Chicago Med 4×15 – Recensione: L’odio, e il coraggio nel superarlo

Redazione 27 Feb 2019
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Il nuovo episodio di Chicago Med ci parla di odio razziale. Di un uomo che ha distrutte sette vite e che non proverà mai rimorso per averlo fatto.

Odio, razzismo, il mondo in cui stiamo vivendo. Quello che non ha imparato dai propri errori e che, molto probabilmente, non imparerà mai. Questo è quello che Dick Wolf ci mostra nel nuovo episodio di Chicago Med che porta con sé anche Robin Charles e un nuovo momento difficile da affrontare per la colonna portante del Chicago Med.

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Natalie e Maggie sono ad una fiera quando un furgoncino si getta sulla folla uccidendo sette persone e ferendone un numero maggiore. Tra coloro che restano coinvolti in quello che sembra essere un incidente, molti vengono portati al Chicago Med mentre Boden aiuta Nat e Maggie a gestire i feriti sul campo. Due donne incredibilmente forti che si appoggiano l’una all’altra e che lavorano con ciò che hanno cercando di dimenticare il dolore che sentono.

E mentre i feriti vengono portati al Chicago Med, con loro arriva anche l’uomo che era alla guida. La prima cosa a cui penso è un’incidente che non si sarebbe potuto evitare. Crisi epilettiche, svenimento, lo stesso cancro alla stadio terminale di cui soffre quell’uomo. Ma la verità è un’altra. Ed è agghiacciante non solo nel vederla all’interno di uno schermo. Ma lo è soprattutto perché è la realtà in cui ancora oggi viviamo.

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Speravo in una ventina. Ma la giornata non è ancora finita“. Un odio verso un colore diverso della pelle. Le parole di quell’uomo smettono di far scorrere il sangue nelle vene. Tutto si ferma, gli occhi si spalancano. Proprio come quelli di Will che deve occuparsi del padre di un bambino travolto dal furgone. Un ragazzino che dovrà, di lì a poco, affrontare la morte del suo papà. Sarà il Dr. Charles ad abbracciarlo mentre il suo mondo crollerà per la stupidità, la follia, l’ignoranza di un altro essere umano.

Il nuovo episodio di Chicago Med porta con sé emozioni forti, dolore, sorrisi e insegnamenti. Come quello che riceve il Dr. Choi dal suo specializzando. In tutti i momenti, o quasi, in cui è apparso Ethan non ho fatto che sorridere. Questo fino a quando non ho avuto paura di avere davanti agli occhi un’altra forma di razzismo. Per fortuna, questo ragazzo decisamente alto ha capito prima di tutti che “c’è differenza tra bigottismo ed essere colti di sorpresa“. Non credo mi sarei mai ripresa da una tale delusione.

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L’episodio di Chicago Med va avanti tra pazienti in ospedale e quei feriti che Maggie e Natalie continueranno a curare sperando che il loro dolore sparisca. Ma quel dolore si farà sentire proprio quando Hermann darà loro il via libera per portare tutti al Med. Maggie può lasciarsi aiutare adesso. Proprio come Natalie.

Una pecca in questo momento così intenso tra due donne che non si fermano davanti a nulla pur di fare il loro dovere? Philip. Un altro triangolo amoroso in arrivo di cui non avevamo bisogno. Ma la verità è che il caro Dr. Halstead non potrà fare altro che “mea culpa” quando le cose diventeranno ancora più complicate. Intanto, Natalie sorride. O quasi.

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Andate a pagina due per la seconda parte della recensione di Chicago Med

Chicago Med 4×15 – Recensione: L’odio, e il coraggio nel superarlo

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Robin è tornata al Chicago Med. Sua madre è malata. Cancro. Il Dr. Charles vorrebbe fare qualcosa, non riesce a gestire tutto ciò che sta provando in questo momento. Ma sua figlia è una donna forte. E’ riuscita a superare ciò che le è accaduto. Ed è tornata a sorridere ancora prima di rivedere Connor.

Questa versione di Robin non mi dispiace. Così come non dispiace al Dr. Rhodes. Infondo “lontano dagli occhi, ma mai lontano dal cuore“. Mi fa sempre sorridere la velocità con cui si passa da una fidanzata ad un’ex, a qualcun altro.

L’incontro tra Connor e Robin è stato breve, ma gli occhi del Dr. Charles hanno percepito ogni cosa. Infondo lui c’era. Anche gli occhi di Ava si sono spalancati dopo aver visto l’ex del suo… di Connor. La follia continuerà a vagare nella vita del Dr. Rhodes? Probabile. Molto probabile.

Un episodio intenso quello di Chicago Med in cui una mamma non deve solo dire addio a sua figlia, ma anche superare la rabbia e il rancore per permettere che altre vite vengano salvate.

C’è la Goodwin accanto a quella donna che ha perso la sua bambina per l’ignoranza di un singolo uomo. E’ lei a convincere quella madre a donare gli organi della sua piccola. A far sì che la sua eredità non sia cosparsa di odio. Ma di amore. Di vita.

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O come quel bambino che “crescerò e sarò coraggioso come il mio papà“. Rabbia e dolore. E con difficoltà arriva un sorriso strappato grazie a Will Halstead. Perché se c’è qualcuno che ha bisogno di ritrovare il sorriso, la gioia di andare avanti, di riprendere in mano la propria vita… quello è proprio Will.

L’immagine è tra le più dolci. E ne abbiamo bisogno alla fine di questo episodio di Chicago Med. Un cane ha perso il suo padrone. Will fa pochi passi prima di decidere di prenderlo con sé. Speriamo che questo sia solo il primo passo. La sola certezza è che questo sorriso non lo vedevamo da un po’.

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Nel corso di tutto l’episodio di Chicago Med tutti i medici si trovano a riflettere su quando accaduto. April, quando si presenta da quell’uomo a testa alta, con lo sguardo fiero. Con il volto di una donna che sa chi è e ne è orgogliosa. O come Will, quando si trova accanto al Dr. Charles per dire a quel piccolo che il suo papà non tornerà a casa con lui.

O la Goodwin e Connor, che guardano quella madre dire addio alla sua bambina. Poi c’è lui. Ancora una volta. Daniel Charles. Non vede sua madre da 30-35 anni. Erano altri tempi quando si è sposato. Non è mai riuscito a perdonare sua madre per non aver accettato la donna che amava. Ma l’odio va affrontato con l’amore. Come l’incomprensione.

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Pochi minuti, poche parole. Daniel mostra a sua madre la foto della sua Robin. Dovrebbero conoscersi. Gli occhi si riempiono di lacrime mentre penso a queste persone che non ci sono più per l’ignoranza, la stupidità, il razzismo… l’odio verso chi semplicemente non è come noi.

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