Cannes 2018, Christopher Nolan: La masterclass tra 2001 e la riverenza “Kubrick ha riscritto la storia” | INTEGRALE

Abbiamo avuto il piacere di partecipare alla masterclass di Christopher Nolan che vi proponiamo in versione integrale.
Il primo grande evento del Festival di Cannes, non ce ne vogliono i pur bellissimi film in concorso come Cold War, è senza ombra di dubbio la masterclass di Christopher Nolan. La particolarità di questo evento è che nella conversazione si è parlato molto più di Stanley Kubrick che del cineasta britannico, che ha supervisionato in prima persona la mastodontica opera di restauro di 2001: Odissea nello spazio.
Christopher Nolan ne ha ricordato la prima visione al cinema nel 1977, quando tornò in sala sull’onda del Dunkirk è stata spinta ai massimi livelli ultimando un percorso iniziato con “Il Cavaliere Oscuro”.
Proprio James Bond, che ha definito più simile ad Inception che all’alterego di Bruce Wayne. A seguire tutta la conversazione completa con Christopher Nolan, un’occasione per una lezione di cinema con un uomo che ne sta scrivendo pagine indelebili.
Christopher Nolan, l’amore per Kubrick e la prima volta con Odissea nello Spazio

La masterclass con Christopher Nolan
La prima volte che hai scopeto il film 2001 odissea nello spazio?
“L’anno dopo aver visto Guerre Stellari di George Lucas, sull’onda dell’incredibile successo, tornò in sala. Avevo 7 anni e lo vidi a Leicester Square in 70mm con mio padre, fu qualcosa di sovrannaturale per me che ero solo un bambino. Fui trasportato in un viaggio incredibile e sono molto emozionato all’idea di poter permettere anche alle nuove generazioni di poterne fruire alle stesse condizioni grazie a questo restauro”.
Quale pensi sia stata la più grossa influenza di 2001 su di te?
“Vederlo all’epoca, ancora bambino, mi convinse che col cinema si potesse fare tutto, spingere i limiti oltre l’impossibile. Stanley Kubrick nel 1968 ha letterlamente reinvetato il cinema e ha portato agli estremi di nuovi limiti della cinematografia, ha cambiato il cinema e spalancato una finestra per tutti i registi che sarebbero venuti dopo. I limiti che ci poniamo non sono qualcosa di reale, esiste soltanto la nostra immaginazione. Il viaggio che ho iniziato con 2001 non è ancora concluso. Oggi quel viaggio mi ha portato qui a Cannes, anche se mi fa sempre impressione vedere il mio nome accostato a quello di un genio assoluto come Stanley Kubrick”.
Lei ha contribuito al restauro del film.
“Si dopo aver finito Dunkirk ho iniziato con la Warner a lavorare ad una versione in 4k e questa è in fatti una versione inedita di 2001. Abbiamo dovuto verificare la conformità del formato tra le bobine e la nuova tecnologia 4k. Credo sia un grande regalo restituire questo film al cinema nel formato nuovo. Questo evento è veramente la cosa più bella che poteva fare un festival come Cannes”.
Che problemi ha trovato nel restauro?
“Il restauro ridona tutta la potenza e la bellezza della pellicola e daà una nuova immagine, e aver restaurto con un 70 mm e ridare l’immagine originale preservando poi questa pellicola nel suo formato originale in 70mm”.
E questo formato 70mm ha influenzato la tua cinematografia, come hai lavorato per portarlo ad un’evoluzione con le nuove tecnologie?
“Infatti, quello che è passato nel nuovo formato oggi viene lavorato da noi in modo differente. Grazie a questo tipo di opportunità molti registi hanno voluto tornare indietro, partendo da una vera ideologia di restauro del film. Questo nel caso di 2001: Odissea nello Spazio ha permesso di ridare un qualcosa di formidaibile e conservare per sempre in questo nuovo formato la pellicola nella storia del cinema”.
