Gilberto Caldarozzi, dopo la condanna per la Diaz Minniti lo promuove a numero 2 della DIA

di Redazione | 26/12/2017

Gilberto Caldarozzi

Scadute le interdizioni ai pubblici uffici, i poliziotti condannati per la “macelleria messicana” al G8 di Genova sono rientrati in servizio. Almeno quelli per cui nel frattempo non sia scattata la pensione. Buona prassi vuole che non siano destinati a ruoli apicali al rientro, una regola che non è valsa per Gilberto Caldarozzi: condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per falso (ha partecipato alla creazione di prove false, per accusare ingiustamente i manifestanti malmenati), oggi è il numero due della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia.

La sua nomina a Vice direttore tecnico operativo è stata decisa poche settimane fa da Minniti, dal momento che la DIA è una struttura che dipende direttamente dal Ministero dell’Interno. Ad accorgersi dello scatto di carriera di Gilberto Caldarozzi è stato il Comitato Verità e Giustizia per Genova, un gruppo formato da ex arrestati della Diaz e di Bolzaneto e dai loro famigliari. Per il resto la nomina del numero due della DIA è passata completamente in sordina.

GILBERTO CALDAROZZI, CONDANNATO PER LA DIAZ E MESSO AI VERTICI DELLA DIA DOPO IL RIENTRO IN POLIZIA

“Molti dei ragazzi tedeschi, vittime della polizia nel luglio 2001 – racconta a Repubblica un membro del Comitato – spiegano di avere provato paura quando, ritornati in Italia per i processi o per le vacanze hanno incontrato agenti in divisa. Mi chiedo come si possa dire a queste persone che l’Italia è cambiata se uno dei massimi dirigenti del nostro apparato di sicurezza è oggi proprio colui che ieri fece di tutto per accusarli ingiustamente e coprì gli autori materiali dei pestaggi e delle torture”.

Secondo Repubblica Gilberto Caldarozzi “vanta con Minniti e con il gruppo De Gennaro (il capo della polizia nel 2001, ndr) un’antica amicizia”. Rapporti che gli sono tornati utili anche durante gli anni di interdizione dai pubblici uffici, secondo il quotidiano, che ricostruisce:

Il suo esilio, per altro non è stato quello di un appestato. Gli anni di interdizione li ha trascorsi lavorando come consulente della sicurezza per le banche e poi come consulente per la Finmeccanica dell’ex capo De Gennaro. Si parlò anche di  “collaborazioni” con il Sisde, i servizi segreti, proprio come, sempre a stare alle voci, si racconta intrattenga oggi anche il pensionato Franco Gratteri, ex capo della Direzione centrale anticrimine, il più alto in grado fra i condannati della Diaz.

Foto copertina: ANSA/LUCA ZENNARO