Governo Renzi, legge di Stabilità e riforme: a settembre un’agenda di fuoco

di Donato De Sena | 14/08/2015

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Riforma del Senato, dossier per le riforme in Europa, delega penale. Il periodo di ferie per il governo Renzi giunge nel momento giusto, perché quando i lavori di Palazzo Chigi e Parlamento torneranno a pieno regime l’agenda di premier, ministri e leader di partito sarà fitta di appuntamenti. Quelli più delicati, intorno ai quali le vicende di merito s’intrecciano con altre valutazioni di carattere prettamente politico e che fanno riemergere a galla i veti, le minacce, gli accordi trasversali. Incassato il via libera alla riforma della Pubblica Amministrazione, superati lo scoglio del Jobs Act, dell’Italicum, de La Buona Scuola e della nuova Rai, l’esecutivo e il premier si troveranno probabilmente a vivere il periodo più delicato della legislatura.

COSTITUZIONE –

Al centro dell’interesse del Palazzo ci sarà innanzitutto la riforma Costituzionale, che Matteo Renzi ha sempre considerato quasi emblema della capacità del suo governo di dare una scossa al Paese e di rompere con il quasi immobilismo degli anni passati. L’abolizione del Senato elettivo e del superamento del bicameralismo perfetto è passata a Palazzo Madama e a Montecitorio in prima lettura con il voto favorevole anche di Forza Italia. Ora il ddl Boschi rischia la bocciatura per effetto dell’opposizione di 28 senatori della minoranza Dem e di buona parte del centrodestra berlusconiano, tornato ad alzare gli scudi dai tempi dell’elezione del nuovo capo dello Stato. Renzi (che non gode certamente della tranquillità numeri al Senato) è intenzionato a tirar dritto per la sua strada e costringere i detrattori a venire allo scoperto. Vuole «andare a vedere», il premier. «Andremo alla conta», ripete ai suoi, forse pensando al sostegno decisivo che potrebbe arrivare dal centrodestra più moderato. Dal gruppo di dieci senatori verdiniani, dai dieci fittiani, dagli undici membri della pattuglia di Gal. L’incertezza, ad un mese dalle decisioni vere, è massima. Ed è chiaro che, quando i nodi verranno al pettine, quando sarà il momento di ratificare il proprio appoggio o il proprio dissenso, gli equilibri politici tutti ne risentiranno. E non mancheranno certamente le polemiche. E chissà, i colpi di scena.

GIUSTIZIA –

Già, i colpi di scena. Renzi è convinto che, come già accaduto sulla legge elettorale (che Forza Italia ha votato al Senato e ostacolato alla Camera, dove però la maggioranza di centrosinistra è netta) Berlusconi, o settori del suo partito, possano decidere di non ostacolare il processo di riforme, dal quale possono anche nascere provvedimenti graditi al Cavaliere. Su tutti quella della giustizia. Gli azzurri lo stanno ripetendo a chiare lettere in questi giorni. L’ultimo a farlo è stato il fedelissimo Giovanni Toti, precisando di non voler proporre «scambi» alla maggioranza. Il neogovernatore della Liguria ha indicato quattro punti chiave del dossier sulla giustizia penale, di cui si vocifera nelle segrete stanze di Pd e Forza Italia: separazione delle carriere dei giudici, istituzione di un doppio Csm (uno per chi giudica e un altro per chi indaga), limitazione dell’utilizzo della carcerazione preventiva e stop agli abusi sulle intercettazioni. Quest’ultimo punto rappresenta il cuore della delega penale che la Camera comincerà a votare di nuovo a settembre.

ECONOMIA –

Altro punto caldo sono gli appuntamenti europei. La legge di Stabilità dovrà essere presentata al Parlamento entro il 15 ottobre. Prima di quella data, a settembre, il governo dovrà presentare all’Ue il piano di riforme che conterrà anche quella fiscale, un grosso piano di alleggerimento per il quale l’Italia potrebbe chiede un nuovo rinvio del termine per il raggiungimento del pareggio di bilancio (che comunque è in evidente miglioramento). Nei piani del governo ci sono il taglio della Tasi sulla prima casa e dell’Imu su macchinari e terreni agricoli. Nel solo 2016 gli sgravi dovrebbero ammontare a circa 20-25 miliardi di euro. E si dovrebbe proseguire con taglio dell’Ires nel 2017 e dell’Irpef nel 2018. Impresa impegnativa, visto che trovare le coperture non è semplice (la spending review non può bastare) e visto che il governo deve evitare un nuovo balzello di Iva e accise e una scure sulle detrazioni. Ma non solo. Il piano del governo prevede anche di trasformare in provvedimento strutturale (ma non per tutti) la decontribuzione per tre anni per i nuovi assunti a tempo indeterminato.

DIRITTI –

Infine, le unioni civili. Altra questione destinata a generare tensioni nella maggioranza. Il ddl Cirinnà aveva già ricevuto un prima via libera in Commissione al Senato, con Renzi che prometteva l’approvazione in Aula entro l’estate. Arrivata l’estate, l’esame è stato rinviato a settembre, e non sembrano affatto risolte le divergenze interne al centrosinistra (con buona parte di Ncd contraria e sostegno pervenuto dei partiti d’opposizione Sel e Movimento 5 Stelle). Anche su questo punto i grattacapi sembrano essere all’ordine del giorno. E non vengono affatto sottovalutati. Nel Pd si è perfino sospettato, due giorni fa, che la critica espressa da monsignor Nunzio Galantino al governo sulla politica dell’immigrazione e l’accoglienza fosse frutto anche del dissenso netto dei vescovi verso le nuove norme proposte per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Non ci resta che attendere gli sviluppi.

(Foto di copertina: ANSA)