Carlo Verdone presenta il nuovo film : “Pubblico tornato perché li facciamo fatti bene” | Video

di Thomas Cardinali | 14/02/2020

Carlo Verdone torna al cinema e lo fa con una commedia ricca di scherzi, equivoci, ma anche tanta tenerezza dando grande valore al sentimento dell’amicizia. In “Si vive una volta sola” l’attore e regista romano torna alla commedia corale che tanto gli aveva dato in passato, dopo il pur buon Benedetta Follia che aveva convinto pubblico e critica.

In “Si vive una volta sola” per la prima volta Carlo Verdone gira in Puglia, ma anche veste i panni di un chirurgo lui che viene affettuosamente chiamato il farmacista da amici e parenti: “Lasciamo stare della passione per la medicina che non ne posso più quando me lo ricordano, ma È vero non avevo mai fatto questa professione in un film. Ne avevo uno vicino che mi dava le indicazioni sul set, ma poi ho scoperto in sala operatoria un vero e proprio mondo. I dottori parlano tra loro di cose normali come della Roma o di dove andare a cena non me lo aspettavo proprio. Ho assistito ad alcuni interventi ed è stato persino divertente”. Poi spiega: “Capita a tanti di sentirsi dei grandi manager sul lavoro ma poi dei falliti nella gestione della mia vita privata, ne conosco tante di persone che vivono questa situazione. Questo film fa capire che in fondo siamo tutti nella stessa barca”.

Poi spiega qual è la direzione che sta prendendo la sua carriera: “Avevo bisogno di fare un film corale dopo due film con due protagonisti, penso che sarà il comune denominatore dei miei prossimi film. Ora è diventato il momento di condividere i miei film con altri attori, mi piace stare in mezzo agli altri ed esaltare qualcuno che sta percorrendo magari per la prima volta questo difficile percorso. Io sono molto attento a custodire i miei attori, che in questo film sono stati particolarmente bravi e mi hanno aiutato a trovare il giusto equilibrio”.

Carlo Verdone si sofferma poi sul trend in crescita del cinema italiano, tornato ad attirare il pubblico in sala: “Il +16% del pubblico vuol dire che c’è di nuovo fiducia verso il cinema italiano. È bello anche il risultato di Aldo Giovanni e Giacomo, la verità è che i film si scrivono e si fanno meglio. C’è stato uno scatto importante e i risultati parlano chiaro. Non dico che il pubblico sia tutto tornato, questo però è molto importante. Dobbiamo lavorare e dare il massimo, fate commedie intelligenti che ti lascino qualcosa”.

 

Poi spiega perché ha sentito l’esigenza di salutare Roma, almeno per questo film: “Arriva un momento in cui fare i film con Roma co-protagonista pesante, rischi di fare come me per 40 anni di stare sempre nel solito clima. Non gliela fai più ad un certo punto e devi andare via, penso che i miei film più belli li ho fatti fuori dalla capitale nonostante anche qui ne abbia fatti di belli. La Puglia mi ha dato una suggestione importante, dovevo fare qualcosa di particolare perché c’erano grosse aspettative. Certamente non sono andato nelle terre dei poveracci ma nelle masserie costose, però mi ha dato dei colori diversi e fatto scoprire una grande premura e solidarietà delle persone. Abbiamo avuto li una piccola Cinecittà”.

Il suo personaggio, Umberto, è un giocherellone, ma Carlo Verdone è un po’ che ha smesso di fare scherzi: “Io una volta tornavo dal teatro dell’opera, chiamai mio figlio che giocava a pallone a valle Aurelia. Ho finto a mio figlio di essere il segretario di Francesco Totti, non mi ha parlato per un mese e mi sono fermato con gli scherzi”.

Il grande cast di Carlo Verdone

Max Tortora è uno degli attori protagonisti: “Il rapporto regista e attore con Carlo abbiamo coniato il ruolo di chi libera e protegge, abbiamo aggiunto del nostro nel rispetto della sceneggiatura con la sua forte supervisione autorevole. Ho amato questo film nella misura perché non si poteva andare ne sotto e ne sopra il limite”.

Anna Foglietta è beata tra gli uomini nel poker di amicizie: “Carlo ci ha raccontato questo soggetto sul suo divano a casa sua e quindi è stato bello sentirsi parte di un progetto sin dalla fase embrionale. Carlo mi ha visto più volte a teatro, è stata una collaborazione cercata e per fortuna avvenuta. Siamo stati felici perché l’esperienza nel set è stata fortunata. Siamo stati capaci di creare una verità di racconto, ci cercavamo e lo abbiamo fatto con la leggerezza, sorseggiando vino o fumando una sigarettw. È stato bello condividere con loro e creare insieme senza riserve. Credo che questa unione noi l’abbiamo costruita insieme durante il film. Nkn si può dire che non abbiamo costruito un’amalgama, ma il grazie più grande va a Carlo”.

Rocco Papaleo è l’anello debole, l’anestesista che subisce sempre gli scherzi dei colleghi: “La fregatura è che ha parlato prima Anna Foglietta che ha parlato del vino e delle sigarette. Te poi manco fumi (risate ndr). A me che rimanda da dire? So stato bene anche io. Posso integrare dicendo che non è stato facile baciare anna foglietta e non è una cosa alla mia portata. Io so molto amico del marito per cui baciati anna foglietta. Poi eravamo molto tesi perché si parte con quello e non si sa come finisce. Il bacio è vero”.