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Perché le fake news possono destabilizzare la campagna elettorale in Italia

In vista delle prossime elezioni nazionali in Italia il New York Times ha lanciato un allarme. Le fake news potrebbero destabilizzare la campagna elettorale e questa condizione passa per forza da social network come Facebook.

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«Chiediamo ai social network, e in particolare a Facebook, di aiutarci ad avere una campagna elettorale pulita», ha detto in un’intervista giovedì Matteo Renzi, leader del Partito Democratico. Dopo il Russia gate per le elezioni che hanno portato a Trump, i casi della propaganda Brexit o quelli relativi all’indipendenza catalana gli analisti vedono il nostro paese come il tallone d’Achille dell’Unione Europea.
Così il NYT cita il meme fake di Maria Elena Boschi (che no, non era presente al funerale di Totò Riina) o il caso di Putin che incolpa il governo italiano per il fallimento della squadra nazionale (anche questo è un falso). Riporta la testata americana:

Andrea Stroppa, ricercatore con una società chiamata Ghost Data che consiglia Renzi per la sicurezza informatica, ha contribuito all’inchiesta che Buzzfeed ha pubblicato questa settimana e che è diventata uno dei principali punti di discussione di Renzi. Dopo la pubblicazione del rapporto, Facebook ha chiuso i siti nazionalisti e anti-immigrati.

Secondo quanto riporta il NYT Facebook starebbe pianificando una task force di fact-checkers in vista delle elezioni. E qui viene il bello. Perché Stroppa ha trovato un collegamento sulla propaganda disinformativa. Propaganda che sembra avere dei colori politici definiti. Il dossier è in mano ai giornalisti del New York Times. Che riporta? C’è un sito che promuove Matteo Salvini leader del partito della Lega Nord e condivide codici Google con uno spazio di propaganda di supporto al MoVimento 5 stelle. I codici, utilizzati per tracciare la pubblicità e il traffico web, sono condivisi anche da una serie di altri siti, alcuni dei quali diffondono teorie cospirative, attaccano Renzi o producono contenuti putiniani.

QUALI SONO I SITI IN QUESTIONE?

Un sito, IoStoConPutin.info, sarebbe coinvolto nel coinvolgimento russo nelle elezioni americane. Un altro, mondolibero.org , spaccia una visione del mondo decisamente anti-americana e anti-liberale. I siti condividono un ID univoco assegnato da Google Analytics per tenere traccia del rendimento di un sito, nonché un numero AdSense attraverso il quale Google gestisce gli annunci pubblicitari inseriti nei siti. Tutti i siti – spiega il NYT – condividono anche un modello specifico nelle loro pagine di contatto. “Spesso vediamo siti non collegati che utilizzano gli stessi ID, ma non è un indicatore affidabile sul fatto che due siti siano collegati“, ha detto una portavoce di Google, Simona Panseri a Jason Horowitz del New York Times.

Alcuni analisti, tuttavia, hanno notato che le entrate pubblicitarie sarebbero confluite nello stesso operatore e i numeri di ID di sito separati indicavano la mano di una singola persona, che poteva quindi facilmente monitorare il traffico e le metriche degli accessi.

Google non identificherà gli amministratori del sito. Le e-mail che il NYT ha inviato agli indirizzi elencati nelle pagine di contatto dei siti non hanno ricevuto risposta. Chris Norton, portavoce di Facebook, ha dichiarato al giornale come la sua realtà aziendale prenda seriamente il problema delle fake news. Ma Facebook ha rifiutato di identificare l’amministratore degli account in questione. Così Jason Horowitz è andato direttamente dal leader del movimento “Noi con Salvini” chiedendo spiegazioni. Ovvero perché la pagina web ufficiale ha gli stessi codici di una pagina che promuove il MoVimento 5 stelle. A tale domanda Francesco Zicchieri  «è apparso  disorientato». Anche Luca Morisi, guru social di Salvini, si è rifiutato di commentare. Un portavoce M5S non ben identificato sull’articolo ha affermato che la fan page in questione «non era un sito ufficiale e che potrebbe essere stata creata da un attivista indipendente».

Aspettiamo marzo. Pop corn in mano.