Quali sono i vantaggi del vederlo in 4k?
“Si hanno vantaggi tecnici con la variaizone di colore, una risoluzione con grandissimi valori, ma è dificile fare una comparazione perché parliamo di un qualcosa di soggettivo. L’ immagine dona una emozione, per me non esiste niente di meglio che dare allo spettatore un’emozione sul grande schermo. Ad esempio sono molto orgoglioso del risultato raggiunto per il 4K di Dunkirk, ma il pubblico oltre ad immergersi in queste esperienze non deve dimenticare il supporto analogico”.
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Cheistoper Nolan tra IMAX e il rapporto con la crew

Christopher Nolan spiega i vantaggi dell’Imax
Invece riguardo all’Imax sei stato uno dei pionieri proprio con Dark Knight, cosa ci puoi raccontare di questa esperienza cinematografica che hai anche utilizzato in modo monumentale nell’ultimo Dunkirk?
“Io ho scoperto l’Imax da ragazzo nei musei con dei documentari. Hollywood sta preparando anche un ritorno di tanti vecchi film con questo formato, anche se devo ammettere che girare con la camera Imax e mettere insieme tutte le varie immagini è davvero molto complesso. Ma, alla fine vedere un film girato in Imax, montato in Imax è un’altra cosa, anche in Dunkirk mi ha permesso di realizzare molte cose. Ne Il cavaliere oscuro, per esempio, abbiamo un tipo di macchina mai usata prima per introdurre Joker attraverso un processo complesso, ma con una resa eccezionale. Girare Dunkirk interamente in IMAX è stata la realizzazione del mio sogno da sedicenne”.
Lei nei suoi film evita al massimo il contributo tecnologico, predilge l’utilizzo di pochi effetti speciali, inserendo grandi set ricostruiti.
“Per Dunkirk scegliere di girarlo in Imax ha cambiato anche le tappe di costruzione del film. A me piace ricostruire il più possibile magari usando delle figure in cartone, permettendo all’attore di vivere la situazione e di reagire alla differenti scene. Questo vale anche per lo spettatore che può vivere meglio l’esperienza offerta, a differenza di un effetto speciale che risulta meno coinvolgente e vero. Ho cominciato a girare per gli studios, e ho visto che esiste un parte che spesso non viene realizzato dal regista stesso , io penso che tutto debba esser diretto dal regista e dalla troupe stessa per dare il massimo del risultato, anche perché spesso con gli effetti speciali si vede chiaramente che il risultato non è lo stesso”.
Qual è l’aspetto più entusiasmante nel lavorare a grosse produzioni, alle quali ultimamente ti stai abituando.
“Con i film ad alto budget la cosa bellissima è che puoi creare dei mondi in cui far immergere lo spettatore, permettendogli di viverlo pienamente dal loro punto di vista. Mi sono accorto che, alla fine i miei film rispondono all’idea originaria e questo mi conforta, significa che poggiano su una solida base. Voglio che lo spettatore possa costruire la sua visione del film con la stessa libertà che ci metto io. Per questo non amo parlarne e rivelare in anticipo quel che succederà”.
Il rapporto di gestione della troupe e degli attori.
“Per Kubrick e per me fare un film è una passione, fare un film ti porta a lavorare anche durante il wee-end e la diversità è molto utile nella mia equipe. Avere la possibilità di cambiare e modificare, indicare dove andare cosa fare dirigendo gli attori e la troupe è molto importante, per questo per me conta il rispetto di tutta la troupe perché è grazie a questa se tutto riesce al meglio”.
Quando hai pensato di voler fare il regista? Cosa è important per l scuole di cinema e cosa c’è da imparare.
