Ashley Madison psicosi anche in Italia: «Se pubblicate il mio nome sono rovinato»

di Valentina Spotti | 28/08/2015

ashley madison liste

L’attacco hacker ad Ashley Madison ha scatenato il panico in tutto il mondo. Non tanto perché l’accaduto ha fornito l’ennesima prova di come anche un sito presentato come “tra i più sicuri del web” possa essere espugnato, ma perché l’idea che esista una lista con i nomi e cognomi di coloro che si sono iscritti a un sito Internet per “infedeli”, ha messo in agitazione quanti sono segretamente consapevoli della presenza del proprio nome tra quegli oltre 32 milioni di nominativi.

Ashley madison liste
Carl Court/Getty Images News

«VOLETE PUBBLICARE QUELLA LISTA?» –

Negli ultimi giorni, complice anche il clima estivo, sono stati moltissimi i giornali locali che si sono divertiti a fare “la conta” degli iscritti ad Ashley Madison. Le liste degli iscritti, trafugate dagli hacker e messe online dopo l’attacco, sono reperibili con poco sforzo e sono organizzate per area geografica: stato per stato, provincia per provincia, comune per comune. E i quotidiani locali hanno fatto una scoperta forse inaspettata e di sicuro piuttosto gustosa: a quanto pare in quasi ogni comune italiano, anche in quelli delle province italiane più remote e placide, c’è almeno un iscritto ad Ashley Madison. Il tutto presentato come un fatto sensazionale: A Voghera, secondo quanto scriveva ieri La Provincia Pavese, ci sono ben 322 iscritti (tra cui forse la famosa “casalinga di Voghera”?) A Dorno, altro piccolo comune in provincia di Pavia, su 4.600 residenti, 119 sono iscritti ad Ashley Madison. E da che mondo è mondo quando il paese è piccolo e la gente mormora, specie quando certe cose finiscono sul giornale. E ci vuol poco a farsi prendere dal panico all’idea che il proprio nome possa saltar fuori, come è successo a un uomo di La Spezia, che si è precipitato nella redazione spezzina de Il Secolo XIX: 

Le gocce di sudore sulla fronte, trafelato, il volto di una persona che ha avuto una brutta giornata. L’uomo ha una quarantina d’anni, nella mano sinistra tiene una borsa di pelle, agenda e documenti con l’intestazione di un gruppo assicurativo italiano. Varca la porta della redazione intorno alle 18.30: «Ho bisogno di parlare con un giornalista… Rispondetemi con sincerità, avete intenzione di pubblicare i nomi degli spezzini iscritti al sito di incontri clandestini Ashley Madison? Ho visto sul Secolo XIX la mappa degli iscritti Comune per Comune . Ho due figlie, una moglie che lavora in un bar, ma è una fanatica di Internet e computer. Sono qui a pregarvi di non farlo. Se venisse fuori il mio nome, sono rovinato per sempre». Viene rassicurato: gli spezzini iscritti al portale a luci rosse sono 1463, ma Il Secolo XIX non è in possesso dei nomi.

Anche al Secolo XIX, dunque, hanno fatto i conti. E non saranno in possesso dei nomi, ma la storia dell’uomo che si è presentato trafelato in redazione, quella sì. Una storia che continua con le giustificazioni dell’uomo, che mette sul banco la “giustificazione” più antica del web: «Mi sono iscritto per gioco». E giocare, ha giocato. Almeno stando a come prosegue l’uomo nel suo racconto.

LE CONSEGUENZE DELL’ATTACCO AD ASHLEY MADISON –

A poco più di una settimana dall’attacco hacker ad Ashley Madison, comincia a emergere la consapevolezza che dietro ogni singola linea di quella lista, dietro a ogni indirizzo mail e numero di carta di credito c’è una storia che, probabilmente, inizia proprio nel momento della pubblicazione della lista stessa. C’è chi ha visto il proprio nome diventare pubblico e ha perso il lavoro o rischia di perderlo. Chi teme di essere esposto alla berlina sulla pubblica piazza per essere stata “infedele”, chi ha paura di perdere l’amore e chi, invece, quell’amore l’ha perso dopo averne letto il nome su un sito Internet. Si parla già di tre suicidi. Le liste dei nomi di Ashley Madison non verranno mai pubblicate su nessun giornale, ma gli “effetti collaterali” dell’attacco informatico al sito web dei “traditori” sono appena all’inizio. E, e a quanto pare, interessano l’opinione pubblica molto di più del rafforzamento delle misure di sicurezza informatica o della discussione sulla privacy al tempo di Internet.

(Photocredit copertina: Thinkstock)