La parabola discendente di un simbolo femminista: da Handmaid’s Tale a Jenner’s Tale

di Gaia Mellone | 11/06/2019

  • Kylie Jenner ha dato una festa per la sua BFF a tema Handmaid's Tale

  • Dai nomi degli invitati fino ai cocktail, dalle frasi di benvenuto al dress code, sembrava di essere a Gilead

  • Una scivolata che non le è stata perdonata nemmeno dai suoi fan, che hanno criticato la banalizzazione di un tema purtroppo ormai così attuale

Dalle femministe alle Kardashian è davvero un attimo. La festa a tema di una delle sorelle più piccole dell’impero di influencer ha dimostrato come un simbolo, nato dalla narrativa e adottato di movimenti femminista, possa diventare in un attimo un costume di carnevale.

La parabola discendente di un simbolo femminista: da Handmaid’s Tale a Jenner’s Tale

Di dresscode per le feste delle sorelle Kardashian ne abbiamo visti davvero tanti, ma l’ultimo obbligatorio per il party di Kylie Jenner ha superato ogni aspettativa, e limite. Bonnet bianco e  mantello rosso: poco sexy rispetto al solito ma evidentemente anche la miliardaria finita sulla copertina di Forbes è un’appassionata di Handmaid’s Tale, il racconto dell’ancella, serie tv che ha riportato alle luci della ribalta il romanzo distopico di Margaret Atwood del 1983. La festa è stata organizzata per il 22esimo compleanno dell’amica Stassie, evidentemente grande fan. Ma davvero un party a tema “ancella” con tanto di cocktail “Praise Be Vodka“, “Under His Eye Tequila“ è degno di una reale fan? e sopratutto, è accettabile visto ciò che sta succedendo in Usa in tema di diritti delle donne e visto il simbolismo originario dietro all’abito banalizzarlo così? ed è giusto  chiamare gli invitati uomini “commander” e le loro fidanzate con l’escamotage della stori di Gilead “of-“? la risposta, a tutte le domande, è ovviamente no.

Le ancelle italiane

Il codice di abbigliamento narrato nel romanzo e riproposto nella serie tv inflitto alle ancelle è tutt’altro che casuale: l’abito rosso infatti rimanda alla fertilità, ma anche al sangue. È un colore solitamente accostato alla passione e all’amore, ma è prerogativa delle ancelle, divenute incubatrici umane destinate ad essere stuprate dai loro “Commander” per ovviare all’infertilità delle mogli (o almeno, così viene raccontato). Un abito che nella storia ha un valore simbolico molto forte, e che anche nella trasposizione televisiva ha un fortissimo impatto: la serie infatti ha delle luci molto basse e colori spenti, che fanno risaltare l’abito delle ancelle. Proprio per questo simbolismo, unito al grande successo della serie televisiva Hulu, l’abito di The Handmaid’s Tale ha cominciato una vita propria, diventando un simbolo dei movimenti femministi contemporanei. Lo abbiamo visto per esempio a Verona già lo scorso anno, quando le attiviste di non una di meno l’hanno indossato mentre il Consiglio Comunale proclamava la città come «città a favore della vita» e sostenendo associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto. Sempre all’ombra dell’arena, i mantelli rossi hanno sfilato di nuovo indossati sempre dalle stesse attiviste in occasione del Congresso Mondiale delle Famiglie.

Le ancelle nelle strade americane

Ma perché a Kylie Jenner dovrebbe importare di un movimento femminista italiano? perché in realtà quell’abito è diventato simbolo della lotta femminista anche negli Usa. L’hanno scelto diverse donne che hanno protestato in strada negli ultimi mesi contro le leggi antiaborto della Georgia, dell’ Alabama e della Louisiana.  E vedere quello stesso abito addosso ad una ragazza imprenditrice, giovane e famosa in tutto il globo mentre sorridente dice «Benvenuti a Gilead bellezze» e si scatta selfie allo specchio con le amiche in pose ammiccanti, fa un po’ impressione. Una leggerezza, diranno in molti, ma non è il momento di essere leggere, non se sei una donna negli Stati Uniti. Siamo lontani dagli orrori del mondo distopico di Gilead, ma p importante che la consapevolezza arrivi anche alle nuove generazioni, sopratutto se hanno 137milioni di follower su Instagram. La speranza però l’hanno riportata i suoi follower: in moltissimi infatti hanno criticato la scelta della loro beniamina., Del resto, almeno stavolta, può valere la classica scusa poco intellettuale: “non ho letto il libro, ma ho visto il film”. Ad aver letto il romanzo della Atwood saranno sicuramente in pochi, ad aver visto la serie molti di più. E se ogni tanto, magari tra una puntata e un selfie, si aprisse anche il giornale, non sarebbe una cattiva idea.

(Credits immagine di copertina: kyliesnapchat)

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