Salvini aveva detto a Di Maio di «non morire renziano»

Enzo Boldi 29 Ago 2019
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Dopo aver stravolto la realtà sulla crisi di governo, Matteo Salvini rincara la dose contro il governo che sta per formarsi a trazione Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Intervistato da Il Corriere della Sera, il leader della Lega è tornato a parlare del tentativo di nuovo accordo tra il Carroccio e i pentastellati: una trattativa che avrebbe previsto l’allontanamento di Giuseppe Conte e un Luigi Di Maio alla guida del governo. Una proposta che, come detto ieri nella sala stampa del Quirinale dallo stesso leader politico M5S, è stata rispedita al mittente. Un rifiuto che non è piaciuto a Salvini che ha parlato di un Di Maio renziano.

«A differenza di altri, quando noi diciamo ‘mai con il Pd, mai con quelli di Bibbiano e di Banca Etruria’, poi è proprio così – ha detto Matteo Salvini nella sua intervista al Corriere della Sera -. Gli abbiamo detto che aveva una scelta per non morire renziano: sei il primo partito, fai il premier». Alla fine, però, sembra che a vincere la battaglia su questo campo sia stato il Di Maio renziano e non quello che avrebbe potuto prendersi Palazzo Chigi su spinta della Lega.

Salvini e il Di Maio renziano

I retroscena delle ultime settimane, in realtà, mostrano come l’ipotesi paventata dalla Lega sia stata solamente un tentativo in extremis per evitare la formazione di una maggioranza alternativa in Parlamento. I calcoli sbagliati, fatti dallo stesso Matteo Salvini nei giorni che hanno preceduto la crisi di governo – avviata e portata a termine da lui stesso – hanno creato questa situazione che è arrivata fino alla possibilità concreta di un Conte-2 con un Esecutivo alternativo.

Conte ancora nel mirino

E proprio su Giuseppe Conte si sposta il nuovo attacco: «Dire che è organico al Pd è dire poco. Ed è questo l’incredibile – ha proseguito Salvini -. Se il Pd strappa anche il vicepremier, è un filotto mai visto: hanno tutto dopo aver perso tutte le elezioni. Con un governo che grida vendetta persino in confronto a quello di Monti. Capisco bene che i dem siano preoccupati dal voto su Rousseau. Mi chiedo: da quando il nostro governo ha smesso di funzionare? La risposta è: da quando Conte ha avocato tutto a Palazzo Chigi. Ha accentrato i dossier su di sé e tutto si è bloccato: codice degli appalti, autonomia, giustizia, riforma fiscale. Persino il turismo e le adozioni».

 

(foto di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)