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Taranto, non solo Ilva: fiamme e fumo nero dalla raffineria Eni

Una fiammata, altissima. E poi il fumo, nero e denso. A Taranto, non basta l’Ilva. Ora ci si mette anche la raffineria dell’Eni a contribuire all’inquinamento atmosferico. A causa, infatti, del violento maltempo che ha colpito la città nelle ultime ore, si è registrato un totale black-out degli impianti del cane a sei zampe che, a sua volta, ha fatto scattare le valvole di sfogo. Un fenomeno tristemente conosciuto anche dai cittadini della Val d’Agri, in Basilicata, dove l’Eni gestisce il più grande giacimento di petrolio su terra ferma d’Europa.

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TARANTO ENI, LA FIAMMATA

E neanche a Taranto è la prima volta che queste improvvise fiammate, accompagnate dalle nubi tossiche, vengono sprigionate dall’impianto. La segnalazione, questa volta, è partita sui social network ed è stato proprio l’assessore all’Ambiente del centro pugliese a spiegare la causa del guasto e a denunciare lo stato di vessazione ambientale in cui versa la città: «La raffineria Eni di Taranto – ha scritto su Facebook Rocco De Franchi – è in blocco generale per alcune ore. Le torce accese in emergenza che si vedono dalla strada dovrebbero spegnersi a breve. Taranto è stanca».

La prefettura di Taranto ha diramato una nota nella quale si comunica l’attivazione dello stato di attenzione e si cerca di rassicurare la popolazione sulle conseguenze dell’evento. Ma le associazioni ambientaliste e gli osservatori in città restano preoccupatissimi: «Eni inquina Taranto – scrive Peacelink – e nelle ultime ispezioni Arpa Puglia ha rilevato sversamenti e gravi mancanze a livello di sicurezza».

TARANTO ENI, NUOVO ALLARME DOPO QUELLO DELL’ILVA

Soltanto qualche settimana fa, a causa del forte vento che aveva spazzato la città, dall’Ilva si era alzata una nube tossica che aveva costretto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci a chiudere le scuole nel quartiere dell’acciaieria. Ci sarà mai pace per gli equilibri ambientali della città dei due mari?

 

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