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Spelacchio, l’appello della Val di Fiemme per farlo sopravvivere dopo la morte

Spelacchio è morto da ormai qualche giorno, ma l’albero di Natale più famoso d’Italia e probabilmente del mondo – vista l’attenzione mediatica suscitata in tantissime testate estere -può ancora sopravvivere, reincarnadosi in altri oggetti. Un modo per far rimanere Spelacchio sempre con noi, non solo come account fake di Twitter, o nei servizi TV che hanno celebrato la breve e tormentata esistenza.

SPELACCHIO, L’APPELLO ELLA VAL DI FIEMME PER LA SOPRAVVIVENZA DOPO LA MORTE

La magnifica comunità della Val di Fiemme ha lanciato un appello per non far finire l’abete in una discarica dei rifiuti, il triste destino di tanti alberi di Natale che trovano così un ingeneroso riposo  dopo aver donato gioia e felicità a chi li osserva e li decora.  «Vorremmo si trasformasse in qualcosa di bello e non finisse in una discarica. Potrebbe “reincarnarsi” in penne, portachiavi, occhiali, gadget o in un’opera che resti alla città di Roma», così Stefano Cattoi dell’Ufficio tecnico trentino come riportato dalla pagine romane del  Corriere della Sera. La vita terrena dell’ormai defunto Spelacchio è purtroppo incerta: a Roma il Codacons ne ha chiesto la rimozione da piazza Venezia, ed è dovuto intervenire l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari per smentie che l’albero di Natale potesse esser tolto dal sito nel centro della capitale che l’ha reso una celebrità mondiale.

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La prospettiva di una rimozione  definitiva dell’abete dalla piazza romana terrorizza la Val di Fiemme, dove è nato Spelacchio, che in Trentino era bello, verde e rigoglioso prima di assumere la forma un po’ rachitica che l’ha reso così famoso. «Non rimuovetelo. Lasciatelo lì fino all’Epifania. Verremo noi a Roma a riprenderlo», ha ribadito Stefano Cattoi al Corriere della Sera, un appello per poter garantire la sopravvivenza di Spelacchio a cui ci associamo.

Foto copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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