Belpietro assolto per il titolo ‘Bastardi islamici’: «Una questione di grammatica»

di Gianmichele Laino | 18/12/2017

belpietro assolto

Attentati di Parigi, il giorno dopo. L’allora direttore di Libero Maurizio Belpietro scelse di titolare con un diretto «Bastardi islamici» l’edizione del quotidiano. Seguirono querele da parte di diversi musulmani, mentre nel dibattimento era stato ammesso anche il Caim, il coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza. In queste ore è arrivata l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

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BELPIETRO ASSOLTO, L’ASSOLUZIONE

Belpietro, che ora dirige il quotidiano La Verità, era stato accusato dal pm Piero Basilone di «aver offeso pubblicamente la religione islamica mediante vilipendio di persone» e per lui era stata richiesta una multa di 8300 euro. Tuttavia, il giudice monocratico del tribunale di Milano Anna Calabi ha deciso per l’assoluzione.

Il titolo aveva scatenato fortissime reazioni, non soltanto all’interno della comunità islamica. Furono diversi i giornalisti che, a titolo personale o costituiti in associazioni come quella che tutela la Carta di Roma, protestarono in maniera vibrante contro il direttore Belpietro. Fece discutere anche la sua strategia difensiva che, tuttavia, si è dimostrata vincente.

BELPIETRO ASSOLTO, LA DIFESA

Belpietro aveva infatti spiegato così, in udienza, l’origine di quel titolo: «Per noi era scontato che ci si riferisse ai terroristi – disse in quella circostanza Belpietro -, perché ‘islamici’ era aggettivo relazionale del sostantivo ‘bastardi’ e serviva a definire la matrice islamica degli attentati; non ho scritto, infatti, ‘bastardi musulmani’. La lingua italiana è chiara, basta andare su google e digitare ‘islamico’ e si può leggere ‘aggettivo’». Una questione di grammatica, insomma, che ha evitato a Belpietro il pagamento di una multa piuttosto salata.

La legge gli ha dato ragione. Resta, tuttavia, quel titolo infelice che – come tutti quelli «urlati» che caratterizzano un certo tipo di stampa – possono disorientare il lettore e farlo cadere nel terribile terreno dell’odio razziale. Al di là delle semplici questioni di retorica: la comunicazione, forse, non ha gli stessi parametri della legge.