“A essere chiari non è che non volessi farlo, non sono stato proprio preso a una scuola di cinema. Ho fatto studi di letteratura, mio padre mi disse di prendere una vera laurea e che eventualmente se avessi voluto avrei potuto fare cinema dopo. Non lo ringrazierò mai abbastanza, perché grazie a quegli studi ho potuto imparare a muovermi a mio agio nelle strutture letterarie, capendo l’importanza del simbolismo che viene costruito nell’immaginazione. Come diceva proprio Kubrick, che come me non fece scuole di cinema, il miglior modo per imparare a fare i film è farli. A questo lavoro mi sono avvicinato grazi agli amici, con pochi soldi tra le mani, lavorando in 16 mm. Poi ho iniziato a girare in 35mm. Alla fine oggi sul set giro tutto io, anche le cose meno importanti proprio perché sono quelle con i dettagli a fare la differenza in un film”.
Gli esordi e l’importanza della famiglia per Christopher Nolan

La dichiarazione d’amore di Christopher Nolan alla moglie Emma
Che ricordo hai dei tuoi primi film?
“Following, il primo film che ho realizzato, l’abbiamo girato solamente di sabato perché durante la settimana eravamo tutti impegnati col lavoro e ognuno di noi doveva saper fare tutto: andavamo avanti senza sapere chi sarebbe stato libero nel week end successivo! Così facendo, anche se sembra uno scherzo, ho imparato l’importanza di tutti i reparti e oggi parlo con ogni tecnico sul set facendogli capire quanto tengo al suo lavoro e quanto ne comprendo l’ importanza. Ai giovani dico di provare ogni aspetto del fare un film, come feci io: devono lavorare sulle luci, le inquadrature, il suono, il montaggio. A parte la recitazione, quella è personale e non puoi ottenere alcuna sicurezza assoluta”.
Nel corso della tua carriera hai continuato a lavorare con figure a te vicine: amici, ma soprattutto familiari.
“Posso essere franco, tanto mia moglie non è qui! Emma ha prodotto tutto ciò che ho fatto ed è bellissimo lavorare con coloro che ti stanno accanto, il loro unico interesse è che il tuo film sia il migliore possibile. Se loro mi dicono che sto sbagliando, so che lo fanno soltanto per il mio bene. Mia moglie però è un vero mistero per me: è contemporaneamente la mia compagna, la madre dei miei quattro figli e la persona insostituibile per il mio lavoro. Non so come faccia ad essere tutto”
Avete scritto assieme a tuo fratello Jonathan Interstellar, come avete fatto a lavorarci?
“In effetti ogni film è diverso, ma il lavoro che faccio con Jonathan è questo: lui scrive una novella, io poi la correggo, ma è molto utile e che lui posssa controllarmi e sistemare il lavoro. Quando abbiamo iniziato, la trilogia di Batman è stata fatta a 4 mani. Non era per noi, ma era una storia per Steven Spielberg. Alla fine abbiamo potuto realizzarla noi, ma è molto differente dagli altri rapporti tra regista e sceneggiatore il lavoro che facciamo”.
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Il noir nei film di Christopher Nolan da Memento al Cavaliere Oscuro

Christopher Nolan ha spiegato l’evoluzione di Batman
In Memento, Batman, Prestige ci sono molti elementi di noir.
“A un livello base, il noir attinge e estrapola le nostre paure e i nostri desideri – la figura della femme fatale, la fantasia della vendetta, queste sono tutte esagerazioni delle nostre preoccupazioni quotidiane. Quindi supponevo che fosse logico che io fossi così fissato nell’avere persone intorno a me di cui mi posso fidare sul set – chiaramente sono qualcuno che è incredibilmente spaventato dal tradimento – che puo’ arrivare attraverso il lavoro. Ho avuto per fortuna una vita relativamente serena, quindi non sto facendo film sulla mia esperienza, ma usando ciò che trovo nella vita e rendendolo più melodrammatico. La parola melodramma ha connotazioni negative in inglese, ma è la parola migliore per spiegare quel processo di esagerazione delle nostre paure e dei nostri desideri quotidiani”.
Quanto è importante il montaggio di un film, come nel caso di Memento?
