Grecia, la storia della crisi

di Andrea Mollica | 25/06/2015

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Grecia

, la crisi di Atene domina la politica europea da ormai cinque anni e mezzo. Iniziata con la scoperta di conti pubblici falsificati per anni, la crisi del debito sovrano ellenico ha generato una lunga recessione, spinto un’imponente crescita della disoccupazione e favorito il continuo incremento del debito pubblico di Atene. Dal 2010 a oggi gli Stati dell’eurozona hanno messo a disposizione della Grecia oltre 240 miliardi di euro in prestiti, e al momento la cura prescritta è stata tanto costosa quanto inefficace.

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LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images

GRECIA CRISI

– La crisi della Grecia inizia ufficialmente il 20 ottobre del 2009. Il partito socialista PASOK è appena tornato al potere sotto la guida di Giorgios Papandreou. Il nuovo governo comunica quel giorno ai partner europei così come ai mercati finanziari la truffa sistematica dei conti pubblici ellenici avvenuti negli anni precedenti, quando la Grecia era governata dai conservatori di Nea Dimokratia. Il disavanzo di bilancio, aumentato a causa della recessione globale del 2008, non sarà a fine 2009 assestato attorno al 6% come annunciato dal precedente esecutivo, ma su un valore doppio, tra il 12 e il 13%. Un deficit enorme, quattro volte superiore ai criteri di Maastricht che impongono un disavanzo di spesa rispetto alle entrate per un massimo di 3 punti percentuali di Pil. La Grecia si accorda con le autorità europee per condurre il deficit al di sotto del tetto del 3% entro il 2012, ma dopo pochi mesi è chiaro come il percorso di consolidamento fiscale sia reso impossibile dalla crisi di fiducia sui mercati dei capitali. Il costo del debito ellenico esplode, facendo aumentare significativamente le spese del governo di Atene. Nei primi mesi del 2010 si palesa la possibilità del primo default sovrano all’interno dell’eurozona. I Trattati di Maastricht, che avevano istituito l’unione monetaria, sono caratterizzati da una clausola di non salvataggio all’articolo 125, in cui si fissa il principio per cui nessuno Stato UE sia responsabile per gli impegni finanziari non rispettati da un altro Paese dell’eurozona. Nelle prime settimane di maggio del 2010 questa clausola viene sostanzialmente accantonata, per poter soccorrere la Grecia a un passo dalla bancarotta. Il costo del debito è ulteriormente schizzato tra febbraio e aprile, e a fine mese la Grecia di Papandreou presenta una richiesta formale di assistenza finanziaria. L’Europa, insieme al Fondo monetario internazionale, predispone un piano di aiuti dal valore di circa 107 miliardi in crediti, che inizialmente avrebbero dovuto essere pari a 110 miliardi, 80 di competenza degli Stati dell’eurozona, 30 invece del Fmi.

