Guerra all’Isis: cosa farà l’Italia?

di Redazione | 17/11/2015

isis matteo renzi

Nemmeno un passo contro l’Isis se non ci sono anche Stati Uniti e Russia: l’Italia è già impegnata sul fronte sia iracheno che afghanistano, e quindi noi “facciamo già la nostra parte”. E’ prudente e invita tutti i suoi ministri alla prudenza il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi dopo l’annuncio di François Hollande davanti al Congresso francese riunito a Versailles: la Francia è in guerra. Esatto, per ora lo è la Francia: l’Italia attende e non si fa trascinare.

GUERRA ALL’ISIS, COSA FARA’ L’ITALIA?

Sul Corriere della Sera Maria Teresa Meli riporta la posizione del governo. Punto discriminante dell’iniziativa sul fronte mediorientale è il multilateralismo: nessuno va da nessuna parte senza Usa e Russia.

Io sono prudente per ovvie ragioni, quando si parla di guerra. Dobbiamo essere seri, non stiamo discutendo di un congresso di partito, ma di un conflitto e noi non vogliamo entrare in guerra»: Matteo Renzi tira il freno a mano. Il premier dà tutta la sua solidarietà a Hollande, ma non accoglie l’appello alla guerra del presidente francese. «Occorre agire con moderazione», è l’invito che Renzi rivolge fuori dai confini patri, ma anche all’interno. Con i ministri si è raccomandato: «Prudenza e serietà». Per questa ragione vengono viste come fuori linea le dichiarazioni della titolare della Difesa Roberta Pinotti, favorevole alla possibilità che il nostro Paese estenda i bombardamenti oltre l’Iraq. Nel governo Pinotti viene ritenuta una brava ministra, ma troppo influenzata dai generali. «Noi siamo impegnati nella coalizione sul fronte dell’Iraq e lasciamo i nostri soldati in Afghanistan, facciamo la nostra parte, ma ci vuole il massimo di responsabilità», è il convincimento del presidente del Consiglio. Paolo Gentiloni è in totale sintonia con il premier, come dimostra il suo discorso alla Camera. Insomma, certi confini non si travalicano. «Non ci facciamo trascinare in un’iniziativa senza gli Stati Uniti e la Russia e senza avere un chiaro obiettivo strategico per il dopo», spiega Renzi. Il quale è convinto, e non da ora, che per venire a capo di questa situazione occorra anche affidarsi al «contributo determinante della Russia» perché è con questo «contributo» che si può studiare «un’uscita di scena di Assad», senza «compiere gli stessi errori della Libia».

Anche perché, hanno spiegato esperti ed analisti al premier, l’idea di intensificare le ostilità contro l’Isis farebbe tutt’altro che bene ad un paese che si sta preparando a celebrare il Giubileo della Misericordia.

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Tanta prudenza da parte del presidente del Consiglio è dovuta anche ad altri due fattori. Il primo riguarda la preoccupazione del premier di «non spaventare gli italiani». Renzi non vuole dare ai cittadini l’impressione che il nostro sia un Paese in guerra, «anche perché così non è». Pure su questo il premier si è soffermato con i «suoi» ministri prima del viaggio in Turchia: «Niente inutili allarmismi». Ma c’è un secondo fattore dietro la cautela adottata da Renzi. I suggerimenti che provengono dai nostri servizi e apparati di sicurezza, infatti, vanno in questa direzione: se non si vuole mettere il Paese nel centro del mirino, meglio evitare di trasformare questa vicenda in «un conflitto» con i terroristi islamici. Per questa ragione a Palazzo Chigi non piacciono i toni sopra le righe di alcuni esponenti politici e anche di taluni ministri. È opportuno mantenere la calma «non reagire d’istinto», dice il premier. Il che non vuol dire, avverte, che non «occorra essere duri e determinati». Ma, secondo Renzi è chiaro che «questa situazione non si risolve con uno schiocco di dita»: «Occorreranno anni e dobbiamo spiegarlo agli italiani, per evitare facili illusioni».

La paura di ripetere gli errori libici, per dover stare dietro “alle ansie dell’opinione pubblica di un popolo”, è tanta.

Renzi incassa con soddisfazione la prudenza dimostrata da Obama: «Anche per lui la Libia è l’esempio di come non si deve agire. Lì si sono fatti dei raid pensando di soddisfare l’opinione pubblica di alcuni Paesi e non si è costruita una strategia, così da ormai quattro anni la Libia è nel caos». Un altro riferimento, con il freno a mano tirato, all’ansia francese di un conflitto. «Siamo capaci di usare il pugno duro — dice Renzi — e lo abbiamo dimostrato, però niente soluzioni semplicistiche». E questa volta il premier non si rivolge solo all’esterno, ma anche all’interno, ai leghisti, che «fanno l’equazione sbagliata rifugiati-terroristi» e a quanti pensano che il conflitto sia l’unica soluzione possibile. «Noi — assicura il premier — snideremo i terroristi, ma senza fare confusione e avendo sempre in mente una strategia complessiva, altrimenti siamo destinati a perdere».

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