cadaveri di giovanissimi battute da squadre di agenti con i fucili spianati. La cassa di risonanza della notizia è stata la sua pubblicazione sul portale informativo in lingua spagnola Vozpopuli nel quale però una didascalia precisa che i bambini ammucchiati nella fotografia che ha fatto il giro su Facebook non sono morti ma stanno semplicemente dormendo. Indubbiamente il Brasile è un paese ferito dalle decine di milioni di persone che vivono in condizioni di estrema povertà e a farne le spese sono soprattutto i bambini. Di qui a sostenere che il governo brasiliano abbia ordinato l’eliminazione fisica dei cosiddetti “bambini di strada”, però, ce ne passa. Già solo per logica, non è verosimile immaginare che una simile operazione possa passare inosservata e il danno di immagine che provocherebbe (per non parlare delle conseguenze sul piano delle relazioni e delle sanzioni internazionali) sarebbe di svariati ordini di grandezza superiori rispetto a quello che dovrebbe evitare. Si è detto che una delle due foto mostra bambini che dormono per strada, fenomeno tristemente noto e diffuso nelle città brasiliane. L’altra fotografia, invece, che alcuni siti hanno pubblicato come prova dell’uccisione sistematica di bambini per ripulire le strade in vista dei mondiali, ha tutt’altra storia.

La foto è stata pubblicata su una pagina Facebook gestita da alcuni poliziotti brasiliani ed è riferita ad un’operazione militare effettuata in ritorsione dell’uccisione di alcuni soldati da parte della criminalità. Il post originale (che parlava apertamente di una vera e propria vendetta per l’uccisione dei soldati) è poi stato rimosso in conseguenza delle numerose proteste che aveva attirato. La foto è stata riciclata per sostenere quanto affermato dal giornalista danese, che si chiama Mikkel Jensen. Quest’ultimo è un giornalista indipendente che non è mai stato accreditato dalla FIFA. Jensen ha realizzato alcuni servizi (compreso un documentario) dopo aver visitato la città di Fortaleza nella quale si disputeranno alcuni incontri del Mondiale e aver riscontrato le condizioni penose dei bambini più poveri. In quella circostanza Jensen raccolse le dichiarazioni della gente e degli assistenti sociali, secondo cui si verificavano numerose sparizioni di bambini di strada. Tuttavia quella denuncia non era legata all’evento calcistico ma si riferiva a una situazione conosciuta e denunciata già da anni. Si tratta dei cosiddetti “Gruppi di Sterminio”, vere e proprie squadre della morte operanti dagli anni novanta e spesso composte anche da agenti di Polizia e militari (sia in servizio che ex appartenenti). Si tratta di mercenari, assoldati da chi ha i soldi per pagare e utilizzati per ogni genere di efferatezza. In questo contesto, sembra che anche ricchi e commercianti assoldino queste squadre al fine di ripulire i quartieri da mendicanti e ladruncoli, gran parte dei quali sono ragazzi e bambini. Ma questo non è l’unico fenomeno drammatico a interessare i bambini. Proprio a causa della povertà, i bambini brasiliani non esitano ad arruolarsi nelle bande dei narcotrafficanti, a diventare a loro volta killer per uccidere antagonisti e appartenenti alle forze militari, a entrare nel giro della prostituzione minorile. Spesso vengono rapiti e/o venduti per gli scopi più disparati. I più fortunati vengono “adottati” da chi non può avere figli, i meno fortunati finiscono nelle grinfie di pedofili e di trafficanti di organi. Insomma, i bambini di strada brasiliani spariscono e muoiono per tante ragioni a prescindere dai Mondiali di calcio. Jensen ha giocato su fatti e circostanze per insinuare una relazione tra l’evento calcistico e le uccisioni, ma la storia vera, ancorché non meno drammatica, è un’altra.