Gli astrofisici svelano la più grande mappa dell’universo mai realizzata

di Daniele Tempera | 20/07/2020

È il risultato dell’analisi di più di quattro milioni di galassie e quasar ed è un lavoro di squadra che ha coinvolto astrofisici del mondo intero per più di venti anni e circa trenta istituzioni scientifiche mondiali. Stiamo parlando della più grande mappa in 3d dell’universo mai realizzata. «Questo lavoro ci trestituisce la storia dell’espansione dell’Universo più completa a oggi» sottolinea al quotidiano francese Le Monde, Will Percival, dell’Università di Waterloo, uno degli artefici del progetto.

Oltre a “mappare” il cosmo, i ricercatori hanno anche ricostruito le varie fasi di espansione dell’Universo e hanno misurato le varie differenze che ci sono nella Costante di Hubble (un valore variabile che ci permette però di calcolare l’età dell’Universo, la sua velocità di espansione e altri fondamentali).

Conosciamo abbastanza bene l’antica storia dell’Universo e la sua recente storia di espansione, ma c’è un divario problematico nel mezzo di 11 miliardi di anni», afferma il cosmologo Kyle Dawson dell’Università dello Utah, che guida il team, che aggiunge: «per cinque anni, abbiamo lavorato per colmare questa lacuna e stiamo usando quelle informazioni per fornire alcuni dei più sostanziali progressi della cosmologia nell’ultimo decennio».  I nuovi risultati provengono dal Baryon Oscillation Spectroscopic Survey (eBOSS) e sono frutto di una collaborazione internazionale di oltre 100 astrofisici. Uno sguardo ravvicinato alla mappa rivela i filamenti e i vuoti che definiscono la struttura nell’Universo, a partire dal tempo in cui l’Universo aveva solo circa 300.000 anni

La mappa conferma che da un certo momento in poi l’espansione dell’Universo ha accelerato e continua a farlo tutt’ora. Secondo i ricercatori questa accelerazioni potrebbe essere dovuta alla presenza di “energia oscura”, elemento invisibile compatibile con la Teoria Generale della Relatività di Einstein, ma ancora tutto da dimostrare e di difficile conciliazione di quanto sappiamo a oggi della fisica delle particelle.

«Solo con mappe come la nostra puoi davvero dire con certezza che c’è una discrepanza nella costante di Hubble», afferma Eva-Maria Mueller dell’Università di Oxford, che ha guidato l’analisi per interpretare i risultati dell’intero campione SDSS «queste nuove mappe di eBOSS lo mostrano in modo più chiaro che mai.»

Non esiste una spiegazione ampiamente accettata per questa discrepanza nei tassi di espansione misurati, ma una possibilità eccitante è che una forma precedentemente sconosciuta di materia o energia dell’Universo primordiale potrebbe aver lasciato una traccia nella nostra storia.