Delitto Ferrara, gli amici dei due ragazzi accusati di duplice omicidio: «Amavano i giochi di guerra»

di Redazione | 12/01/2017

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«A loro piacevano soprattutto i giochi di guerra, ce n’è uno in cui si lanciano accette». Ma erano ragazzi normali. «In aperta campagna ci conosciamo tutti, non siamo molto attaccati al telefono». Sono alcune parole pronunciate a Pontelangorino di Codigoro, in provincia di Ferrara, dagli amici dei due ragazzi che qualche giorno fa, nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, hanno compiuto un duplice omicidio, uccidendo i coniugi Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni, 45, massacrati nella loro villetta a colpi di ascia in testa.

 

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DELITTO FERRARA, DUE RAGAZZI ACCUSATI DI DUPLICE OMICIDIO

l più giovane dei due, 16 anni, avrebbe pagato l’amico 17enne per uccidere la madre e il patrigno, sposati in seconde nozze. Dopo aver provato a depistare le indagini, i due sono crollati in meno di 24 ore e hanno confessato. Sono stati dunque fermati dai Carabinieri e portati nel carcere minorile di Bologna, dove ora sono reclusi con l’accusa di duplice omicidio aggravato anche dalla premeditazione. Come riferito anche dal procuratore di Ferrara Bruno Cherchi, il movente del delitto non è ancora del tutto chiaro. Ma sembrerebbe legato ai forti contrasti tra la coppia e il figli, probabilmente dovuti anche al rendimento scolastico del giovane, che abitava da solo in una ‘dependance’ della villetta. Per farsi aiutare a compiere il duplice omicidio il 16enne avrebbe anche dato ottanta euro subito all’amico 17enne, con la promessa di consegnargliene altri mille a cose fatte. Chi li conosce bene li descrive come ragazzi «tranquilli». Il Mattino di Napoli racconta con un reportage di Rosalba Emiliozzi:

«A loro piacevano soprattutto i giochi di guerra – racconta un ragazzo di 16 anni che li conosce bene e abita vicino alla villetta del delitto e quando dalla Tv sente parlare di colpi d’ascia riflette: “C’è un videogioco dove si lanciano le accette”». Nel piccolo bar di Pontelangorino, il club One, i ragazzi si incontrano sotto il tendone dove si parla e si fumano sigarette elettroniche. «Il sedicenne? Uno normale, questo è un paese in aperta campagna, ci conosciamo tutti, noi non siamo molto attaccati al telefono ma ci piace di più andare fuori, stare all’aria aperta, qui usciamo tutti insieme, noi di 16 anni usciamo con i ragazzi di 26, non succede ovunque, siamo pochi qui e stiamo tutti insieme».

Sedicenne e diciassettenne, uno studente di un istituto tecnico, l’altro di informatica era erano inseparabili:

«Qualcuno è venuto qui a dire che magari erano gay, non è così – dice un coetaneo – in passato entrambi avevano avuto la fidanzata». Ora no, erano single, se si può essere single a sedici anni. Come capita nei piccoli paesini, si va spesso a casa dell’amico, ci si passa anche la notte, in provincia, dove tutti si conoscono, è normale comportarsi come in una grande famiglia. Qui al bar li hanno visti insieme tre giorni fa, sempre affiatati. Facevano una vita da ragazzi. «Il sedicenne è ragazzo tranquillo, non dava fastidio a nessuno» lo difende un altro amico. Giocava a calcio ed era portiere in una squadra locale, amava i videogiochi con la play station e lo scooter. «Gli piaceva correre in pista e stava preparando lo scooter ma non ha fatto in tempo» aggiunge un altro.

(Foto di copertina da Pixabay.com)