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Milos Bicanski/Getty Images

CRISI ECONOMICA GRECIA

– Gli stati membri dell’Eurogruppo hanno predisposto un veicolo finanziario, Greek Loan Facility, che ha erogato prestiti per 77,3 miliardi di euro dal maggio del 2010 al giugno del 2013. La cifra è stata ridotta di poco meno di 3 miliardi per la successiva rinuncia di tre Paesi, la Slovacchia, l’Irlanda e il Portogallo. Dublino e Lisbona hanno dovuto abbandonare il piano di salvataggio della Grecia a causa del programma di assistenza finanziaria a cui hanno ricorso dopo la loro espulsione dai mercati dei capitali. Il Fondo monetario internazionale partecipa al programma con 30 miliardi di crediti da erogare attraverso un accordo stand-by, stand-by agreement (SBA), lo strumento di assistenza utilizzato per soccorrere i Paesi in crisi finanziaria. Per ottenere i prestiti la Grecia ha firmato un programma di aggiustamento economico con le istituzioni creditrici: la Commissione europea, in rappresentanza dell’Eurogruppo, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. Tramite questo programma, chiamato spesso Memorandum of Understanding, o più abitualmente Memorandum, il governo Papandreou si è impegnato a presentare un pacchetto di misure di riduzione della spesa e di riforme strutturali per ottenere un disavanzo di bilancio al di sotto del 3% nel 2014. Un obiettivo che però si rivela irrealistico, mentre le tensioni sui mercati spingono gli Stati membri dell’UE all’istituzione di un nuovo veicolo finanziario, European Financial Stability Facility, che erogherà i prestiti ai Paesi dell’unione monetaria in difficoltà finanziarie, tramite garanzie pubbliche fornite dagli Stati dell’eurozona. Al fine di continuare a erogare i crediti la Troika, il soprannome di UE, Bce e Fmi, controlla periodicamente l’applicazione del Memorandum, con una valutazione finale decisa dall’Eurogruppo. Il consesso che riunisce i ministri finanziari dei Paesi dell’unione monetaria deve stabilire, su base tendenzialmente trimestrale, se rinnovare la tranche di prestiti ad Atene oppure bloccarli in caso di mancato rispetto del Memorandum. In Grecia esplode la rivolta sociale contro le misure di austerità contenute nel programma stabilito con le istituzioni creditrici. Il quarto pacchetto di austerità, introdotto dopo altre precedenti manovre di risparmi, adottato dal governo Papandreou per rispettare il Memorandum suscita enormi proteste. Negli scontri di piazza muoiono anche diverse persone, mentre il piano di assistenza finanziaria è rivisto più volte nei mesi successivi. Il tasso di interesse richiesto alla Grecia è abbassato dagli iniziali 300 punti base sopra l’Euribor trimestrale per i prestiti per i primi 3 anni, con maturità a 5 anni, a 200 punti base e maturità 10 anni a metà del 2011. L’economia greca collassa sotto il peso della crisi finanziaria e delle riduzioni di spesa, e nell’estate del 2011 appare evidente che la Grecia non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi di bilancio fissati dal programma. L’Europa trova un accordo per prolungare l’assistenza finanziaria, e si cerca una soluzione sostenibile per un debito del greco indirizzato verso il 200% sul Pil.

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Kostas Tsironis – Pool/Getty Images

TAGLIO DEL DEBITO E SECONDO PROGRAMMA DI SALVATAGGIO – La recessione in Grecia è iniziata a fine 2008 e prosegue alla massima intensità nel 2011. La crisi economica diventa crisi politica, con la caduta del governo Papandreou. Nell’autunno del 2011, dopo due due anni di governo sempre più impopolare, il premier greco aveva ottenuto dall’Europa un taglio del debito e un nuovo programma di assistenza finanziario. In cambio dei nuovi prestiti i creditori hanno chiesto un’ulteriore, drastica manovra di rigore. Dopo aver superato un voto di fiducia sull’intesa con l’Europa, Georgios Papandreou annuncia la convocazione di un referendum per far esprimere il popolo greco in merito all’accordo. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy rispondono bloccando la sesta tranche di crediti del primo programma di salvataggio, e il premier ellenico si dimette. Nel novembre del 2011 nasce un esecutivo di grande coalizione appoggiato da PASOK e Nea Dimokratia, guidato da Lucas Papademos, ex governatore della Banca nazionale greca e vicepresidente della Bce dal 2002 al 2010. Il compito principale del nuovo governo è la stipula del secondo programma di salvataggio della Grecia. I 34 miliardi di euro di prestiti previsti dal primo piano di assistenza finanziaria non ancora erogati vengono incorporati nel nuovo programma. L’EFSF assume il compito di erogare i crediti, per un volume complessivo di 109 miliardi di euro, a un tasso di interesse del 3,5%. La Grecia potrà ripagare i nuovi prestiti entro 15 anni, il doppio previsto rispetto al primo programma. Il punto più importante del secondo piano di assistenza è il taglio del debito pubblico da circa 100 miliardi di euro. L’Europa spinge Atene a realizzare il più grande default della storia, che riguarda obbligazioni sovrane elleniche per un volume di circa 206 miliardi di euro. I bond detenuti da creditori privati subiscono una svalutazione nominale del 53,5%, con titoli con maturità allungata tra gli 11 e i 30 anni, e tassi di interesse portati al 3,65% di media. La perdita media complessiva per gli investitori privati si avvicina al 75%. Il 9 marzo del 2012 ISDA comunica l’avvenuto default, così azionando il pagamento dei CDS, i derivati stipulati per proteggersi dal rischio della bancarotta. La Grecia riduce il suo debito pubblico di circa 100 miliardi di euro grazie all’accettazione del piano di ristrutturazione da parte dell’85% dei suoi creditori. Il default sul debito privato è stato giudicato inevitabile dai Paesi dell’eurozona per concedere alla Grecia una nuova tranche di aiuti finanziari, questa volta da 130 miliardi di euro. Il Fondo monetario internazionale partecipa con crediti da 28 miliardi. Il secondo programma di aggiustamento economico della Grecia abbassa a 10 punti base sopra l’Euribor il tasso di interesse chiesto al governo di Atene dai suoi creditori, allungando a 15 anni la maturità dei prestiti già erogati. Dal marzo del 2012 fino all’agosto del 2014 Eurogruppo, attraverso l’EFSF, e Fmi erogano 153,88 miliardi di aiuti finanziari alla Grecia. L’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi di euro è bloccato dai ministri finanziari dell’unione monetaria nell’autunno del 2014.

