Conservatori e Riformisti, vicino il lancio del gruppo di Fitto anche alla Camera

di Alberto Sofia | 26/06/2015

Fitto Conservatori e Riformisti Camera

Ormai è questione di giorni, giurano fonti parlamentari vicine a Raffaele Fitto. Dopo lo strappo dei 12 dissidenti in Senato da Fi, il gruppo autonomo di Conservatori e Riformisti sarà presto realtà anche alla Camera dei deputati, confermano a Giornalettismo. I tempi? Sono stretti. Anche perché in calendario c’era già una data segnata in rosso: quella del 2 luglio, per la prima convention nazionale della nuova creatura fittiana. Un appuntamento che slitterà di una settimana, al 9 luglio (data da confermare, ndr): «Poco cambia, stiamo lavorando per presentare e annunciare il nuovo gruppo proprio durante l’evento», assicurano dal gruppo al Senato.

Fitto Conservatori e Riformisti

FITTO, A BREVE LANCIO DEL GRUPPO AUTONOMO DI CONSERVATORI E RIFORMISTI ANCHE ALLA CAMERA –

E i numeri per il fronte autonomo a Montecitorio? Non saranno un problema,precisano fonti interne. Perché se ormai dal movimento fittiano si sono allontanati (almeno per il momento) il calabrese Giuseppe Galati e l’ex ministro Saverio Romano, assenti alle ultime uscite pubbliche degli scissionisti azzurri e critici sulla strategia scelta dall’ex governatore pugliese, lo scouting prosegue. E altri si sono avvicinati. Compreso l’ex Fdi-An Massimo Corsaro, tra i deputati «impegnati nel “corteggiamento” degli indecisi», ci spiegano. Dove “pescare”? «Sia tra pezzi di Forza Italia, soprattutto tra gli ex An, così come tra le file del Nuovo centrodestra, tra i critici della linea scelta da Alfano», chiariscono fonti fittiane in Senato. Ma anche nel gruppo  Misto e tra gli eletti all’estero si cercano quei numeri necessari per raggiungere quota 20. Ovvero, la soglia richiesta per creare un gruppo separato. E ufficializzare il divorzio da quello forzista di Renato Brunetta, nel quale ormai i fittiani vivono da “separati in casa”.

A Montecitorio, al momento, fanno parte della fronda fittiana il toscano ed ex tesoriere azzurro Maurizio Bianconi, il lucano Cosimo Latronico, il fedelissimo ed ex radicale Daniele Capezzone, il deputato umbro Pietro Laffranco. O pugliesi come il segretario d’aula Fi Rocco Palese, il braccio destro Nuccio Altieri, Antonio Distaso, Roberto Marti, Benedetto Fucci e Nicola Ciracì, la campana Giuseppina Castelli, l’abruzzese Fabrizio Di Stefano. E non solo.

LAVORI IN CORSO PER CONSERVATORI E RIFORMISTI: SI LAVORA PER LANCIARE IL NUOVO PARTITO NELLA CONVENTION NAZIONALE –

Ci sono poi alcuni aspetti tecnici da risolvere, dal simbolo alla stessa sede, prima della presentazione del nuovo partito. Per quanto riguarda il logo di CeR sono state esaminate diverse bozze: fonti interne anticipano come «dovrebbe richiamare il simbolo con il leone del gruppo Ecr». Ovvero, quello dei Conservatori europei al quale ha aderito già Fitto, dopo aver lasciato anche il Partito popolare. E la sede?«Ci stiamo attrezzando. Potrebbe trovarsi vicino via del Gesù a Roma», anticipa un senatore fittiano.

Tradotto, tutto è quasi pronto per il lancio del nuovo soggetto politico. Quello che, nei piani di Fitto, dovrebbe provare a ritagliarsi uno spazio politico (complicato) tra i due “Matteo”, Renzi e Salvini, archiviando allo stesso tempo la stagione del Cav. Non senza rivendicare quelle primarie per il centrodestra alle quali punto lo stesso segretario del Carroccio, già in grado di sovvertire le vecchie gerarchie ed erodere il bacino di voti azzurro. «Non possiamo lasciare l’iniziativa soltanto a Salvini», rivendicano i fittiani. Ma è chiaro che il consenso raccolto dai due leader sia sbilanciato a favore del leghista. «C’è ancora tempo per costruire un nuovo soggetto», si difendono. Non senza accusare Berlusconi per la poca chiarezza sui rapporti con Renzi: «Prima smentiscono il Nazareno bis, poi lasciano aperte le porte per votare le riforme». Eppure, per il Cav, il caso Fitto ormai è un capitolo chiuso, convinto che fuori da Fi la voce del pugliese sarà quasi nulla. Altri sono i problemi del Cav, diretto ora in Russia dall’amico Putin. Preoccupano le nuove grane giudiziarie: non tanto la richiesta di condanna per il processo sulla compravendita, ormai diretto verso la prescrizione ad ottobre. Quanto le nuove accuse sul Ruby ter e l’accompagnamento coatto per il 10 luglio disposto a Bari sul caso escort.

LEGA-FORZA ITALIA, LOTTA PER LA LEADERSHIP –

Eppure nemmeno dentro il Carroccio sembrano fidarsi troppo della strategia politica dell’ex premier: «Vogliamo capire se Fi ha deciso di staccarsi da Renzi, perché un giorno dice una cosa, un giorno un’altra», ha provocato Centinaio fuori dal Senato dopo il voto di fiducia sulla “Buona Scuola”. Da Salvini, invece, viene rilanciata l’Opa sull’interno centrodestra: «Berlusconi? Siamo d’accordo sul 90% dei temi, ma la leadership spetta a noi».

Guarda intervista a Gian Marco Centinaio (Lega Nord):

Videocredit: Sofia/Giornalettismo

Da Forza Italia, prendono tempo. E provano ad allontanare l’ombra di eventuali soccorsi al governo: «Se c’è modo di migliorare Italicum e le Riforme non possiamo tirarci indietro, ma questo non è certo un patto di governo. Non lo era nemmeno il Nazareno, ma allora c’era almeno fiducia. Ora nemmeno quello», ha replicato Lucio Malan.

Guarda intervista a Lucio Malan (Fi):
Videocredit: Sofia/Giornalettismo

Allo stesso modo Renato Brunetta ha smentito le voci di presunti “inciuci” con il governo sulla riforma Rai. Eppure dentro Fi si spinge però per cambiare l’Italicum (già legge, ma in vigore dal 2016) e tornare al premio di coalizione. Lo stesso professor D’Alimonte, padre dell’Italicum, ha evocato lo scenario di un “baby Nazareno” sul premio, in cambio dei voti per blindare le riforme costituzionali. Ma Renzi, chiariscono i fedelissimi, non ha alcuna intenzione di cambiare la legge. Sul Ddl Boschi non potrà usare l’arma della fiducia, ma punta a un compromesso con la minoranza bersaniana, così come già fatto sulla Scuola. Qualche concessione, per blindare le riforme. Altrimenti, c’è sempre il salvagente di Verdini in cantiere.