L’interrogatorio delle due studentesse americane: 250 estenuanti domande dalla difesa

di Redazione | 23/11/2017

interrogatorio delle due studentesse americane

Non sono molte le notizie trapelate dall’interrogatorio delle due studentesse americane che hanno accusato due carabinieri in servizio di averle stuprate a Firenze, lo scorso 7 settembre, dopo una notte trascorsa alla discoteca Flò. Si sa che è durato 12 ore, che è stato faticoso e straziante, che una delle due giovani ragazze è quasi svenuta e che alla fine le due amiche si sono strette in un abbraccio liberatorio, prima di ritornare negli Stati Uniti.

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L’incidente probatorio avvenuto in contraddittorio tra le parti (in questo modo l’interrogatorio delle due studentesse americane è agli atti e le due ragazze non dovranno tornare in Italia per il processo) è andato avanti dalle 9 di mattina alle 22 di ieri sera, nell’aula bunker del Tribunale di Firenze. A porre le domande, oltre al pm Ornella Galeotti, sono stati anche i legali dei due carabinieri sotto accusa.

Dei due militari solo uno era presente in aula, il carabiniere scelto Pietro Costa, di 32 anni. Assente invece l’appuntato Marco Camuffo, di 47. I loro avvocati hanno tartassato le due studentesse americane: 250 domande ciascuna, alcune anche piuttosto ficcanti, come riporta Il Giornale. Un esempio: «Portava gli slip sotto i vestiti la notte del 7 settembre?». Il giudice fortunatamente non ha ammesso il quesito, dato che l’abbigliamento – quello intimo, come quello visibile – non può mai giustificare le violenze sessuali subite.

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C’è poi un altro punto su cui gli avvocati dei due carabinieri accusati hanno insistito durante l’interrogatorio delle due studentesse americane: lo scambio di numeri di telefono tra i loro assistiti e le presunte vittime, che – secondo loro – dimostrerebbe che i rapporti sono stati consenzienti, come sostengono i due carabinieri. Gli avvocati di Pietro Costa, Giorgio Carta e Andrea Gallori, hanno mostrato il telefono del loro assistito, in cui è stato registrato il numero di una delle due giovani. La studentessa ha confermato di averglielo dato, ma non ne ricorda il motivo.

L’INTERROGATORIO DELLE DUE STUDENTESSE AMERICANE NELL’AULA BUNKER A FIRENZE

Quella notte le due studentesse americane avevano bevuto molto, una delle due pare che avesse anche fumato uno spinello. Le telecamere all’interno del Flò – secondo quanto riporta il Messaggero – mostrano che sarebbero state loro ad avvicinarsi ai due carabinieri. «Si dirà – avrebbe detto secondo il quotidiano l’avvocato della difesa, Cristina Menichetti – che le giovani si fidavano perché quelli erano carabinieri. E questo è vero. Nelle loro testimonianze, però, hanno omesso particolari importanti, che il mio assistito (Marco Camuffo, ndr) e il suo collega hanno riferito sin dal primo momento».

Dopo l’incontro al Flò, dove la radiomobile era intervenuta per sedare una rissa, i due militari si sono offerti di riaccompagnare a casa le studentesse che – a quanto sostengono – non riuscivano a trovare un taxi. Arrivati in borgo Santi Apostoli, i due carabinieri hanno accompagnato le ragazze nel palazzo in cui vivevano e qui – nell’androne e nell’ascensore – si sono consumati i rapporti sessuali, consenzienti secondo i militari, violenti, secondo le studentesse.

I due uomini erano in servizio e il loro comportamento, quindi, è comunque illecito. Per quanto riguarda lo stato d’incoscienza dovuto all’alcol delle due presunte vittime, per il codice penale italiano è un’aggravante al comportamento dei militari. I loro legali hanno ipotizzato ieri nell’interrogatorio delle due studentesse americane che T. e C. – queste le iniziali, i loro nomi sono coperti, a tutela della loro privacy – possano aver bevuto dopo i rapporti sessuali. «In casa avevano dell’alcol», hanno spiegato i legali della difesa, secondo il Quotidiano Nazionale.

 

 

Foto copertina: ANSA/MAURIZIO DEGL’INNOCENTI