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La Lega vuole portare la castrazione chimica in Parlamento

Si può rispondere alla violenza degli stupratori con la castrazione chimica? La Lega Nord non ha dubbi e continua a chiedere che la propria proposta finisca in Parlamento all’origine del giorno. Il capogruppo del Carroccio al Senato, Gian Marco Centinaio, ieri ha riferito che la prossima settimana proverà ancora ad ottenere una calendarizzazione. «Martedì alla conferenza dei capigruppo chiederò la calendarizzazione del provvedimento del collega Molteni per lo stop agli sconti di pena per reati gravi e quello della mia legge sulla castrazione chimica», ha detto il senatore intervenendo nel dibattito sulla sicurezza. Le sue dichiarazioni vengono oggi riportate dal quotidiano Il Tempo.

La Lega Nord chiede la calendarizzazione della sua proposta sulla castrazione chimica

«Non possiamo andare avanti in questo modo», ha aggiunto. «Quasi ogni giorno siamo costretti a registrare un caso di violenza, è palese che la situazione è ormai fuori controllo. La politica ha l’obbligo di intervenire, questi sono i problemi seri e reali da risolvere». La proposta della castrazione chimica è stato tirato fuori nei giorni scorsi anche dal leader della Lega Matteo Salvini, nella giornata internazionale della violenza sulle donne. La vicepresidente barbara Saltamartini, deputata, ha ricordato: «Abbiamo presentato diverse proposte di legge che intendono rivedere alcune delle misure alternative al carcere per gli autori di reati di assoluta gravità sociale come, ad esempio, lo stupro ed il femminicidio». La Lega Nord ha già più volte chiesto, negli anni scorsi e nei mesi scorsi, di calendarizzare la castrazione chimica. Il tema non è mai finito al centro del dibattito politico, a differenza di altri paesi. In Indonesia qualche giorno fa, il parlamento ha dato via libera alla castrazione per i pedofili condannati in via definitiva, sull’onda della bufera sollevatasi dopo lo stupro e l’omicidio di una ragazzina di 14 anni. Le associazioni promotrici del rispetto dei diritti umani hanno sostenuto che non si può reagire alla violenza con altra violenza. Le associazioni di medici invece hanno contestato il provvedimento perché violerebbe l’etica professionale. Ai dottori è stata consigliata l’obiezione di coscienza.

(Foto: ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)

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