Casamonica, l’attacco di Massimo Gramellini a Bruno Vespa

di Boris Sollazzo | 10/09/2015

Il famoso Buongiorno di Massimo Gramellini, su La Stampa si scaglia contro Bruno Vespa, per una polemica che ancora non si placa, occupando l’apertura delle prime pagine dei giornali di destra, intenti nella difesa del conduttore riguardo alla puntata degli altri ieri che ha ospitato due parenti dell’incensurato (ma chiacchieratissimo) Vittorio Casamonica, e trovando altrove comunque posto in prima pagina.

casamonica bruno vespa
Il giornalista e scrittore non usa mezzi termini, per una volta, e nelle prime righe dà la frustata più violenta che possa dare un giornalista a un collega.

“Bando ai perbenismi: l’intervista ai Casamonicas, protagonisti del funerale dell’estate, è stato un colpo giornalistico. Sarebbe stata anche una pagina di televisione, se si fosse trattato di un’intervista vera”

E continua con decisione, facendone una questione di scenografia prima ancora che di struttura della chiacchierata.

“Un errore clamoroso per un professionista del suo calibro, che sa come in televisione il contesto valga molto più del testo. Qualcuno ha trovato scandalosi il tono confidenziale della serata e certi siparietti di umorismo involontario degni di Totò: “Siete una famiglia sterminata”, “Ma che sterminata, dottor Vespa, siamo tutti vivi!””

Per Gramellini, “il Male accetta di comparire in televisione per esibire una patente di innocenza” e “per questo andrebbe raccontato con un linguaggio che ne sottolinei la diversità e ne prenda le distanze”. E infine, difende Enzo Biagi, tirato in mezzo dal conduttore di Porta a Porta a suo parere ingiustamente.

“Enzo Biagi intervistò criminali del calibro di Buscetta e Sindona. Sì, ma come li intervistò? In solitudine, per segnalare allo spettatore l’eccezionalità di quanto stava avvenendo”.

Un attacco forte, a chi ha “sbagliato a mettere comodi i Casamonicas nel suo salotto, che poi sarebbe il nostro”. All’editorialista de La Stampa, insomma, la puntata riparatrice con l’assessore alla legalità di Roma, non è bastata.