Come è finita la storia della mamma licenziata che voleva assistere il figlio disabile

di Redazione | 14/12/2017

Nessuna reintegrazione sul posto di lavoro per Veronica P. 33 anni di Castiglione Mantovano, mamma di un bimbo di quasi 3 anni, disabile, licenziata durante il congedo parentale per assistere il figlio.

LEGGI ANCHE > Ikea risponde al licenziamento di Marica Ricutti, la madre di un disabile

Il giudice del lavoro del tribunale di Mantova ha dato ragione all’azienda e ha proposto una conciliazione accettata dalla donna. Secondo la Consulmarketing di Milano, tesi poi sostenuta dal giudice, Veronica è stata mandata a casa insieme ad altri 349 lavoratori, nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo per crisi aziendale, e non per il congedo avuto per il figlio disabile. L’azienda ha, inoltre, dimostrato di aver spedito la lettera di licenziamento, rimasta in giacenza alle Poste. Veronica si occupava per la società di rilevamento prezzi per indagini di mercato, un lavoro che la portava a girare diversi centri commerciali di Lombardia e Trentino.  Dopo il parto, e i classici 5 mesi di assistenza, la donna stava seguendo i 3 anni di congedo parentale previsti dalla legge per i genitori di un figlio gravemente malato. Il suo piccolo è affetto da Sma, atrofia muscolare spinale. Per accudirlo recepiva il 30% del suo stipendio, pari a 800 euro al mese. La donna ricevette solo una mail da parte dell’azienda che le chiedeva di restituire tutto il materiale aziendale. Per questo motivo scoppiò un caso che ebbe rilevanza anche sui media nazionali. Oggi la conciliazione tra ex dipendente e datori di lavoro. La donna ha accettato in cambio di una cifra che non è stata resa nota.

(foto di repertorio Arno Burgi/dpa-Zentralbild/dpa)