“La struttura di Memento è lineare, ma va al contrario: al montaggio abbiamo dato ritmo alle scene facendole risuonare l’una con l’altra. Alcune cose in sceneggiatura funzionano molto bene, ma su un grande schermo non puoi dare troppe informazioni tutte insieme, devi permettere allo spettatore di comprenderle gradualmente. Quindi abbiamo dilatato i tempi dei vari blocchi di scene. Abbiamo inoltre usato il bianco e nero per rendere il pubblico consapevole di trovarsi in un’altra sezione della storia, ma il rischio è di diventare troppo consapevoli del processo narrativo e distaccarsi dal racconto. In Inception, per dare l’idea di diversi livelli dei sogni, abbiamo usato delle tecniche subliminali per dare l’idea di un’emozione, come un clima diverso, la pioggia o altro per distinguere, in modo da non razionalizzare troppo”.
Cosa ti affascina maggiormente di Batman, un personaggio dei fumetti a cui hai dedicato una trilogia?
“L’aspetto del personaggio meno approfondito è la sua dimensione noir, che poi è anche il genere in cui mi sento più a mio agio, perché in esso i personaggi vengono giudicati dalle azioni, non dalle parole. Batman non ha altro superpotere se non la sua ricchezza, ma la paura e il senso di colpa lo caratterizzano come accade nei thriller. Lì stata la sua umanità, i tre film sono per poter analizzare le diverse atmosfere possibili con dei villain: nel primo un mentore che diventa avversario ideale, nel secondo il caos con il Joker e nel terzo ci spostiamo verso la mitologia pura e semplice”.
Quali altri modelli ti hanno ispirato per lavorare all’Uomo Pipistrello?
“Posso citare senz’altro Michael Mann per Il cavaliere oscuro, ma anche Racconto di due città di Dickens, per non parlare dell’epica greca e orientale che hanno nutrito la mia visione di Batman. Con quei film abbiamo ridefinito un genere proprio come abbiamo fatto con Dunkirk per quanto riguarda quello storico: non si era mai visto quel conflitto ad altezza dei soldati”
Christopher Nolan, la musica è la voglia di fare 007

Inception è il James Bond di Christopher Nolan…per ora
Ogni volta che c’è in produzione uno 007 si fa il tuo nome. E tu hai anche dichiarato che ti piacerebbe, un giorno, dirigerne uno. In tanti vedono anche un po’ di 007 nel tuo Batman.
“Ma James Bond ha dei super gadget e se la vede con un super terrorista. Per alcuni aspetti Dark Knight può sembrare simile a James Bond. Per noi è stato un utile raffronto, ma solo per i gadet alla fine perché Batman ha tre fasi di transizione. Mi piace molto James Bond e, come per Batman, mi ero candidato per ridare normalità a questi personaggi, rendendoli non solo supereroi ma individui in carne e ossa. Un regista è molto fortunato perché può scrivere davvero il suo film almeno tre volte: sulla pagina, durante le riprese quando lo rimodella sugli attori e nei luoghi e infine al montaggio. Lavorando con Michael Caine, per esempio, non abbiamo mai temuto di ispirarci ad alcuni aspetti di Bond, che come sapete è un personaggio che amo. Dei miei film, invece, il più vicino alla saga di Bond è Inception! Dopotutto i miei temi ricorrenti mi portano sempre altrove, al mistero della mente, al senso di colpa e giustizia, alla fiducia e al tradimento. Non sono uno che si accontenta”
L’ultima questione è la musica nei tuoi film, è esplosa in dunkik.
“Io devo dire che per me Dunkirk è una progressione che mi ha permesso di mettere in scena una storia drammatica che si succede senza alcuna interruzzione e tutta la musica del film ha rispettato questa progressione con un tic tac continuo, come un orologio continuo attraverso la corsa dei soldati , il battello, i cuore stesso dei soladati e sono riuscito con il suono e la musica e fare funzionare tutto. Sono contenato dell’Oscar che l è la dimostrazione della buona realizzazione messa in scena”.