Casale San Nicola, Casapound: “Nessun arma, nessun saluto romano”

di Redazione | 21/07/2015

casale san nicola casapound simone di stefano

Casale San Nicola,

parla Casapound con Simone di Stefano, vicepresidente nazionale del movimento della Tartaruga Crociata. “Non eravamo armati e non abbiamo fatto saluti romani”, dice l’ex candidato a Sindaco di Roma per il movimento di estrema destra: “E non siamo noi a fondare i comitati di quartiere”, dice, “sono i cittadini che ci cercano perché né il Pd né il Movimento Cinque Stelle presidiano i territori”. Il quadrante nord di Roma è a saturazione, dice l’esponente dell’estrema destra romana, intervistato da un noto giornale della capitale.

CASALE SAN NICOLA, CASAPOUND: “NON ERAVAMO ARMATI E NIENTE SALUTI ROMANI”

Il Tempo pubblica il colloquio con Simone di Stefano. “L’hanno capito tutti guardandoli: su quel pullman non c’era nessun profugo, non scappavano da nessuna guerra, non ho visto donne con bambini, siriani o eritrei, gli unici ad avere titoli per ricevere asilo”, dice di Stefano. “Quelli veri li hanno messi alla stazione di Milano per fare vetrina. Non si fanno identificazioni e si aprono centri di accoglienza in zone con già difficoltà a monte. Gireranno per il quartiere a sbarcare il lunario illegalmente”. Secondo Simone di Stefano, la gestione dell’ordine pubblico è stata gestita in maniera politica da Franco Gabrielli, che cerca una sponda politica nel centrosinistra romano e nazionale.

C’è chi dice che avete cercato l’incidente. Come è andata?
«Parlo da testimone: nessuno era armato, i nostri militanti avevano i caschi anche in fase difensiva, visto che ci hanno abituati pure a questo. Il fronteggiamento serio è partito quando i celerini hanno portato a braccio nonne e un signore ha avuto un infarto: uno spintonamento, poi sono volate sedie, qualche sasso, bottiglie di plastica. È stato un minuto di parapiglia, non gli scontri dei black bloc».

Lo sa che vi dipingono come quelli che fomentano l’odio verso gli immigrati?
«Siamo da sempre contro l’immigrazione gestita arbitrariamente e i cittadini sanno parlare da soli. L’odio non è anti-immmigrati, ma contro le politiche scellerate del governo sull’immigrazione. Soffiano sul fuoco. Non so se dietro ci sia o meno un progetto, fatto sta che anche in aree economicamente più tranquille rispetto a Tor Sapienza, come Casale San Nicola, c’è insicurezza. E dove ci sono questioni insolute aprono centri rifugiati. La gente è stanca di essere presa in giro».

Il prefetto Gabrielli è stato categorico…
«Ha ottenuto con la violenza quello che voleva. Sta cercando di fare carriera nel Pd. È un quadro plastico: lo Stato contro i cittadini italiani per favorire gli stranieri (che offendono pure alcuni)».

LEGGI ANCHE: Roma, Casapound occupa le sedi Ater

Secondo Di Stefano, anche il circuito mediatico della stampa si concentra sulle forze non antifasciste invece di documentare il comportamento dei migranti.

Si riferisce al dito medio alzato di alcuni di loro sul pullman? Ma né tv né quotidiani hanno pubblicato o mandato in onda foto o video.

«C’erano 60.000 giornalisti e hanno ripreso solo i cittadini. Ne sono stati testimoni in centinaia: vedremo di procurarle noi le foto».

Il Pd ha parlato di “Roma città aperta”.

«Aprissero anche le porte delle sedi del Pd, li ospitassero lì i rifugiati».

E i saluti romani? E i comitati di quartiere che, nelle periferie, sono solitamente animati dagli esponenti dell’estrema destra?

Chi l’ha fatto ha notato i saluti romani al pullman.
«Non erano i nostri. Noi siamo soldati politici, e per noi il saluto romano è sacro: lo usiamo solo nelle ricorrenze dei caduti».

Ma è vero che i comitati di quartiere sono messi su dalla destra?

«La questione è semplice: la gente non vuole i rifugiati nei quartieri, i politici sia di sinistra che Cinque Stelle se ne fregano, quindi i cittadini vengono da noi che siamo sempre sul territorio. Da chi dovrebbero andare se no?».

Ma non tutto sembra andare bene a Casapound: un recente post sul profilo Facebook dell’organizzazione neofascista sembra sostenere che siano stati i cittadini di Casale San Nicola a chiedere che gli attivisti sgombrassero e lasciassero la protesta e la mobilitazione nelle mani degli stessi cittadini.

Ieri la maggioranza dei residenti di Casale San Nicola ha deciso di arrendersi.Un buon numero di cittadini invece era…

Posted by CasaPound Italia on Martedì 21 luglio 2015

TAG: Casapound