Cannabis light, Luca Marola: «Benvengano i controlli dei Nas, ci aiuteranno nella battaglia antiproibizionista» | VIDEO

di Alice Bellincioni | 25/09/2017

Il 13 settembre i Nas, i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma, hanno prelevato alcuni campioni di cannabis light commercializzata da EasyJoint, per fare dei controlli sul livello di thc della sostanza. A una settimana dai controlli dei carabinieri Giornalettismo ha incontrato Luca Marola, titolare di EasyJoint e da tempo attivo nella battaglia antiproibizionista per la legalizzazione della sostanza. Si trovava a Milano per il corso pubblico di autocoltivazione della cannabis, promosso dai Radicali. «Benvengano i Nas, così togliamo dal dibattito l’incertezza sul livello di thc della cannabis light: il livello di thc è allo 0,2% e noi ovviamente prima di mettere in commercio delle infiorescenze di cannabis facciamo sempre le analisi e sappiamo che è inferiore. Però è giusto che venga certificato che sia come dichiariamo», ci ha spiegato.

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EasyJoint vende online e in una rete di 200 growshop sparsi sul territorio italiano delle infiorescenze di cannabis sativa, con livelli di thc indicati dello 0,2%, quindi sotto il limite di legge. Si tratta quindi di una sostanza legale, che non ha effetti psicotropi, ma solo rilassanti. La rivoluzione della cannabis light portata avanti da Luca Marola è iniziata quest’anno, riscuotendo un incredibile successo, sia di vendite, che di opinione pubblica. La finalità non è solo commerciale, ma anche politica: Luca Marola definisce quella di EasyJoint una «provocazione istituzionale», per fare un passo avanti nella battaglia antiproibizionista per la legalizzazione della cannabis.

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Per questo motivo, Marola ha accolto positivamente la visita dei Nas: se le loro analisi – i cui risultati, dice a Giornalettismo, dovrebbero arrivare tra 1-3 settimane – confermassero che i livelli di thc delle infiorescenze sono inferiori allo 0,2%, si aprirebbe la seconda fase dell’iniziativa di EasyJoint, che – forte di una «legittimazione” dai controlli dei carabinieri – potrebbe intavolare un dialogo più forte con le istituzioni, per la battaglia antiproibizionista di legalizzazione della cannabis. «Speriamo che i Nas facciano presto, così parliamo delle cose serie, ossia regolamentare un mercato che di fatto esiste già, sorretto da una filiera italiana della canapa composta da almeno 500 aziende ben distribuite su tutto il territorio nazionale, che producono canapa per molte destinazioni d’uso», si augura Luca Marola.

LUCA MAROLA DI EASYJOINT: «LA CANNABIS LIGHT SORREGGE L’INTERA FILIERA DELLA CANAPA ITALIANA»

Gli chiediamo se non abbia paura che dalle analisi dei Nas risulti una percentuale di thc superiore a quella indicata e quindi ai limiti di legge. «Sarebbe un po’ strano», ci risponde Luca Marola, sicuro dei controlli operati da EasyJoint prima della messa in commercio delle infiorescenze. Se così non fosse, il rischio è un’accusa di organizzazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Minimo sei anni di carcere, non esattamente un reato da poco. È il rischio della battaglia antiproibizionista, portata avanti con un’originale forma di attivismo imprenditoriale.

Oltre a sdoganare la cannabis light, EasyJoint ha portato benefici anche all’intera filiera della canapa. I produttori italiani, oggi, sono obbligati a scartare il fiore. «Il fusto e i semi hanno un valore economico molto basso. Solo con quelli le aziende non riescono a sostenersi: «Solo l’anno scorso nella provincia di Modena 7 aziende che producevano canapa hanno dichiarato fallimento», ci spiega Luca Marola. «Il dare la possibilità di commercializzare anche una parte importante della pianta, con quei valori economici che hanno raggiunto oggi i fiori, fa sì che la filiera sia ricca: si possano fare investimenti, possano aprire nuove aziende, posti di lavoro, si possa fare ricerca. Sì, stiamo sostenendo la filiera italiana della canapa», conclude.