Calcio, i numeri di un’industria in continua e inarrestabile crescita

di Maghdi Abo Abia | 26/01/2016

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Il calcio è diventato un business planetario in grado di coinvolgere pubblico e potenziali clienti in ogni parte del globo, suscitando l’interesse di fondi d’investimento, magnati e semplici appassionati. E dire che in fondo stiamo parlando di una tra le attività sulla carta più semplici del mondo: un gruppo di 11 persone deve cercare di spedire una sfera in una rete superando la difesa di altre 11 persone che a loro volta devono perseguire lo stesso obiettivo.

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(Valerio Pennicino/Getty Images)

CALCIO, IL MANCHESTER UNITED HA INVESTITO 195,35 MILIONI PER ARRIVARE QUARTO

Eppure, come riportato dallo studio Goalnomics di Ticketbis, maketplace dedicato a coloro che vogliono vendere un biglietto di un concerto o di un evento sportivo a un potenziale acquirente mettendo insieme domanda e offerta, il gesto di buttare una sfera in rete costa sempre di più, anno dopo anno. L’elaborazione dei dati forniti da Deloitte e transfermarkt.es ci dimostra che il Chelsea di soli ingaggi ha speso per conquistare la Premier League 2014/2015 qualcosa come 137,7 milioni di euro, piazzandosi al quarto posto. La società più generosa è stata il Manchester United che per il suo quarto posto ha speso di soli ingaggi 195,35 milioni di euro. A livello di lega, la Premier League per garantire il suo spettacolo lo scorso anno ha speso complessivamente due miliardi cinquecentocinquantacinque milioni di euro e 90, gli spiccioli.

CALCIO, QUANTO COSTA UN GOL IN SERIE A E IN PREMIER LEAGUE

Ovviamente questo denaro dev’essere coperto in qualche modo, oltre ai diritti televisivi. Qui entrano in gioco gli spettatori disposti la scorsa stagione a spendere una media di 182,02 euro a biglietto per una sfida di Premier League. In media il pubblico ha assistito a 2,6 gol a partita per un prezzo medio per gol pari a 71,8 euro. Ogni gol costa tanto. La cifra aumenta considerevolmente se consideriamo i gol realizzati dalle squadre di casa (130,97 euro) e da quelle in trasferta (192,12 euro). Il gol più economico era quello che veniva realizzato in casa del Crystal Palace con 58,82 euro per ogni rete al Selhurst Park. Lo stadio più “costoso” è stato invece il Chelsea: ogni tifoso di casa a Stamford Bridge sa, o avrebbe dovuto sapere che ogni gol vale 103,58 euro. Peggio è andata alle squadre in trasferta. In questo caso ogni gol è costato 517,9 euro.

CALCIO, GLI INVESTIMENTI COMPLESSIVI SUGLI STIPENDI NEL 2014/2015 SONO STATI 430,34 MILIONI

Lo spettacolo della Premier League ha quindi un prezzo. Tutto è business, a differenza dell’Italia. La Serie A nel 2014/2015 è stata la lega più economica delle quattro principali del vecchio continente. Il prezzo medio di un biglietto è di 103,86 euro e ogni gol vale 40,49 euro. La squadra più “economica” è il Napoli. Ogni gol segnato al San Paolo costa 18,32 euro mentre lo stadio più “costoso” è stato l’Olimpico di Torino, coi tifosi granati costretti a spendere in media 62,3 euro per vedere un gol della banda di Giampiero Ventura. L’Italia per quanto riguarda il monte ingaggi complessivo è stato il terzo campionato con 430,34 milioni complessivi. Quasi un quarto di questa cifra ha riguardato la Roma che ha investito di soli ingaggi 100,56 milioni di euro, seguito dalla Juventus che ha investito sempre in ingaggi 46 milioni di euro. Incredibile il caso dell’Empoli che la scorsa stagione non ha investito in ingaggi senza realizzare spese aggiuntive.

CALCIO, LA SERIE A TERRITORIO DI CONQUISTA PER IL PUBBLICO STRANIERO

Il calcio, ormai strumento globale, ha scatenato un altro business forse sottovalutato fino a pochi anni fa, quello del turismo. La Serie A ha accolto la scorsa stagione tifosi in maggioranza francesi e tedeschi. Costoro da soli hanno acquistato il 37,5 per cento dei biglietti disponibili. La Serie A peraltro è l’unico campionato che ha stimolato l’interesse degli spagnoli, al contrario di quanto avvenuto in Corea del Sud, paese disinteressato al nostro Campionato. Rimanendo in Asia, il brand “serie A” tira molto in Cina e Giappone. L’Udinese è terra di conquista per gli austriaci che rappresentano il 75 per cento dei clienti stranieri. La Sampdoria invece è oggetto del desiderio degli spagnoli e degli svedesi nella misura del 50 per cento ciascuno. Stessa percentuale per i tifosi americani che affollano il Castellani per vedere l’Empoli. Il Parma ospitava solo tifosi provenienti dalla Russia (100 per cento) mentre il Chievo Verona ha venduto, al 33,3 per cento, i propri biglietti a tifosi provenienti da Giappone, Austria, Francia.

Questi numeri dimostrano in maniera chiara come oggi il calcio sia un prodotto globale e come non ci sia più posto per i presidenti alla Borlotti, il mitico numero uno della Longobarda, squadra de “L’Allenatore nel Pallone”. Oggi servono soldi e bisogna vendere al meglio il proprio brand per sperare di aprire nuovi mercati e attirare nuovi capitali. La sfida del calcio attuale è questa. Il futuro sarà delle società in grado di cogliere l’onda del cambiamento. Nonostante, ricordiamolo, l’oggetto di quest’analisi riguardi due gruppi di 11 persone il cui obiettivo è quello di mandare una rete in porta.

(Photocredit copertina ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)