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Anticorruzione, pronta stangata sui convegni medici sponsorizzati: «Sono un rischio per i pazienti»

Vale la pena mettere a repentaglio la salute di un paziente per privilegiare il farmaco della casa farmaceutica che sponsorizza i convegni e paga le spese di viaggio e soggiorno ai medici che vi partecipano? La domanda di partenza dell’Autorità regionale anti corruzione della Lombardia è servita a preparare il terreno per una stretta sui convegni sponsorizzati proprio dalle case farmaceutiche.

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CASE FARMACEUTICHE, LA STRETTA DELL’ARAC

Il magistrato in pensione Anna Garrammone (che presiede l’Arac) ha voluto valutare i vari rischi che comportano queste pratiche. Oltre alla salute dei pazienti, a repentaglio c’è la trasparenza del sistema sanitario, con la presenza di potenziali conflitti di interessi: «Questo vale anche per gli incarichi conferiti da una ditta privata che non fornisce l’ospedale in questione – ha detto la Garrammone -. Noi stiamo per fornire uno strumento di prevenzione, soprattutto nell’interesse dei malati».

Anche l’Autorità nazionale anti corruzione – quella diretta da Raffaele Cantone – ha emesso delle linee guida per disciplinare le sponsorizzazioni delle case farmaceutiche nei confronti di convegni: l’Anac prevede che siano gli ospedali a beneficiare dei vantaggi e non i singoli medici. Ma il terreno è scivoloso e, per questo motivo, in molti possono cadere in tentazione.

CASE FARMACEUTICHE, ECCO QUANTO ELARGISCONO

Per capire la dimensione del problema, basti pensare all’ammontare della cifra spesa annualmente dalle diverse case farmaceutiche per attività di questo genere. Come riportato da Giulia Innocenzi nella sua inchiesta Vacci-Nazione, la GlaxoSmithKline – nell’anno 2016 e solo nel nostro Paese – ha speso 13,4 milioni di euro di elargizioni per medici, società scientifiche e associazioni di pazienti, mentre la Merck ha toccato quota 12 milioni.

Tra questi finanziamenti, ovviamente, rientrano anche quelli a società che hanno preso parte alla stesura del Piano Nazionale sulle vaccinazioni, sia negli anni passati, sia negli scorsi 12 mesi. La Fimp (Federazione italiana medici pediatri) ha percepito dalla Glaxo più di 150mila euro nel 2016, la SIP (Società italiana di pediatria) 26mila euro.

Sono soltanto alcuni esempi nel panorama della sanità italiana (negli anni precedenti non sono mancati finanziamenti nemmeno alla Federazione italiana medici di medicina generale, altra società scientifica che ha partecipato al piano vaccinale). Il problema esiste ed è riconosciuto dalle autorità locali e nazionali che vigilano sulla corruzione e sui conflitti d’interessi. E non può assolutamente passare inosservato in un settore cruciale come quello della sanità: in gioco c’è la salute degli italiani.