L’allieva costretta a indossare la minigonna: «Così il prof mi minacciava»

di Redazione | 11/12/2017

allieva

«Il consigliere Bellomo mi ha rivolto anche minacce dirette. C’è stato un periodo in cui aveva iniziato a trattare anche al corso e a parlare con me di autotutela. Prefigurava la possibilità che anche il mio caso sarebbe finito sulla rivista». È il racconto di una delle allieve della scuola ‘Diritto e Scienza’ specializzata nella preparazione al concorso in magistratura. Il padre della ragazza ha denunciato il direttore, il consigliere di Stato Francesco Bellomo, per le vessazioni subite dalla giovane. Bellomo e i suoi collaboratori, come il pm di Rovigo Davide Nalin, sono accusati di aver obbligato le allieve a presentarsi con un rigido dress code, in minigonna e tacchi a spillo, e di aver preteso che non fossero sposate, sottoponendole a testi di valutazione dei partner per decidere, in caso di fidanzamento, se assegnare loro una borsa di studio di prima o seconda fascia.

L’ALLIEVA DELLA SCUOLA PER ASPIRANTI MAGISTRATI: «IO, MINACCIATA»

Oggi Repubblica in un articolo a firma di Liana Milella riporta la testimonianza resa dalla studentessa lo scorso 23 giugno al Consiglio di Stato, il contenuto di nove pagine di interrogatorio che rivelano un dramma vissuto durante il corso per aspiranti magistrati. «Ho iniziato a frequentare il corso – ha raccontato la studentessa – nel 2014-2015 a pagamento. Non avevo fatto domanda per la borsa di studio in quanto alcune clausola, come l’obbligo di segretezza, avevano destato in me perplessità. Avevo letto il caso di una collega che era stata sottoposta a due prove, un giro in macchina a velocità elevata e una passeggiata in una zona urbana connotata da microcriminalità ». L’allieva ha descritto il direttore del corso «docente di tutte e tre le materie, diritto civile, penale, amministrativo, l’impressione è che lui facesse tutto». Una sorta di factotum della scuola ‘Diritto e scienza’. « Ho espresso perplessità sul dress code obbligatorio. Sulla clausola del fidanzato non sollevai obiezioni perché non ero fidanzata. Bellomo mi ha detto che potevo mantenere rapporti amichevoli con lui, studente dello stesso corso, facendomi capire che non raggiungeva il punteggio algoritmico sufficiente per poter avere una relazione sentimentale».

La ragazza ha raccontato anche di aver pianto dopo una discussione a cena, dopo essere stata rimproverata per non aver detto di aver avuto un incontro intimo con il suo ex. «Bellomo si è alterato, io ho pianto. Quella sera, con un bacio, è iniziata la nostra relazione. Mi ha detto che era una grande opportunità per me e che se le cose non fossero andate bene ognuno sarebbe tornato alla sua vita». La relazione era diventata morbosa. «Mi chiese di non avere più contatti con il mio ex. Dopo un contatto con lui Bellomo si è arrabbiato dicendomi ‘pacta sunt servanda’», ha raccontato l’allieva.

IL PADRE: «È ANCORA IN CURA, ENTRA ED ESCE DALL’ASPEDALE»

Il padre della studentessa che ha denunciato il consigliere di Stato, racconta che la ragazza ora vive un inferno. Sta meglio ma non benissimo. «È ancora in cura, entra ed esce dall’ospedale tutte le settimane. Fa sedute con gli psicologi, nonostante sia passato un anno dai fatti. Sta provando a raccogliere i cocci di una vicenda che ha lasciato macerie», ha dichiarato, ancora a Repubblica. «Questa storia – dice il genitore – le ha distrutto la vita e continua a lasciare per strada cicatrici che faticano a guarire. E ogni volta che se ne parla le ferite tornano a riaprirsi».