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ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images

AUSTERITY E RISULTATI – Il secondo programma di aggiustamento firmato dalla Grecia impone, come il primo, numerose misure di austerità al governo di Atene, che sono veicolate nel quinto pacchetto di austerità, approvato poco prima dello scioglimento del Parlamento. Il governo tecnico di Papademos conclude il suo mandato, e ci vogliono due elezioni anticipate per far nascere una nuova maggioranza. Il centrodestra di Nea Dimokratia torna al potere con Antonis Samaras, che forma un esecutivo di grande coalizione con PASOK e DIMAR, un altro partito di sinistra, che prosegue l’applicazione del Memorandum. I funzionari della Troika si recano periodicamente nei ministeri per applicare il rispetto degli interventi concordati, che riguardano un taglio del 22% al salario minimo, fissato a 750 euro lordi al mese, la soppressione di 150 mila posti di lavoro nel pubblico impiego, tagli alle pensioni da 300 milioni di euro, tagli alla difesa e alla spesa sanitaria, più riforme strutturali quali la liberalizzazione del mercato del lavoro, deroghe alla contrattazione collettiva per abbassare i salari e aperture dei mercati e delle professioni regolarmente. Negli anni precedenti erano stati bloccati gli stipendi pubblici, ridotti i bonus nel settore statale, ripetuti aumenti dell’Iva, l’introduzione di un tassa sulla prima casa, più numerose misure di rigore. In totale la Grecia, al netto del ciclo economico, ha adottato una correzione del suo avanzo primario pari al 19% del Pil. Negli anni della crisi finanziaria, iniziata a fine 2008 e poi proseguita in eurozona con la crisi dei debiti sovrana, nessun Paese occidentale ha operato una simile restrizione di bilancio. I risultati ottenuti sul fronte economico e sociale sono stati però prevalentemente negativi, e ciò ha favorito l’instabilità politica registrata dal 2009 a oggi. Il tasso di disoccupazione dal 7,8% di prima della crisi al 27,5% del 2013, poi leggermente sceso a 26,5%. Gli occupati si sono contratti di un milione, passando da poco più di 4 milioni e mezzo a circa 3 milioni e mezzo, in un Paese con una popolazione complessiva di poco meno di 11. La riduzione della forza lavoro e i tagli alla spesa hanno favorito l’aumento della povertà, che colpisce 2 milioni e mezzo di persone. Altre 3, secondo uno studio del Parlamento ellenico, sarebbero invece a rischio povertà. Il Pil nominale si è contratto dai 232 miliardi del 2008 ai 183 di fine 2014, con una riduzione della ricchezza nazionale prodotta reale superiore a un quarto.Il debito è aumentato significativamente, passando dal 100% di inizio crisi, un valore però artefatto visti i trucchi effettuati sui conti pubblici, al 177% registrato a fine 2014. Il disavanzo annuale è stato pari a -10,2 nel 2011, -8,7 nel 2012, -12,3 nel 2012 e -3,5 nel 2014, gli anni in cui la Grecia è stata sottoposta al programma di aiuti internazionali. Il secondo piano scade il 30 giugno 2015, e l’intervento della Troika e dell’UE è diventato particolarmente impopolare all’interno della popolazione ellenica. La ribellione anti austerità ha favorito la fine dei governi di grande coalizione e l’affermazione di Syriza, la formazione di sinistra radicale guidata dal premier Alexis Tsipras. Il leader di Syriza è stato eletto su una piattaforma di cancellazione di parte delle misure di austerità introdotte dai governi precedenti, e da diversi mesi si scontra con l’Europa su come mantenere l’economia ellenica nell’euro. In questi giorni di fine giugno si assiste al tentativo, confliggente, di Grecia e UE di evitare un nuovo default. Vista la magnitudine dei problemi ancora esistenti, la parola fine sulla crisi ellenica non potrà essere scritta ancora per diverso tempo.